Mentre sono entrati nel vivo Giochi olimpici invernali Milano-Cortina 2026, si accendono i fari sull’impatto economico e sulle società quotate coinvolte. A Piazza Affari c’è un gruppo di società quotate che direttamente o indirettamente sono legate ai Giochi. Le si trovano sparse in vari settori: dal mondo della performance atletica, all’abbigliamento tecnico, ma anche nei settori delle infrastrutture, dell’energia, della finanza e dell’assicurazione. Gli analisti per lo più dicono che non si può considerare un impatto diretto immediato. Tuttavia molti effetti potrebbero arrivare più in là nel tempo per il “sound” legato al marketing. Ai dati post-Olimpiandi la sentenza. Ecco le aziende quotate in gioco alle Olimpiadi 2026
Fiera Milano
Fiera Milano, quotata all’Euronext STAR Milan, (oggi a 7 euro in calo dello 0,15% e del 3% negli ultimi 5 giorni, ma con un incremento del 64,10% nell’ultimo anno) gestisce il primo quartiere fieristico in Italia, con l’organizzazione e l’ospitalità di manifestazioni e altri eventi di vari settori, tra cui la moda e il turismo. Commentando i risultati del terzo trimestre, pubblicati a novembre, Equita Sim, ha alzato le stime di fatturato sia per il 2025 (+2%), sia per il 2026 (+1%), l’Ebitda (+3% e +2% rispettivamente) e l’utile netto (+7%). Riguardo al 2026, gli analisti hanno commentato che “è presto per una guidance, ma il management è confidente in un buon anno, grazie ad alcuni elementi, tra cui la crescita organica ed eventi come (…) le Olimpiadi”.
Terna
Terna, che è sponsor dei Giochi olimpici e paraolimpici invernali, ha investito circa 300 milioni di euro per completare la nuova rete elettrica ad alta e altissima tensione nei luoghi dove si svolgeranno le competizioni. “Si tratta di un investimento che va oltre l’evento olimpico: grazie agli interventi attuati sulla rete elettrica, in occasione di Milano Cortina 2026, cittadini e imprese potranno beneficiare di una migliore qualità del sistema elettrico anche negli anni a venire”, ha dichiarato Giuseppina Foggia, amministratore delegato di Terna in un comunicato del novembre scorso. Il titolo quota oggi 9,40 euro in calo dello 0,84%. In un anno ha guadagnato il 19%. Recentemente, Intesa Sanpaolo ha alzato il giudizio a “neutral” con target price a 9,20 euro (15 gennaio), mentre il 23 gennaio Jefferies ha avviato la copertura con giudizio “hold” e target price a 9,80 euro.
Technogym
Technogym, leader mondiale nelle attrezzature per il fitness, è fornitore ufficiale di Milano-Cortina e ha allestito 22 centri per la preparazione degli atleti di tutte le discipline. Nella presentazione dei risultati dei primi nove mesi dell’anno a fine ottobre 2025, il presidente e amministratore delegato, Nerio Alessandri ha ribadito di “essere orgoglioso” di partecipare per la decima volta alle Olimpiadi come “fornitori ufficiali ed esclusivi”. Come abbiamo scritto lo scorso 26 agosto, la società “punta a beneficiare dell’appuntamento olimpico come un’ulteriore spinta per rafforzare il proprio brand a livello globale”. Il titolo, che quota oggi 18,03 euro in rialzo dello 0,05% ed è salito del 61% nell’ultimo anno.
E poi ancora ci sono Stellantis (+1,37% a 6,20% dopo il crollo di venerdì) che fornisce la flotta di auto ufficiali (brand Alfa Romeo, Fiat, Lancia e Maserati), mentre A2A (-0,59% a 2,52 euro) ed Enel (-1,19% a 9,36 euro) gestiscono le soluzioni energetiche per l’evento. Eni (-0,92% a 17,67 euro) e TIM (+0,,12% a 0,61 euro) sono partner tecnologici e di sostenibilità.
Nel settore finanziario, Allianz (-0,93% a 383,90 euro) è partner globale, mentre Intesa Sanpaolo (+0,25% a 5,98 euro) ricopre il ruolo di “Banking Premium Partner”, partecipando attivamente anche alle cerimonie legate alla fiamma olimpica. Anche Poste Italiane (+0,39% a 23,21 euro) è coinvolta come partner logistico premium. Nel settore Infrastrutture e Costruzioni sono coinvolte Webuild (+0,61% a 3,64 euro) e Fincantieri (+2,82% a 16,05 euro) oltre al Gruppo ASTM e Heidelberg Materials (ex Italcementi) nella realizzazione di opere stradali o infrastrutture e impianti sportivi.
Nike
Negli Stati Uniti Nike è considerato il punto di riferimento nel settore, ma l’azienda attraversa una fase di transizione, che si riflette sull’andamento del titolo. A Piazza Affari, dove l’azione è quotata oltre che a Wall Street, quota oggi 53,67 euroo in calo dello 0,56% con una perdita nell’anno di oltre il 21%. Il gruppo di Beaverton ha dovuto fare i conti con un rallentamento delle vendite, in particolare in Cina, e con un riassetto della strategia distributiva.
Adidas
Spostando lo sguardo sulla Borsa di Francoforte, Adidas resta uno dei principali termometri del settore sportivo globale. Il gruppo tedesco ha archiviato il 2025 con un netto miglioramento dei conti, grazie a una maggiore disciplina commerciale, alla riduzione delle promozioni e a una gestione più attenta delle scorte. Il colosso ha resistito a effetti negativi come la politica dei dazi degli Stati Uniti e l’euro forte. A rafforzare la fiducia degli investitori è arrivato anche l’annuncio di un ampio programma di riacquisto di azioni proprie, pensato per sostenere la remunerazione degli azionisti nel corso del 2026. Tuttavia il titolo, stamane fermo a 152,75 euro, ha perso in un anno il 40%. L’Olimpiade di Milano-Cortina rappresenta anche per Adidas soprattutto un’occasione di marketing e rafforzamento del brand, più che un fattore in grado di modificare in modo strutturale le prospettive degli utili nel breve periodo.
L’impatto sull’economia in generale
Per quanto riguarda invece l’impatto globale dei Giochi Invernali sull’economia, secondo le valutazioni aggiornate di S&P Global Ratings, vale complessivamente tra 5,7 e 5,9 miliardi di euro, pari a circa lo 0,3% del Pil nazionale. La spesa pubblica copre circa il 63% del totale, ma il peso non è distribuito in modo uniforme. È soprattutto lo Stato a finanziare l’operazione: il Governo sostiene il 92% degli investimenti e dei costi operativi pubblici, mentre le Regioni ospitanti (Lombardia, Veneto e Alto-Adige) contribuiscono per il 7,6%. Il Comune di Milano interviene marginalmente, con un impatto previsto di circa il 5% dei ricavi operativi, uno scenario molto diverso da quello che, nel 2006, mise sotto pressione i conti di Torino.