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Mollare il lavoro per il kitesurf? Si può fare

E’ il sogno di molti lavoratori appassionati di sport all’aria aperta: mollare tutto per dedicarsi alla propria attività sportiva preferita e vivere di questo, pur non essendo dei campioni. Abbiamo intervistato Giuseppe Casu, istruttore di kitesurf in Sardegna, che ha fatto questa scelta e ci racconta quali sono i requisiti ideali per poter pensare di intraprendere una strada del genere

Mollare il lavoro per il kitesurf? Si può fare

“Non mi serve che sia facile, mi basta che sia possibile”. Giuseppe ama fare questa citazione. Sono parole prese in prestito da Bethany Hamilton, surfista statunitense, sopravvissuta al morso di uno squalo a seguito del quale perse il braccio sinistro. Bethany non si è mai fermata, mai data per vinta: è tornata sulla tavola riuscendo a competere nelle gare di alto livello del surf mondiale.

Allo stesso modo, Giuseppe sentiva di non aver fatto tutto il possibile per inseguire i suoi sogni ed ha voluto provare a mettere al centro della sua vita, la sua passione: il kitesurf. Il suo precedente lavoro non era affatto noioso, ma lo obbligava troppo spesso a stare davanti ad un computer, nella maggior parte del tempo seduto ad una scrivania. Esperto di comunicazione e di organizzazione di eventi, nel suo curriculum ci sono esperienze lavorative nel campo della pubblicità e del marketing in realtà aziendali del settore dell’automotive: da Honda a Mercedes, passando per la Federazione Motociclistica Italiana e finendo con l’impiego in un’azienda specializzata nel brand positioning.

Un tenore di vita sicuramente invidiabile da molte persone, una posizione che aveva già passato indenne la crisi economica mondiale. Eppure Giuseppe ha deciso di guadagnarsi da vivere utilizzando quelle competenze – inserite nel suo curriculum per completezza – che compaiono in fondo, dove si è soliti elencare le proprie passioni, i propri hobby.

Giuseppe ha mollato tutto. La pubblicità, il marketing, le aziende automobilistiche, il computer e le scrivanie. E’ nato a Bari, ma ha viaggiato tanto durante le sue prime esperienze lavorative e oggi parla 3 lingue: l’inglese, il francese e lo spagnolo. Ha 41 anni, ma non si sente affatto vecchio per ricominciare da capo. Il traguardo dei 3 anni è vicino. A fine ottobre saranno passati 36 lunghi mesi da quando ha deciso di girare il mondo con il suo kitesurf, inseguendo le stagioni e il vento. La sorpresa è che questo stile di vita sembra sia davvero sostenibile per tutto l’anno. Basta scegliere bene i Paesi in cui spostarsi.

“Ho iniziato con la Thailandia – dice Giuseppe – poi mi sono spostato a Miami, a Punta Cana, nella Repubblica Dominicana, quindi in Sardegna, a Porto Pollo, località molto conosciuta dai kitesurfisti di tutto il mondo per il vento e per le condizioni ottimali per la pratica di questo sport”.

Quali sono i consigli che daresti ad una persona che ha il tuo stesso sogno? “Il livello di abilità con il kitesurf deve essere abbastanza alto. Una certificazione internazionale è quasi imprescindibile (Giuseppe è certificato dalla IKO, International Kitesurfing Organization, con sede a Cabarete, Repubblica Dominicana). Le lingue sono una marcia in più, ma con un buon inglese già si può fare molto. La patente nautica è consigliatissima perché permette di scalare le graduatorie da cui attingono i datori di lavoro del settore. Ottime doti di comunicazione, empatia e una buona forma fisica completano il quadro”.

Ironia della sorte, Giuseppe ora lavora per FH Academy, una delle più importanti realtà del kitesurf in Italia. Un franchising sorto grazie anche alla sponsorizzazione del marchio Jeep di FCA. Un ritorno alle origini per Giuseppe, ma – una volta tanto – dall’altro lato della scrivania, anzi stavolta la scrivania non c’è proprio….. 

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