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Meloni: “Inaccettabili” le parole di Trump sui soldati Nato in Afghanistan. Resta il nodo del Board of Peace e Gaza

Dopo aver espresso la speranza di candidare Trump al Nobel per la pace, la premier Giorgia Meloni ha dovuto prendere le distanze dalle dichiarazioni del presidente Usa sull’impegno della Nato in Afghanistan

Meloni: “Inaccettabili” le parole di Trump sui soldati Nato in Afghanistan. Resta il nodo del Board of Peace e Gaza

Giorgia Meloni reagisce con evidente irritazione alle parole di Donald Trump sulla presenza dei soldati Nato in Afghanistan, definendo le affermazioni del presidente americano “inaccettabili”. Le sue parole arrivano dopo la retromarcia parziale del presidente usa sul Regno Unito, ma soprattutto dopo una giornata politica intensa, in cui Roma si è trovata a dover bilanciare l’alleanza con Washington con le tensioni crescenti in Europa sul Board of Peace e sulla International Stabilization Force (Isf) per Gaza.

Meloni, Trump e il caso Afghanistan: cosa è successo

Il caso nasce dalle dichiarazioni di Trump secondo cui alcuni alleati Nato sarebbero “rimasti indietro” in Afghanistan, lontani dalla “prima linea”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in una nota, esprime “stupore” per le dichiarazioni e rivendica l’impegno italiano nella missione, durata quasi vent’anni: “l’Italia rispose immediatamente, dispiegando migliaia di militari e assumendo la piena responsabilità del Regional Command West”, una delle aree operative più importanti della missione. Meloni ricorda il costo umano sostenuto dal Paese, con “53 soldati italiani caduti e oltre 700 feriti in combattimento”, e sottolinea che non si possono minimizzare i contributi della Nato, soprattutto se provengono da un alleato. Pur ribadendo la “solida amicizia” con gli Stati Uniti, la premier precisa che “l’amicizia necessita di rispetto”, condizione fondamentale per la solidarietà nell’Alleanza Atlantica.

In parallelo, il ministro della Difesa Guido Crosetto annuncia una lettera formale agli Usa per “riportare i fatti”, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani, senza polemizzare direttamente, ricorda i caduti e i feriti “evidentemente in prima linea”. Sull’altro fronte, l’opposizione attacca la premier per la sua posizione verso Trump, accusandola di “subalternità” e “servilismo”, soprattutto dopo che la premier, appena due giorni prima, auspicava per lo stesso presidente americano addirittura un Nobel per la pace.

Il Board of Peace e la Isf: il nodo che complica la scelta italiana

Secondo Bloomberg, gli Stati Uniti hanno presentato a Palazzo Chigi e alla Farnesina la proposta di includere l’Italia tra i membri fondatori della International Stabilization Force per Gaza, la forza multinazionale prevista per la fase post-conflitto nella Striscia. Il contributo richiesto a Roma non prevederebbe l’invio di truppe, ma attività di addestramento della futura polizia palestinese – in particolare attraverso l’Arma dei Carabinieri – e un ruolo politico-diplomatico nei rapporti con Israele, i Paesi arabi e la leadership palestinese. La proposta è stata presentata, ma la decisione non è ancora stata formalizzata, in parte perché il progetto è legato al Board of Peace, l’organismo di governance voluto da Washington e criticato in Europa. È questo il punto che rende la scelta italiana delicata: aderire alla Isf significherebbe accettare anche la struttura politica che la governa, e finora la risposta di Roma è stata un “no, ma…” che lascia aperto lo spazio a possibili riforme.

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