Il mobile e design Made in Italy si conferma nel 2025 al vertice in Europa e mostra una tenuta superiore ai principali competitor internazionali, in un contesto tutt’altro che semplice, segnato da tensioni geopolitiche, instabilità energetica e cambiamenti nelle catene globali del valore. È quanto emerge dall’analisi “Il mobile e design Made in Italy: sfide e opportunità in un mercato in continua evoluzione”, realizzata da Stefania Trenti e Ilaria Sangalli del Research Department di Intesa Sanpaolo, che fotografa un comparto da 26,7 miliardi di euro di fatturato, in crescita dello +0,5% nel 2025, mentre il resto dell’industria europea mostra segnali di arretramento.
Italia prima in Europa nel mobile: fatturato +0,5% nel 2025
Il primato italiano nel mobile europeo si rafforza con decisione: l’Italia resta al primo posto per valore della produzione davanti alla Germania, ferma a 21,7 miliardi di euro. Il settore cresce dello +0,5%, mentre i principali competitor registrano contrazioni: Germania (-2,9%), Francia (-4,5%) e Polonia (-0,3%). Solo la Spagna mostra un andamento positivo (+4,7%), ma su una base significativamente più ridotta, pari a 8,6 miliardi di euro. La tenuta del sistema italiano si basa su un equilibrio tra mercato interno stabile e un export competitivo, sostenuto da una forte specializzazione produttiva e dalla struttura dei distretti industriali.
Export mobile Made in Italy 2025: 8,4 miliardi di surplus
Il settore mantiene nel 2025 un saldo commerciale positivo pari a 8,4 miliardi di euro, nonostante una lieve flessione delle esportazioni del -1,2%, confermando la capacità del mobile italiano di adattarsi rapidamente ai cambiamenti della domanda internazionale. In Europa crescono Germania (+2,2%), Regno Unito (+5%) e Spagna (+1,5%), mentre la Francia arretra (-2,4%). Fuori dall’Europa emergono dinamiche molto più marcate: la Turchia segna un incremento del +43,5%, diventando il mercato più dinamico del comparto, mentre il Canada cresce del +9% ed entra nella top ten delle destinazioni del mobile italiano. In controtendenza, gli Stati Uniti registrano un calo dell’-8,2%, pur restando il secondo mercato di riferimento, mentre la Cina scende del -4,7% per la debolezza della domanda interna legata alla crisi immobiliare.
Distretti industriali del mobile: l’83% dell’avanzo commerciale italiano
I distretti industriali rappresentano il cuore della competitività del settore, generando l’83% dell’avanzo commerciale, pari a 6,9 miliardi di euro. L’export distrettuale, in calo limitato dello -0,3% (circa 9 miliardi di euro), mostra una tenuta superiore alla media grazie alla capacità di diversificazione geografica. Le performance territoriali restano positive: Pordenone cresce del +7,7%, il mobile imbottito della Murgia del +8,9%, il legno arredo dell’Alto Adige del +10,1% e i mobili in stile di Bovolone del +20,6%. Anche i poli principali confermano centralità e resilienza: la Brianza (-1,8%) e Treviso (-3,3%) compensano le difficoltà grazie alla forte espansione in mercati alternativi come Turchia, Canada e Olanda.
Scenario 2026: crescita moderata e incertezza geopolitica globale
Le prospettive per il 2026 restano legate allo scenario geopolitico internazionale, in particolare alle tensioni in Medio Oriente e agli effetti sul mercato energetico e sulle rotte dello Stretto di Hormuz. Lo scenario base prevede una chiusura temporanea dello stretto fino a metà maggio, seguita da una progressiva normalizzazione dei flussi energetici e da un rientro dei prezzi nella seconda parte dell’anno. In questo contesto, la crescita del Pil è stimata al +0,9% nell’Eurozona e +0,4% in Italia, con effetti moderati sulla domanda di beni durevoli. Il mercato del mobile dovrebbe registrare un lieve incremento, sostenuto da immobiliare e turismo di fascia alta, mentre il potere d’acquisto delle famiglie resta sotto pressione.
Il settore presenta una esposizione diretta ai mercati del Medio Oriente pari al 4,6% delle esportazioni 2025, superiore alla media manifatturiera e legata alla forte presenza delle imprese italiane nei progetti immobiliari dell’area. Il rischio principale riguarda la volatilità energetica e logistica, con impatti indiretti su materie prime come metalli, vetro e plastica e sui costi di trasporto. Il mobile italiano si conferma tuttavia un settore non energy intensive, sempre più orientato a strategie di efficientamento e circolarità produttiva.
Alta gamma e design italiano: il vero vantaggio competitivo globale
Il posizionamento nel segmento alto di gamma rappresenta uno dei principali punti di forza del Made in Italy, con una quota del 9,2% e punte che sfiorano il 25% nel segmento cucine, tra i più strategici a livello mondiale. Il sistema del design rafforza ulteriormente questo vantaggio: oltre 76mila addetti generano più di 6 miliardi di euro di fatturato, con l’Italia leader europea davanti alla Germania (5,4 miliardi). Un ecosistema che consolida la forza del brand Italia attraverso qualità, innovazione e riconoscibilità.
Innovazione, Esg e capitale umano: le sfide del mobile italiano
La trasformazione del settore è guidata da innovazione e sostenibilità. L’Intelligenza Artificiale rappresenta la principale priorità di investimento per il 2026, con un tasso di adozione del 16%, in linea con la media italiana ma inferiore alla Germania (23%). Cresce anche l’attenzione Esg: il 22% delle imprese mostra un forte interesse e il 48% un interesse medio, soprattutto tra le aziende medio-grandi.
Accanto alle opportunità emergono però criticità strutturali: oltre il 70% delle imprese non ha completato il passaggio generazionale, mentre solo il 15,3% dei board include under 40, contro il 17,7% della media manifatturiera. Anche la forza lavoro evidenzia un progressivo invecchiamento, con circa il 70% degli occupati tra 40 e 64 anni, rispetto al 64% del manifatturiero. Nonostante ciò, il settore mantiene fondamentali solidi, con un margine operativo lordo al 10,3% del fatturato nel 2024, ancora superiore ai livelli pre-Covid e tale da garantire capacità di investimento anche nel 2026.