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Lambiase (IR Top): “300 Pmi in Borsa entro il 2020: quotarsi costa meno che indebitarsi in banca”

Secondo Anna Lambiase, ad di Ir Top, partner equity markets di Borsa Italiana, l’arrivo dei Pir e del credito d’imposta per le Ipo spinge le piccole e medie imprese a quotarsi a Piazza Affari, soprattutto nel segmento AIM: “Nel 2018 ne arriveranno in Borsa una cinquantina”

Lambiase (IR Top): “300 Pmi in Borsa entro il 2020: quotarsi costa meno che indebitarsi in banca”

Aim Italia, la festa è appena incominciata. Il segmento di Piazza Affari dedicato alle Pmi ha appena chiuso un 2017 da record, con 24 nuove società quotate (ora il totale è 95), una raccolta di equity da 1,26 miliardi di euro (+500% rispetto al 2016), una capitalizzazione raddoppiata a 5,7 miliardi e un indice, il Ftse Aim, che è stato il migliore d’Europa con un incremento del 23% (il paniere principale, Ftse Mib, ha fatto +16%).

Il merito di questo boom è duplice: “I Pir e il credito d’imposta per le Ipo, entrato in vigore nel 2018: un binomio che definisco perfetto”, spiega a FIRSTonline Anna Lambiase, amministratore delegato di Ir Top, partner equity markets di Borsa Italiana specializzato nell’advisory per le società, in particolare le small e mid cap, quotate o che vogliono quotarsi in Borsa. “E questo è solo l’inizio: secondo le nostre previsioni nel 2020 toccheremo le 300 società quotate all’Aim. Una cinquantina si quoterà quest’anno, le altre nel biennio 2019-20, quando la cifra stanziata per il credito d’imposta salirà a 30 milioni all’anno dai 20 del 2018”.



Al credito d’imposta varato con l’ultima Legge di Bilancio possono accedere le Pmi, cioè le aziende con fatturato massimo di 50 milioni e massimo 250 dipendenti, che beneficeranno così di uno sconto del 50% sui costi fissi di quotazione, fino a un massimo di 500.000 euro ciascuna. “Con questo incentivo – spiega ancora Lambiase – alle imprese costerà molto meno quotarsi che indebitarsi con una banca: il 60% in meno, secondo le nostre stime. Senza contare che le stesse imprese, soprattutto le piccole che fanno più fatica a ottenere credito, hanno così una possibilità di aumentare il capitale che non avrebbero attraverso il canale bancario”.

Il credito d’imposta varrà dunque 80 milioni nei prossimi tre anni, ma prima ancora sul tessuto produttivo italiano era soffiato fortissimo il vento dei Pir. I Piani individuali di risparmio, varati dal governo uscente nella penultima Legge di Bilancio e dedicati ai piccoli investitori (solo persone fisiche) spingendoli a convogliare i propri risparmi verso le Pmi, sono andati ben oltre le attese e hanno già immesso nuova liquidità per le imprese del territorio per quasi 11 miliardi nel 2017 (a inizio anno ci si aspettava una raccolta inferiore ai 2 miliardi), e ormai si ritiene che possano toccare i 70 miliardi in cinque anni.

I Pir sono dunque un investimento a medio-lungo termine (deve durare almeno 5 anni), a difesa del made in Italy (il 70% di quanto investito deve essere destinato a strumenti finanziari emessi da imprese italiane o da imprese estere con stabile organizzazione in Italia) e conveniente per il risparmiatore stesso, che non pagherà tasse su capital gain, dividendi, successione e donazioni.

La cifra monstre raccolta faciliterà a molte aziende il raggiungimento di una solidità che consenta l’ingresso sul mercato azionario e il contatto con gli investitori: “E’ proprio quello di cui ci occupiamo come Ir Top – racconta Lambiase -: il nostro Osservatorio monitora tutte le società quotate e fa la radiografia a quelle che sono in fase di quotazione. Rappresenta uno strumento informativo aperto a tutti per valutare queste società al di là dei dati di bilancio. Abbiamo da poco lanciato Pmi Capital, la nostra piattaforma digitale dedicata agli investitori istituzionali e professionali”.

Tutto questo implica, con risultati già visibili, una ricaduta sull’economia reale. Se infatti le aziende quotate all’AIM sono principalmente del settore finanziario, crescono sempre di più quelle tecnologiche, della green economy e soprattutto industriali, a testimonianza di una ripresa del sistema produttivo. “C’è indubbiamente un clima favorevole – conferma Lambiase – e il merito è delle riforme dell’ultimo governo, al quale va dato atto per esempio di provvedimenti come Industria 4.0. Nei prossimi anni prevediamo una prevalenza di Ipo dal settore manifatturiero”.

“Ma è soprattutto il pacchetto ‘Finanza per la crescita’ – chiude Lambiase -, col binomio Pir-credito d’imposta per Ipo, ad essere vincente: è perfettamente centrato e in passato un’operazione del genere non era mai stata fatta. Se c’è il rischio bolla per alcune aziende? Sì, lo abbiamo visto in questi mesi, inutile negare che aziende sopravvalutate ci sono. E’ proprio a questo serve la piattaforma Pmi Capital, che fa uno screen approfondito di tutte le società”.

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