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La Ue minimizza la crisi in Iran e non riesce a sbloccare il prestito a Kiev per il veto di Orbán che fa infuriare tutti ma che Meloni comprende

Consiglio europeo, passo indietro sul prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina: il premier ungherese Viktor Orbán ha posto il veto, la posizione di Meloni. Energia e caro prezzi: non c’è consenso su sospensione sistema Ets

La Ue minimizza la crisi in Iran e non riesce a sbloccare il prestito a Kiev per il veto di Orbán che fa infuriare tutti ma che Meloni comprende

C’era quasi da aspettarselo. Nell’assordante silenzio dei 27 al Consiglio europeo che sull’Iran non condannano apertamente Usa e Israele e non vanno oltre un generico richiamo al multilateralismo insieme al segretario delle Nazioni Unite Guterres, è ora Londra a prendere l’iniziativa e a guidare una pattuglia di sei “volenterosi” per ristabilire la libertà di navigazione nello stretto di Hormuz. Dichiarazione solo politica e non militare (per ora) precisano a Downing Street ma che comunque è già qualcosa soprattutto di fronte all’apatia di Bruxelles.

Iran, Starmer guida i “volenterosi” per sbloccare Hormuz

L’iniziativa è stata annunciata giovedì in una nota congiunta, sottoscritta oltre che dal Regno Unito, anche da Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Giappone. Il primo ministro britannico, Keir Starmer ne ha prima parlato con il segretario generale della Nato, Mark Rutte e con il presidente francese Emmanuel Macron. Si condannano i raid dell’Iran contro il Qatar e si sottolinea “l’importanza di assicurare la libertà di navigazione e commercio” nello stretto di Hormuz”. Questi almeno i contenuti della conversazione fra Starmer, Rutte e Macron. I tre hanno condannato “gli esecrabili attacchi iraniani a infrastrutture strategiche del Qatar”, e su Hormuz hanno ribadito la necessità di “un piano sostenibile” per riaprirlo.

Nella dichiarazione congiunta, i sei Paesi esprimono la “disponibilità a contribuire agli sforzi necessari per garantire il passaggio sicuro attraverso lo stretto” di Hormuz e accolgono “con favore l’impegno delle nazioni che si stanno adoperando nella pianificazione preparatoria”. “Condanniamo con la massima fermezza – si legge nella dichiarazione – i recenti attacchi dell’Iran contro navi mercantili disarmate nel Golfo, gli attacchi contro infrastrutture civili, tra cui impianti petroliferi e del gas, e la chiusura di fatto dello stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane. Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per l’escalation del conflitto. Chiediamo all’Iran di cessare immediatamente le minacce, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e altri tentativi di bloccare lo stretto alla navigazione commerciale, e di conformarsi alla Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Gli effetti delle azioni dell’Iran si faranno sentire in tutto il mondo, soprattutto sulle persone più vulnerabili. In linea con la Risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sottolineiamo che tale interferenza con la navigazione internazionale e l’interruzione delle catene di approvvigionamento energetico globali costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali. A questo proposito, chiediamo una moratoria immediata e completa sugli attacchi alle infrastrutture civili, comprese le installazioni petrolifere e del gas”.

Anche se la dichiarazione di Londra non prevede alcun coinvolgimento militare perché si prevede di “assicurare” e non “ripristinare” il passaggio nello Stretto l’iniziativa ha portato all’immediata reazione di Teheran che con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi minaccia: la partecipazione al tentativo di riaprire lo Stretto costituirebbe “complicità nell’aggressione e negli efferati crimini commessi dagli aggressori”.

Hormuz, cosa ha detto Guterres

Della necessità di riaprire Hormuz, a margine del Consiglio europeo, ha parlato anche il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ieri invitato al Consiglio europeo. Il Consiglio di Sicurezza, ha ricordato, “ha condannato gli attacchi” dell’Iran contro gli Stati vicini “e ne ha ordinato la cessazione, come ha ordinato l’apertura dello Stretto di Hormuz” la cui “prolungata chiusura causa immense sofferenze a moltissime popolazioni in tutto il mondo, che non hanno nulla a che fare con questo conflitto. È tempo che la forza della legge prevalga sulla legge della forza”.

La missione secondo il Governo italiano non può prescindere da una necessaria copertura delle Nazioni Unite. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani ricorda che”l’Onu deve essere protagonista di un’azione di pace. Se l’Onu vorrà studiare uno strumento per garantire la fruibilità dello stretto di Hormuz per tutti, dovrà farlo”. Però, ha precisato, “se vorrà provare a fare un’operazione di peacekeeping marittima, lo dovrà proporre una volta arrivati al cessate il fuoco. Adesso mi pare molto complicato andare in quell’area per essere parte di una guerra”.

Il segretario dell’Onu Guterres, ieri a Bruxelles ha ringraziato i leader dell’Ue per il “forte sostegno” al multilateralismo e al diritto internazionale, nonché per la “stretta collaborazione” tra l’Ue e le Nazioni Unite. Per il segretario generale l’Unione ha un “ruolo chiave” nella costruzione di un mondo multipolare, rafforzando la cooperazione e gli scambi commerciali con partner che condividono gli stessi valori, consolidando al contempo il multilateralismo e l’ordine internazionale basato sulle regole.

Consiglio europeo: prestito a Kiev, Meloni difende Orbán

Tornando al Consiglio europeo dalle conclusioni tanto “oceaniche” quanto poco concrete si è registrato un passo indietro rispetto all’impegno di concedere un prestito di 90 miliardi di euro a Kiev per finanziare le necessità finanziarie dell’Ucraina da qui ai prossimi due anni. Il premier ungherese Viktor Orbán ha posto il veto sull’erogazione del prestito fino a quando non verrà riparato ed entrerà in funzione il gasdotto ucraino colpito dai russi che porta il greggio in Ungheria e Slovacchia. C’è da segnalare però che la premier italiana Giorgia Meloni si sarebbe discostata dalla posizione di gran parte dell’Ue che ha condannato con parole durissime l’atteggiamento di Orbán giustificando la posizione del presidente ungherese durante una sessione privata del vertice europeo. Meloni avrebbe detto ai suoi omologhi di comprendere le ragioni del leader ungherese. Avrebbe affermato che la posizione di Orbán è “normale” perché “le cose cambiano” e “se fossi nella stessa situazione la capirei”. Il dietrofront di Orbán ha fatto però infuriare gli altri leader e soprattutto Kiev che sta esaurendo le risorse finanziarie. Palazzo Chigi ha però smentito l’indiscrezione trapelata da varie fonti diplomatiche.

Consiglio europeo, come contenere i prezzi dell’energia

Per quanto attiene infine al piatto forte del Consiglio ed ossia le misure per contenere gli effetti sui costi dell’energia della guerra in Iran mentre Bce e l’Organizzazione mondiale del commercio lanciano l’allarme sui grandi rischi per l’economia europea il Consiglio europeo minimizza e punta a confermare una serie di impegni già noti per rafforzare il mercato unico, migliorare la competitività, realizzare l’integrazione dei mercati dei capitali. L’obiettivo è cercare di incidere sulle scelte che hanno un impatto diretto su sicurezza ed economia europee. La sola novità che si profila è la definizione di un calendario, con scadenze precise per raggiungere un accordo tra governi e Parlamento europeo su misure di un certo rilievo attualmente oggetto di negoziati politico-legislativi. Entro fine anno occorre un’intesa su acceleratore industriale con ii “buy european” temperato; norme comune su cartolarizzazioni, pensioni integrative e integrazione dei mercati dei capitali compresa la vigilanza; euro digitale. I 27 non citano Stati Uniti né Israele e si limitano a indicare che “gli sviluppi in Iran e nella regione più ampia minacciano la sicurezza regionale e globale”, chiedono “una de-escalation e la massima moderazione, la protezione dei civili e delle infrastrutture civili e il pieno rispetto del diritto internazionale da parte di tutte le parti”, condannano “gli attacchi militari indiscriminati dell’Iran contro i paesi della regione”.

Consiglio europeo, no consenso su sospensione sistema Ets

Sui prezzi dell’energia nella bozza finale delle conclusioni viene indicato che “i recenti picchi nei prezzi dei combustibili fossili importati dimostrano che la transizione energetica rimane la strategia più efficace per raggiungere l’autonomia strategica dell’Europa, rafforzare la resilienza, ridurre strutturalmente i prezzi dell’energia e fornire l’energia pulita, abbondante e prodotta internamente necessaria per alimentare l’economia del futuro”. Non c’è consenso a sospendere il sistema Ets dello scambio di quote di emissione (lo aveva chiesto l’Italia, ripiegando poi sulla definizione di misure in grado di ridurre i prezzi ). Nelle conclusioni del Vertice Ue si prende per buono quanto indicato da von der Leyen nella lettera ai 27 dell’altro giorno, che prevede una serie di interventi per ridurre i prezzi “tenendo conto delle diverse situazioni degli Stati membri”. Non si torna indietro sull’Ets ma entro luglio la Commissione presenterà una revisione del sistema Ets per diminuire la volatilità del prezzo del carbonio e mitigarne l’impatto sui prezzi dell’energia elettrica.

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