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L’offensiva della Bundesbank e il referendum pesano sulle banche italiane

Ieri Piazza Affari, dopo un eccellente ottobre, ha chiuso in rosso la quinta seduta consecutiva per la caduta delle banche (Intesa esclusa) – Le vicende delle Brexit e la campagna elettorale Usa tengono sulla corda i mercati – Offerte record per l’Ipo della Bank of Shangai – Tonfo Facebook, crolla Fitbit, Mediaset ai minimi

L’offensiva della Bundesbank e il referendum pesano sulle banche italiane

Le leggi, diceva Churchill, sono come le salsicce, è meglio non sapere come vengono prodotte. Sembra destinata ad una sorte del genere il futuro della Brexit. Per dare il via alla Brexit Theresa May dovrà scendere a patti con i remainers favorevoli alla Ue o affrontare elezioni tutt’altro che scontate. La premier non ha tenuto conto del rischio che l’Alta Corte, come è puntualmente avvenuto, imponesse un passaggio parlamentare per la Brexit. È possibile che il verdetto venga ribaltato dall’appello che si discuterà l’8 dicembre (il giorno del direttorio della Bce), ma è assai più probabile che i nuovi equilibri impongano un’uscita della Gran Bretagna molto più morbida. La Premier però vuol tirare dritto per la sua strada, City permettendo.

Ancora una volta la politica irrompe sui listini. Stavolta, però, la sorpresa è gradita, a differenza della corsa senza esclusione di colpi per la Casa Bianca, tra scandali annunciati e possibili “bombe” dell’ultim’ora: i sondaggi, per lo più favorevoli a Hillary Clinton, registrano margini toppo ristretti per risultare credibili. In questa cornice rischia di passare in secondo piano il dato sul mercato del lavoro di oggi, per tradizione il dato più importante della settimana finanziaria.

Grande rilievo ha invece avuto la tempesta di critiche che i falchi tedeschi stanno scatenando contro herr Draghi, a poco più di un mese dal direttorio della Bce che dovrebbe approvare l’allungamento del Qe. Le attenzioni di questo lungo week end saranno comunque tutte per l’epilogo della campagna elettorale più aspra e crudele dai tempi di Abraham Lincoln. È un anno pazzo, come dimostra il successo dei Chicago Cubs alle World Series di baseball. Cosa che non accadeva da 108 anni.

OFFERTE RECORD PER L’IPO DELLA BANK OF SHANGHAI: 763 VOLTE

Consiglio di Meteo Borsa: guai a dimenticare l’ombrello. Le tempeste sono dietro l’angolo. Cauti i listini asiatici: in calo Tokyo (-1,4%), dopo un giorno di chiusura per festività. Guadagni contenuti tra 0,1%-0,3% per Hong Kong e le piazze cinesi. L’ipo della Bank of Shanghai, la prima dopo uno stop durato più di un anno, ha registrato nel giorno del debutto prenotazioni pari a 763 volte il quantitativo offerto (1,6 miliardi di dollari).

L’indice S&P500 -0,44% ha chiuso in rosso per l’ottava volta di fila. Più che doppia la perdita del Nasdaq (-0,92%). È andata meglio al Dow Jones (-0,16%). Il dollaro si è mosso poco sull’euro, si è indebolito sul peso messicano a 19,2 da 19,36. Il cambio dollaro/peso è considerato un indicatore delle possibilità di successo di Donald Trump alle presidenziali: il candidato repubblicano ha detto che se sarà eletto costruirà un muro al confine tra i due Paesi, perciò l’export messicano verso gli Usa subirebbe una frenata. Mercoledì il peso è sceso sui minimi delle ultime cinque settimane. 

TONFO DI FACEBOOK, TRACOLLO DI FITBIT

A condizionare il listino tecnologico (e l’S&P) è stato il tonfo di Facebook (-5,7%): il social network non esclude una caduta del giro d’affari nell’ultimo trimestre. Nel corso della conference call il direttore finanziario David Wehner ha spiegato che l’affollamento della pubblicità comincia ad avvicinarsi a un livello di saturazione.

Tracollo di Fitbit (-33,6%): le prospettive di utili dei braccialetti della salute sono in caduta geometrica. I ricavi in Asia sono scesi del 45%, a causa degli indossabili più economici dei concorrenti come Xiaomi. L’utile netto si è attestato a 26,1 milioni di dollari, quasi la metà del risultato di un anno prima.

Ancora in ribasso il petrolio (Brent a 46 dollari al barile, -1,6%) a fronte dei dissidi tra i produttori sul taglio di fine novembre e l’aumento delle scorte sa. A Piazza Affari Eni scende dello 0,7%: JP Morgan ha abbassato la raccomandazione a Underweight da Neutral e ha portato il target price a 13,5 euro da 14 euro. Morgan Stanley ha confermato il giudizio negativo Underweight. Positiva Saras (+2,68%): Credit Suisse ha alzato il prezzo obiettivo a 1,9 da 1,75 euro, confermando la raccomandazione outperform. Barclays ha ridotto il giudizio sull’azione da overweight a equal weight con prezzo obiettivo invariato a 1,8 euro.

MILANO IN ROSSO DA CINQUE GIORNI. RISALE LA STERLINA

Giornata elettrica quella di ieri per i mercati finanziari del Vecchio Continente. Oggi il menu prevede i dati Pmi dell’Eurozona. Milano ha chiuso ieri in calo per la quinta seduta consecutiva. Piazza Affari ha perso lo 0,3%, a 16.420 punti, mentre Parigi ha ceduto lo 0,1%, Francoforte lo 0,4 e Londra lo 0,8%. L’indice complessivo delle Borse europee Stoxx 600 ha terminato la giornata invariato, mettendo fine alla più lunga serie di sedute negative consecutive dall’inizio del 2016, con ben otto giornate di ribasso.

Dopo la presa di posizione dell’Alta Corte di Londra, che ha detto che il governo britannico non può iniziare a trattare l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue senza un voto del Parlamento (a maggioranza contrario alla Brexit), la sterlina vola assieme alle banche, ma il Ftse 100 è andato in rosso zavorrato dai colossi minerari e dagli industriali (gli esportatori sono avvantaggiati dalla discesa del pound). All’unanimità, la Banca d’Inghilterra ha lasciato fermi i tassi e alzato la stima sul PIl 2017 dallo 0,8% all’1,4%.

TENGONO I BTP NONOSTANTE WEIDMANN

Cresce intanto la tensione tra la Germania e la Bce. Ieri il consiglio degli economisti tedeschi aveva invitato la Banca a rivedere il programma di Quantitative easing, riducendone la portata e accorciandone la scadenza. La risposta della Bce è arrivata tramite il bollettino mensile: l’istituto è pronto a valutare il prolungamento del programma oltre marzo 2017. Il ministro delle finanze di Berlino, Wolfgang Schaeuble, ha commentato che la Banca “ha quasi finito il suo margine di manovra in termini di politica monetaria”, mentre il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ha richiamato l’attenzione sui rischi che una politica monetaria eccessivamente accomodante può comportare.

A Francoforte è caduta Adidas (-6%) a causa dei forti costi di ristrutturazione della controllata Reebok. Btp deboli, ma in linea con i Bund. Più pesante la parte lunga della curva, su cui si concentrano le vendite che risparmiano invece i brevi. Il decennale tratta all’1,629%. Dbrs ,una delle quattro agenzie seguite dalla Bce, ha esteso a fino dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre il processo di revisione, per un possibile taglio, del rating sovrano italiano.

BANCHE EUROPEE OK. A MILANO SI SALVA SOLO INTESA

In Europa i guadagni maggiori sono stati per le banche (Stoxx europeo del settore +1,1%) e le assicurazioni (+1%). Brillanti i conti di Société Générale (+5,5%): la prima banca francese ha chiuso il terzo trimestre con un utile netto di 1,09 miliardi, in calo del 2,4% rispetto al trimestre 2015. Il dato risulta nettamente sopra le stime degli analisti, ferme a 883 milioni. A Parigi Bnp Paribas è salita dell’1,4%, a Madrid Bbva ha guadagnato l’1,2%, a Francoforte Deutsche Bank è scesa dello 0,1%.

Ben diverso il panorama del settore in Italia, sotto la pressione del referendum e delle critiche in arrivo da oltre Reno. A Milano regge l’urto solo Intesa (+1,1%), l’unica Banca a chiudere in terreno positivo. Oggi è previsto il Cda sulla trimestrale.

Unicredit -0,1% in vista della nuova scadenza del 10 novembre per presentare le offerte vincolanti su Pioneer. Restano in gara diversi soggetti italiani ed esteri con in prima fila Amundi e Poste Italiane. In corsa anche Ameriprise Financial, che controlla Threadneedle Asset Management, Macquarie e Aberdeen Asset Management, quest’ultima interessata in particolare agli asset non italiani. Le proposte valorizzano Pioneer intorno a 3,2-3,4 miliardi di euro. Da Amundi sarebbe arrivata l’offerta economicamente più alta.

Ubi ha perduto il 2,6%. L’istituto è al lavoro per arrivare ad un accordo sull’acquisizione di tre delle quattro good bank, operazione che potrebbe comportare un aumento di capitale. Bper perde l’1,25%. In ribasso anche Monte Paschi (-0,94%): in calo sul mercato il debito di Mps, sia subordinato sia senior, sullo sfondo dell’incertezza per i contorni dell’offerta di conversione volontaria tra debito e nuove azioni previsto da piano di salvataggio dell’istituto toscano. Nella relazione predisposta in vista dell’assemblea del 24 novembre, chiamata a dare il via libera alla ricapitalizzazione, si legge infatti che l’offerta di conversione potrebbe riguardare anche il debito senior. E il timore che la vicenda Mps possa rappresentare un precedente per altre situazioni di crisi contribuisce tra l’altro a favorire le vendite sul debito di altre banche italiane.

Torna forte la pressione su Carige (-3%), alle prese con un nuovo confronto con la Bce sul piano di smaltimento degli Npl e che, secondo gli analisti, potrebbe portare alla necessità di un nuovo aumento di capitale. “Il rischio di dover ricorrere al mercato rimane molto elevato dato che l’istituto ha uno dei peggiori “asset quality” tra le banche italiane e un alto requisito Srep per lo scorso anno, pari all’11,25%”.

È andata meglio alle assicurazioni italiane. Generali limita il calo allo 0,4%. Unipol è in rialzo dello 0,9%. Axa a Parigi ha guadagnato l’1%, Allianz +0,4%.

MEDIASET AI MINIMI DA DUE ANNI. ATTESA PER I CONTI TELECOM

Cade Mediaset (-1,6%), ai minimi degli ultimi due anni (-36% da inizio 2016). A poco sono servite le recenti dichiarazioni di Silvio Berlusconi secondo cui la famiglia starebbe aumentando la propria partecipazione in Mediaset. Il gruppo del Biscione presenterà i risultati trimestrali il prossimo 8 novembre.

Telecom Italia perde lo 0,3% alla vigilia della trimestrale. Buone indicazioni per il settore Tlc italiano sono arrivate da Wind. La società torna a crescere nei primi nove mesi dell’anno, con un’accelerazione nel terzo trimestre.

Ancora vendite sul settore Automotive: perdono quota Fiat Chrysler (-0,8%), Cnh Industrial (-1,5%) e Brembo (-2,3%). Brillante Luxottica (+2,9%) in un panorama del settore Lusso decisamente opaco.

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