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Le azioni giapponesi sono pronte per ripartire?

ANALISI DI ING IM MARKETEXPRESS – La Borsa giapponese ha perso terreno rispetto ad altri mercati ed è tra gli investimenti meno apprezzati nei portafogli degli investitori istituzionali. Un cambio della guardia alla guida del paese dopo le elezioni del 16 dicembre potrebbe però rappresentare un elemento nuovo, dando così nuovo slancio alla piazza di Tokyo.

Le azioni giapponesi sono pronte per ripartire?

L’economia giapponese è stata colpita dalla debolezza dell’export

Nel terzo trimestre, rispetto al precedente, l’economia giapponese ha registrato una contrazione dello 0,9%. La causa principale si può far risalire a un deciso calo nelle esportazioni, nei consumi privati e negli investimenti delle società. La caduta dei consumi era più o meno prevista, visto il termine degli incentivi sulle auto ecologiche, quindi la vera sorpresa in negativo sono i dati sull’export. Qui la situa ione è per lo più dovuta alla disputa con la Cina e alla forza dello yen. Visto il perdurare delle tensioni con la Cina e i risultati in discesa su molti dati macro, ci aspettiamo un’economia in contrazione anche per il questo trimestre, il secondo consecutivo.

Sarebbe auspicabile una politica fiscale e monetaria più espansiva

Noi ci aspettiamo che l’economia giapponese possa riguadagnare slancio nel 2013, specie ora che sono aumentate le probabilità di un maggior intervento politico. Il 16 dicembre si terranno le elezioni e i sondaggi suggeriscono che il partito di opposizione LPD sia in una buona posizione per una vittoria. Il leader di questo partito, Shinzo Abe, ha identificato i maggiori problemi del paese con la persistente deflazione e con la forza dello yen. Noi concordiamo decisamente con questa posizione. Per combattere questi problemi, Abe sostiene la necessità di aumentare il budget fiscale per il 2013 includendo un piano di lavori pubblici con esborsi annuali intorno all’1-2% del Pil. Abe propone inoltre di tagliare le tasse sulle aziende e di condizionare il programmato aumento delle tasse sui consumi (dal 5% all’8% nell’aprile del 2014) alla fine della deflazione. E infine, vi è la richiesta alla Bank of Japan di introdurre decise misure di politica monetaria accomodante per contrastare la deflazione. La Banca centrale dovrebbe quindi portare al 2-3% il target sull’inflazione, rispetto all’1% attuale. Nel programma di Abe, si legge anche di un maggior  coordinamento tra il Governo e la Bank of Japan, un eufemismo per dire minore indipendenza. E guardando specificamente al Giappone, secondo noi questo non sarebbe un elemento così negativo.

La reazione del mercato è stata positiva

Il mercato giapponese ha reagito molto bene a queste dichiarazioni. Le misure proposte, infatti, sono positive sia per l’economia sia per la Borsa. La storia mostra una forte correlazione tra un dollaro debole (e quindi uno yen forte) e la sottoperformance del mercato azionario giapponese rispetto al mercato nel suo complesso. Questo trend può essere spiegato con l’elevata sensibilità all’export delle società giapponesi quotate. Uno yen più debole darebbe una spinta immediata ai profitti degli esportatori. Non sorprende quindi che subito dopo l’annuncio delle elezioni i maggiori rialzi abbiano riguardato finanziari, consumi discrezionali (auto) e materiali. I settori più domestici, beni di prima necessità, telecomunicazioni e salute, hanno invece sottoperformato.

Un catalizzatore per la performance

Se la Bank of Japan introducesse un quantitative easing illimitato, così come hanno già fatto Stati Uniti ed Europa, potremmo forse avere il catalizzatore in grado finalmente di sbloccare il valore insito nel mercato azionario giapponese. Il Giappone è un mercato non apprezzato, è sottovalutato e largamente ignorato dagli investitori globali, con la più bassa esposizione netta da un decennio. Allo stesso tempo, si stanno però registrando alcuni flussi verso la Borsa di Tokio.

Il recente allentamento della politica monetaria

Naturalmente contano i fatti e di sovente i politici giapponesi hanno deluso le aspettative. In ogni caso, una decisa politica monetaria accomodante sarebbe una notizia positiva per i mercati. Recentemente la Bank of Japan ha annunciato una misura abbastanza inusuale, un quantitative easing per il secondo mese di seguito allargando il programma di acquisti da 80 a 91 trilioni di yen. Anche se per il momento l’elemento più decisivo per il Giappone è quanto avverrà oltreoceano, la Banca centrale, seppur con cautela, ha dimostrato di muoversi con decisione per contrastare la deflazione. Non vi sono però solo notizie positive. Abe, infatti, sembra voler adottare una posizione molto risoluta riguardo la disputa territoriale con Pechino in merito alle Isole Senkaku e questo potrebbe avere ripercussioni sul commercio tra i due paesi. Al momento, la nostra posizione sull’azionario giapponese è neutrale, ma crediamo che le dichiarazioni di Abe possano introdurre un elemento positivo di novità, ovviamente nel caso sia eletto. Gli investitori esteri dovrebbero prendere in considerazione un deprezzamento dello yen implementando una copertura sul cambio.

Le valutazioni sono estremamente basse

Un’ultima cosa da sottolineare riguarda le valutazioni delle azioni giapponesi, estremamente interessanti. Circa il 70% delle 1.600 società quotate al Topix attualmente scambia al di sotto del proprio book value e centinaia di società con un bassissimo rischio di fallimento scambiano a un multiplo inferiore a 0,5x. In un mercato la cui ripresa ha ristagnato significativamente, anche gli utili (P/E ratio) hanno seguito il medesimo trend. Negli ultimi dieci anni il P/E del mercato è sceso da 20 a 12, mentre il price-to-book ratio è sceso da 1,2 a 0,9.

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