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Mps, aumento da 5 miliardi. Occhio a Telecom e Mediaset

Monte dei Paschi ha presentato alla Bce un piano per il taglio delle sofferenze e per un aumento di capitale da 5 mld senza l’aiuto dello Stato – Intesa strategica Telecom Italia-Fastweb – Colpo basso di Vivendi a Mediaset – Oggi altra pioggia di semestrali – Apple torna a brillare, Wall Street festeggia

Mps, aumento da 5 miliardi. Occhio a Telecom e Mediaset

Esplodono i fuochi di artificio a Piazza Affari in questa estate torrida ed insanguinata. L’ultimo botto in ordine di tempo riguarda il Monte Paschi. La banca ha presentato un piano alla Bce per la riduzione drastica delle sofferenze che prevede un aumento di capitale da 5 miliardi. La notizia chiude una giornata in cui il titolo ha fatto impazzire gli operatori passando da un ribasso del 7% a un rialzo del 3,8%. A fine seduta il titolo segna un ribasso dell’1,2%.

La giornata si era aperta con un’altra notizia clamorosa. Una nota di Mediaset ha informato che Vivendi non intende dare corso al contratto già firmato per acquistare Premium. Il titolo, dopo diverse sospensioni per eccesso di ribasso ed un minimo del 14%, ha chiuso con un ribasso del 6,9%.

Sui mercati intanto sale l’attesa per l’esito del vertice della Federal Reserve. Non è prevista una conferenza stampa di Janet Yellen al termine del meeting, a conferma che non ci sarà un aumento dei tassi. Ma il comunicato finale consentirà di capire l’orientamento del board per settembre. Assai più agitata la vigilia della riunione della Bank of Japan.

Infine, a completare il quadro di una giornata interminabile, è arrivato il lieto finale: i conti di Apple sono risultati migliori del previsto. Le vendite di iPhone sono ancora in calo, a partire dalla Cina, ma “il punto i svolta è stato superato”, ha detto il cfo Luca Maestri.

CORRE TOKYO IN ATTESA DEGLI STIMOLI, ANCORA GIÙ IL PETROLIO

Frena lo yen in attesa dei sospirati annunci della Bank of Japan di domani e del piano di stimoli all’economia che Shinzo Abe dovrebbe annunciare il 2 agosto. La valuta nipponica è scesa stamane a 105,84 sul dollaro. In parallelo è ripresa la corsa della Borsa: +2,2%. Al contrario, perdono colpi Shanghai (-1,6%) e Shenzhen (-3%). Assai meno agitata Wall Street: Dow Jones – 0,1%, S&P 500 +0,03 % e Nasdaq 0,24%.

Ancora in calo il petrolio: con la discesa degli ultimi 4 giorni, il petrolio Brent si è portato sui minimi dallo scorso maggio a 44,4 dollari al barile il Wti è tratta sotto i 43 dollari.

APPLE TORNA OLTRE I 100 DOLLARI: IL PEGGIO È ALLE SPALLE

Le attenzioni dei mercati si sono concentrate sui conti di Apple, pubblicati dopo la chiusura. È proseguita la discesa delle vendite di iPhone, ma a un tasso inferiore al previsto. La Mela ha venduto nel trimestre 40,4 milioni di mobile, il 14,6% in meno su base annua, ma è andata meglio del -16,3% del trimestre precedente. La risposta del mercato è stata entusiasta: +6,96% nel dopo Borsa, oltre i 103 dollari.

La nota negativa arriva da Twitter, precipitata del 10% dopo i conti. I ricavi del trimestre si sono assestati tra i 590 e i 610 milioni contro i 680 previsti: è il tasso di crescita più basso dalla quotazione del 2013. Gli utenti dell’uccellino sono stati in media 313 milioni, stazionari.

Banche, media e tlc hanno vivacizzato la seduta dei listini europei. Milano, dopo un inizio di contrattazioni difficile con un minimo a 16.383 punti, ha chiuso quasi invariata a +0,03% a 16.697 punti.

Hanno preso il via le aste del Tesoro di fine mese con il collocamento di 3,5 miliardi fra Ctz e Btpei. Il Ctz marzo 2018 ha registrato un nuovo minimo storico di rendimento a -0,150%. Oggi sarà invece la volta del Bot a sei mesi, offerto per 6,25 miliardi sui 6,5 miliardi. Domani saranno offerti 7 e 8,5 miliardi di titoli a medio-lungo termine.

Meglio di Piazza Affari hanno fatto gli altri listini: Parigi +0,15%, Londra +0,21% e Francoforte +0,49%. 

STRESS TEST, ORA TREMA COMMERZBANK

Cresce la tensione sulle banche in vista del d-Day: domani alle 22 usciranno infatti gli scrutini sugli stress test dell’Eba effettuati su 53 banche del Vecchio Continente. E a tremare non è solo Mps.

A Francoforte Commerzbank, la seconda banca tedesca, ha perso il 4,3% dopo avere annunciato una caduta del 32% dell’utile del secondo trimestre, e soprattutto un’inaspettata discesa del parametro di solidità patrimoniale Cet1, calato al 30 giugno scorso all’11,5% dal 12% del 31 marzo precedente. 

Deutsche Bank ha perso il 2,1%, a Parigi Société Générale è scesa dello 0,7%, a Madrid Bbva -0,8%.

PRONTO L’AUMENTO MPS: SARÀ SENZA CONTRIBUTO DI STATO

È pronto intanto il piano per la messa in sicurezza di Monte Paschi, che sarà presentato forse già oggi al Consiglio di vigilanza della Bce. È previsto un aumento di capitale di 5miliardi, garantito da un consorzio di banche capitanato da Mediobanca e JP Morgan, affiancati da Citigroup e Ubs. L’operazione affiancherà la maxi cessione di sofferenze per dieci miliardi di euro sotto la regìa di Atlante 2.

L’operazione dovrebbe avvenire a un prezzo attorno al 30% del valore facciale (rispetto a un valore di carico al 36,7%) per una perdita di circa 2 miliardi di euro. Una volta liberata dalla sofferenze, per Mps potrebbe aprirsi la via per una aggregazione per cui, nonostante smentite quasi quotidiane, si continua a fare il nome di Ubi Banca (-0,6%). 

In calo ieri Unicredit (-2,2%) dopo che il Cda ha varato il nuovo organigramma che prevede, sotto il Ceo Jean Pierre Mustier, un unico direttore generale con deleghe per tutte le attività, nella persona di Gianni Papa. 

COLPO BASSO DI VIVENDI A MEDIASET (-7%)

In forte ribasso Mediaset dopo il dietrofront di Vivendi sull’acquisto di Premium. La controllata di Fininvest ha chiuso in ribasso del 7%, a 3,0140 euro, peggior blue chip della giornata in cui ha segnato un minimo di 2,7460 euro. 

La società francese ha mandato una lettera nella quale propone, in alternativa, di acquistare soltanto il 20% del capitale di Premium e di voler arrivare a detenere in tre anni circa il 15% del capitale di Mediaset attraverso un prestito obbligazionario convertibile. Mediaset in attesa delle decisioni del Cda già convocato per giovedì prossimo sui conti del secondo trimestre ha fatto sapere con un comunicato di essere “fermamente determinata a far valere ogni proprio diritto in ogni sede”. 

NASCE L’ASSE SULLA FIBRA TRA TELECOM E FASTWEB

Ha preso forma intanto l’alleanza sulla fibra tra Telecom Italia e Fastweb. È la risposta al prossimo matrimonio tra Enel e Metroweb che sarà celebrato in settimana. L’ex incumbent italiano e la controllata di Swisscom hanno siglato una partnership per portare la fibra ottica a casa di 3 milioni di famiglie entro il 2020, con un investimento di 1,2 miliardi di euro. “Tim e Fastweb – si legge nella nota di Telecom – studieranno la possibilità di estendere la partnership anche ad altri settori di collaborazione per lo sviluppo congiunto di infrastrutture passive e di tecnologie per la rapida diffusione della banda ultralarga”.

Intanto, Telecom ha rivisto le stime per il 2016: l’Ebitda domestic salirò ad un tasso moderato “low single digit”, comunque in crescita dalla precedente previsione di “almeno stabile”. La società ha chiuso il primo semestre con un utile netto di 1,02 miliardi di euro rispetto ai 33 milioni dello stesso periodo del 2015.

VOLA CNH, OGGI I CONTI FCA. ENAV SUPERSTAR AL DEBUTTO

Da segnalare ancora il debutto record di Enav (+10,61%). In attesa dei risultati di Fiat Chrysler previsti per oggi brilla nella scuderia Agnelli Cnh Industrial (+7,7%) dopo risultati del trimestre nettamente migliori delle attese.

In rialzo anche Exor (+1,34%): Mediobanca Securities ha confermato la raccomandazione outperform e il prezzo obiettivo a 50,8 euro. Kepler Cheuvreux ha invece aumentato il target price a 31,7 euro da 30,9 euro confermando il rating hold.

Acquisti su Stm (+1,29%): Equita Sim ha sottolineato che Texas Instruments ha riportato risultati del secondo trimestre e una guidance sul terzo trimestre sopra le attese. 

Il mercato ha bocciato invece i conti di Luxottica (-4,03%). Balzo di Safilo (+5,06%) in attesa della pubblicazione dei risultati del primo semestre 2016.

La debolezza del greggio non ha pesato sui titoli del comparto. Eni ha azzerato le perdite e chiude in parità. Saipem ha segnato un rialzo del 3,2%, Tenaris +1%.

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