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Le Borse dribblano la guerra dei dazi e il tech risorge

Trump reagisce a Pechino nella guerra dei dazi, ma i listini resistono – Fca, Mediaset e Telecom Italia al centro della scena a Piazza Affari – Gli attacchi della Casa Bianca non abbattono Amazon – Debutto boom per Spotify al Nyse – Riparte Tesla.

Le Borse dribblano la guerra dei dazi e il tech risorge

Si allarga la guerra dei dazi. Donald Trump ha reagito alla contromossa di Pechino con una nuova serie di aumenti tariffari del 25% su 1.300 prodotti cinesi (tecnologia, trasporti, farmaci) per un totale di 50 miliardi di dollari. Washington mira a imporre una trattativa sul trattamento della proprietà intellettuale. La Cina ha già fatto sapere che replicherà con aumenti di analogo importo.

I mercati seguono con preoccupazione ma senza panico il confronto tra i due giganti. Per ora, è il ragionamento, le mosse hanno il spore della propaganda prima di un negoziato vero e proprio.



PECHINO SALVA ANBANG: UN BUCO DA 10 MILIARDI

Le Borse cinesi sono in rialzo: indice Csi +0,9% grazie al rally dei titoli pharma, favoriti da nuovi sgravi fiscali. Arretra Hong Kong, ma a frenare il mercato è la notizia del salvataggio pubblico del colosso assicurativo Anbang (proprietario tra l’altro del Waldorf Astoria di New York) commissariato dopo l’arresto del fondatore e presidente, Wu Xiaohui: per riportare su livelli minimi il margine di solvibilità, il fondo statale di garanzia delle assicurazioni inietterà nella società oltre 60 miliardi di yuan, pari a 9,7 miliardi di dollari.

A Tokyo l’indice Nikkei è in lieve calo (-0,1%). Lo yen si indebolisce sul dollaro a 106,6. Seoul perde lo 0,7%, Mumbai è in rialzo dello 0,2%.

LE MINACCE DI TRUMP NON ABBATTONO AMAZON

A Wall Street i venti di guerra commerciale si mescolano con l’eco dell’offensiva di Donald Trump contro Amazon, il colosso controllato dal nemico Jeff Bezos. Ma il leader dell’e-commerce, nonostante le minacce di interventi del fisco sul suo business, ha messo a segno un rialzo dell’1,5%.

DEBUTTO SUPER PER SPOTIFY

Intanto, a dimostrare che i recenti ribassi non hanno scosso il gradimento per l’economia digitale, ieri ha fatto un esordio trionfale sul listino la svedese Spotify (salutata per errore dalla bandiera svizzera). Il gruppo di streaming musicale, il cui direttore finanziario è stato uno degli artefici del successo di Netflix, conta 159 milioni di utenti al mese in oltre 60 Paesi e 71 milioni di abbonati che pagano per accedere a tutte le prerogative della app. Ha sborsato circa dieci miliardi di dollari di diritti ad artisti ed etichette musicali.

RIPARTE TESLA

Va alla riscossa anche Tesla (+6%) dopo che il fondatore Elon Musk ha garantito che non ci saranno altri aumenti di capitale e ha rassicurato sull’aumento delle consegne della Model 3, il modello di massa finora ben al di sotto delle previsioni.

Grazie a questi propellenti il mercato ha presto assorbito in una seduta molto volatile le perdite subite ad inizio settimana: Dow Jones +1,85%, S&P 500 +1,26%, Nasdaq +1,04%.

A mettersi in luce soprattutto le società dell’energia, anche se la miglior blue chip è stata Nike (+4%). In calo Viacom (-3,7%) dopo che Cbs (+4,2%) ha presentato un’offerta di acquisto inferiore alle attese del mercato.

RECUPERA IL PETROLIO, CREDIT SUISSE SPINGE ENI

Il petrolio tipo Brent ha chiuso in rialzo dello 0,7% a 68,2 dollari il barile e stamattina tratta a 68 dollari. L’American Petroleum Institute ha comunicato le proprie previsioni sulle scorte di petrolio degli Stati Uniti: la scorsa settimana le riserve dovrebbero essere scese di 3,3 milioni di barili.

A Piazza Affari Eni ha chiuso ieri con un guadagno dell’1,3%: Credit Suisse ha alzato il prezzo obiettivo a 15,75 euro da 15,50 euro, confermando il giudizio Neutral. Debole Saipem (-1,8%).

MILANO UNICA PIAZZA CON IL SEGNO PIÙ IN EUROPA

Solo Milano ha chiuso in terreno positivo la prima seduta del secondo trimestre. Oltre ai timori per la risposta cinese ai dazi di Trump, una notizia pessima anche se attesa per l’export tedesco, ha pesato il rallentamento della produzione manifatturiera Ue, in calo per il terzo mese consecutivo. Sono scesi a febbraio anche i consumi tedeschi (-0,7%). Nel pomeriggio le notizie in arrivo da Wall Street e il recupero del dollaro hanno permesso di ridurre il passivo.

Ha fatto eccezione Milano, unico listino in terreno positivo. L’indice Ftse Mib ha chiuso in rialzo dello 0,44%, a quota 22.510 punti dopo aver segnato in mattinata un minimo di 22.219.

La piazza peggiore è stata Francoforte (-0,78%), che pure ha recuperato dai minimi (-1,25%). Madrid perde mezzo punto. In rosso più pallido Parigi (-0,25%). Fuori dall’Eurozona Londra perde lo 0,37%. Il listino peggior è Zurigo (-1,38%).

BANCHE VENETE, IL DEFICIT ITALIANO SALE DI 4,7 MILIARDI

Nel mese di marzo 2018 il fabbisogno del settore statale è sceso a 20,9 miliardi, in calo di circa 2,3 miliardi su anno, mentre quello dei primi tre mesi ha registrato una flessione di circa 2,6 miliardi rispetto al primo trimestre 2017, a 23,177 miliardi.

Eurostat ha rivisto al rialzo di 4,7 miliardi l’indebitamento netto dell’Italia nel 2017 a causa dello sforzo sostenuto dallo Stato nel salvataggio di Veneto banca e Popolare Vicenza. L’impatto negativo sul debito è di 11,2 miliardi, una parte dei quali è tuttavia già inclusa nei saldi diffusi in via preliminare a inizio marzo. Prima che arrivasse il verdetto di Bruxelles, Istat aveva stimato il deficit 2017 all’1,9% del Pil dal 2,5% del 2016 e il rapporto debito/Pil a quota 131,5% dal precedente 132%, il primo calo dal 2015.

ANCORA ACQUISTI SUI BTP, MA VOLUMI MODESTI

Mercato secondario dai volumi modesti. Il rendimento del Btp 10 anni resta all’1,79%, mentre lo spread con il Bund è sceso a 128.70 punti base, -1%.

La chiusura del trimestre e dell’anno fiscale per gli operatori asiatici ha favorito flussi di acquisti soprattutto sul debito italiano.

I prossimi giorni sarà interessante verificare la solidità dei Btp in questa incerta fase politica, tenuto conto che il posizionamento è ormai decisamente più bilanciato che a inizio marzo. Dal lato dell’offerta, la Spagna ha collocato titoli a sei e dodici mesi per 4,5 miliardi. Madrid, nelle aste di giovedì, offrirà titoli fino a 5,75 miliardi.

VOLA FCA, MA LE VENDITE ITALIANE SONO IN FORTE CALO

Media, auto e lusso hanno reso possibile la performance positiva della Borsa italiana.

In testa al listino spicca Fiat Chrysler (+7,3%), sostenuta nel pomeriggio dai dati sulle immatricolazioni Usa, aumentate del 13,6% rispetto allo stesso mese del 2017, a 216.063 unità. Il titolo ha inoltre beneficiato del rafforzamento del dollaro. In serata però sono usciti i dati italiani. Il mercato ha accusato nel complesso un calo del 5,75%, ma per Fca il dato è peggiore: – 12,9% la quota di mercato scende al 27,8 dal 30,1%.

PIOGGIA DI APPLAUSI PER MEDIASET-SKY

Grande risposta del mercato all’accordo tra Mediaset (+6,4%) e Sky che ha fatto venir meno l’incertezza sul futuro di Premium. I due gruppi media hanno stretto un accordo per lo sbarco di Sky sul digitale terrestre e di Premium sul satellite. La controllata di Fininvest ha ottenuto inoltre da Sky Italia il diritto di opzione, senza obblighi di esercizio, a cedere la partecipazione all’operatore satellitare fra novembre e dicembre 2018. Molto positivi i giudizi degli analisti: Berenberg ha alzato il target da 3,20 a 3,80 euro (rating da hold a buy), Equita da 3,5 a 3,9 euro (rating hold), Mediobanca Securities da 4 a 4,34 euro.

Sky intanto ha ricevuto un’offerta da Walt Disney per Sky News: la cessione potrebbe render possibile l’Ok dell’Antitrust inglese all’Opa di Murdoch sul resto della piattaforma.

Tra gli effetti collaterali dell’affare il balzo di Ei Towers (+4,49%). In calo Telecom Italia (-1,5%): sfuma del tutto, dopo l’intesa con Sky, la creazione di una piattaforma basata sull’asse Canal plus (Vivendi) ed il gruppo Mediaset.

ACCELERA LA CORSA DI MONCLER, STOP PER STM

Ancora una giornata record per Moncler (+6,4%) con volumi intensi. Goldman Sachs ha confermato la raccomandazione buy, il prezzo obiettivo sale a 37 da 28,4 euro.

Il titolo peggiore è Stm (negativo di quasi il 3%), appesantito dal movimento negativo del settore ieri a Wall Street. Secondo Bloomberg Apple potrebbe utilizzare propri microprocessori nei computer Mac dal 2020 rimpiazzando i chip oggi comprati da Intel. “Se confermata, la notizia avrebbe implicazioni negative per tutta la supply chain Apple, inclusa Stm”, ha commentato Equita Sim.

BPER SI RINNOVA IL PATTO DEI SOCI STORICI

Bancari poco mossi, salvo l’ennesimo ribasso di Mps (-2,2%). Intesa +0,1% dopo l’intervista del ceo Carlo Messina al Financial Times che apre al possibile ingresso di un socio internazionale in minoranza nel polo del risparmio del gruppo.

Bper -0,49%. In vista dell’assemblea del prossimo 14 aprile sul bilancio e sul rinnovo del Cda, il “patto dei soci storici” ha confermato le intese raggiunte e aggiornato le partecipazioni: all’accordo aderiscono 68 azionisti titolari del 4,217% del capitale. L’unico socio con una quota superiore all’1% è Giorgio Pulazza, imprenditore romagnolo del settore immobiliare.

Banca Generali avvia il secondo trimestre con un guadagno dell’1% dopo la promozione a outperform da Neutral da parte di Mediobanca.

Sale Creval (+1,8%): dalle comunicazioni alla Consob emerge che Robert Pitts, tramite le società Steadfast Capital Management e Steadfast Advisors, è diventato il primo azionista con una quota dell’8,554% .

Nel resto del listino da segnalare l’exploit di Technogym (+3,85%): il presidente Nerio Alessandri, ha ribadito in un’intervista l’obiettivo di aumentare le quote di mercato in Cina e Usa.

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