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LIMES – Polonia, il miracolo economico ha i giorni contati

DALL’ULTIMO NUMERO DI LIMES su “Polonia, l’Europa senza euro” – Il caso polacco ha impressionato per le sue performance economiche fuori dalla moneta unica ma ora i problemi stanno venendo a galla e lo stretto legame con l’economia tedesca presenta il conto – Replicare i tassi di crescita messi a segno negli ultimi anni sarà molto difficile

LIMES – Polonia, il miracolo economico ha i giorni contati

Estratto dell’articolo tratto dal nuovo numero di Limes, “Polonia l’Europa senza Euro”, in edicola, in libreria e su iPad.

Nel paragonare l’economia polacca alle altre economie ex socialiste dell’Europa centro-orientale si usa spesso il termine “miracolo”, in virtù del livello di prodotto interno lordo raggiunto dal 1990.

L’aspetto miracoloso viene attribuito in genere alla capacità dei gruppi dirigenti polacchi di introdurre riforme di mercato in modo più rapido, determinato ed efficiente che negli altri paesi dell’area. Nel compiere questo confronto si dimentica spesso però che al miracolo ne va aggiunto un altro, negativo: il livello di disoccupazione, anch’esso per tutto il periodo superiore (talvolta di molto) a quello degli altri paesi. Inoltre, in termini di crescita del pil solo il periodo che va dal biennio 1992-93 alla fine degli anni Novanta ha segnato livelli da economia emergente, mentre le prestazioni degli anni Duemila sono molto meno impressionanti.

Anche l’ultimo «miracolo», l’aver schivato la recessione del 2007-9, è da attribuire a condizioni

favorevoli a livello internazionale. Senza infatti togliere meriti alla dirigenza polacca, il cosiddetto miracolo ha tratto vantaggio da un atteggiamento internazionale che, puntando a fare della Polonia l’esempio di successo della fuoriuscita dal socialismo, ne ha di fatto sostenuto in diversi modi la crescita.

La grande trasformazione da economia pianificata a economia di mercato iniziò in Polonia già nel 1989, anche se le cronache la fanno risalire al 1990. Il paese aveva conosciuto un’inflazione prima a tre e poi a due cifre, in seguito all’improvvisa liberalizzazione dei prezzi: quelli agricoli nel 1989, tutti gli altri nel

1990. Il carovita cominciò a calare solo alla fine del decennio. Dal 1990 al 1992 l’economia entrò in una forte recessione, molto più lunga e pesante di quanto previsto sia dal ministro delle Finanze Leszek Balcerowicz che dal principale consigliere esterno del governo, Jeffrey Sachs. La caduta del pil nel triennio era stimata in oltre il 20%. Quando la durata imprevista della recessione cominciava a preoccupare anche le autorità, la ripresa del ciclo mondiale si trasmise alla Polonia, che a partire dal 1994 crebbe a ritmo sostenuto: gli investimenti cominciarono ad aumentare dalla metà degli anni Novanta e la disoccupazione calò sensibilmente, per risalire nella seconda metà del decennio, fino a superare i livelli della fase recessiva 1990-92. […]

Come noto, dai primi anni Novanta vi fu un notevole trasferimento di fondi europei da paesi che ne avevano goduto in precedenza (specialmente Italia, Spagna e Grecia) all’Est europeo. Questi fondi hanno svolto il ruolo di ammortizzatore sociale nelle campagne. È stata l’azione congiunta degli ammortizzatori europei e del calo graduale dell’occupazione industriale a sancire il successo di una trasformazione socio-politica radicale, ben più che la lodata determinazione del ministro Balcerowicz nell’introdurre le riforme di mercato.

C’è però un lato negativo dell’economia polacca che va messo in evidenza. Al forte aumento delle esportazioni che ha trainato la crescita degli anni Novanta ha fatto riscontro una maggiore crescita delle importazioni, dovuta all’inizio alla fame di prodotti di consumo esteri e alle attività d’investimento. Il risultato netto è stato un crescente disavanzo di bilancia commerciale. […]

Le prestazioni dell’economia polacca negli anni Duemila sono molto meno «miracolose» di quelle degli anni Novanta. La crescita del reddito, degli investimenti, delle esportazioni e dei consumi si colloca complessivamente nella media dei paesi dell’Europa centro-orientale. La disoccupazione invece fa della Polonia un’eccezione negativa. […]

Ma dove a prima vista la performance polacca ha del miracoloso è stato nella reazione alla crisi mondiale del 2007-9. Nel 2009 il pil polacco è cresciuto dell’1,6%, contro cadute del 6% per Italia e Germania e cali catastrofici per gli altri paesi europei centro-orientali. In effetti la prestazione polacca è stata molto migliore di quella degli altri paesi dell’area. Qui investimenti, esportazioni, occupazione e pil sono crollati in misura molto superiore che in Polonia. Anche la disoccupazione, tornata a crescere dopo il 2008, è stata per la prima volta dal 1989 inferiore a quella dei vicini centro-orientali.

Ciò detto, il miracolo va ridimensionato. Un calo degli investimenti e dell’occupazione vi è stato e la crescita del pil è passata dal 6% del 2008 all’1%circa del 2009. Quindi l’economia polacca ha risentito della crisi in misura simile a quella tedesca, che ha perso sei punti di pil rispetto al 2008. […]

Uno degli aspetti più interessanti è il legame sviluppatosi con l’economia tedesca e visto da alcuni con timore. Al riguardo, in Polonia circola una battuta: «Ho due notizie da darti: una buona, l’altra cattiva. La buona è che i tedeschi stanno arrivando. La cattiva è che i tedeschi stanno arrivando».

In quindici anni l’interscambio fra la Polonia e l’Eurozona è raddoppiato e le esportazioni polacche verso quest’area sono arrivate al 60% del totale, metà delle quali dirette in Germania. […]

In Polonia, la delocalizzazione ha determinato effetti diretti e indiretti non trascurabili: oltre all’aumento

dell’occupazione e alla crescita di professionalità della manodopera locale, si è assistito alla nascita di piccole e medie imprese intorno ai grandi stabilimenti tedeschi, per fornire i semilavorati necessari alla produzione automobilistica. Questa dipendenza dalla produzione tedesca fa sì che l’economia polacca sia sincronizzata con il ciclo economico della Germania.  […]

Difficilmente quelli a venire saranno anni molto positivi per l’economia polacca, dato che probabilmente la crescita europea resterà anemica e per la Polonia sarà difficile compensare il mancato impulso proveniente dall’estero con la domanda interna e con i fondi europei.

[…]

Tratto da Limes 1/14 “Polonia l’Europa senza euro” – http://temi.repubblica.it/limes/anteprima-di-limes-114-polonia-leuropa-senza-euro/56481

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