È il 1953. Esce il film Vacanze romane con le indimenticabili immagini di Audrey Hepburn e Gregory Peck che scorrazzano per le vie di Roma a cavalcioni della “Vespa“. Un mito il film, un mito quella motoretta. Ebbene, il Senato – in commissione Cultura – sta pensando di riconoscere la “Vespa” quale “espressione della storia, della cultura e dell’arte italiana riconosciute in tutto il mondo”.
Vespa: la storia del mito italiano dagli anni ‘40 a oggi
La Vespa viene prodotta per la prima volta nel 1946 dalla Piaggio. Ideata da Enrico Piaggio e dall’ingegnere Corradino D’Ascanio, nasce dalla necessità di creare un mezzo di trasporto economico e accessibile, capace di rispondere alle esigenze di mobilità del tempo in un’Italia che si stava riprendendo dalle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale.
E poi diventa un marchio e una presenza che ha segnato la crescita del nostro Paese e di molte generazioni. Già negli anni ’50 la Vespa è un prodotto di successo, nei successivi anni ’60 è diffusissima e negli anni ’70 chi non ricorda la famosissima campagna pubblicitaria “Chi Vespa mangia le mele. Chi non Vespa no”? (Pubblicità anche maliziosa, legata al sottinteso della mela). E con i mondiali di calcio dell’82 riecco la motoretta a due ruote a sottolineare quelle giornate nella campagna pubblicitaria “L’Italia s’è Vespa” e a rimarcare poi la nostra vittoria calcistica. E negli anni successivi, la Vespa continua a segnare i nostri giorni. Tanto da finire nella canzone dei Lunapop, con Cesare Cremonini che nel 1999 si esaltava: “Quanto è bello andare in giro sui colli bolognesi se hai una Vespa Special che ti toglie i problemi”, ultimo tormentone canoro dell’estate del secolo scorso.
La Vespa diventa bene culturale nazionale
Un dato la dice lunga: nel 2021, al compimento dei 75 anni di storia, la Vespa aveva raggiunto il traguardo dei 19 milioni di esemplari prodotti a partire dalla primavera del 1946 e la presenza in 83 Paesi nel mondo.
Ecco quindi la proposta all’esame dei senatori. Si tratta di soli quattro articoli, nei quali si stabilisce che “il ciclomotore modello Vespa Piaggio a quattro tempi è riconosciuto quale espressione della storia, della cultura e dell’arte del Paese, nonché quale simbolo dell’ingegno, della creatività e della bellezza italiana, riconosciuti in tutto il mondo”. Si interviene sul codice dei beni culturali e del paesaggio, inserendo la Vespa Piaggio a quattro tempi nell’elenco dei beni culturali e pertanto oggetto di specifiche disposizioni di tutela. E, un po’ come avviene per le auto d’epoca, si stabilisce che “la Vespa Piaggio a quattro tempi è considerata veicolo di interesse nazionale e, in quanto tale, esclusa dalle limitazioni per emissioni di inquinanti atmosferici alla circolazione sulle strade urbane”.