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La manifattura resiste ai dazi: calo nel 2025 ma ripresa entro il 2027. Brilla la farmaceutica, criticità per la moda. Il rapporto di Intesa e Prometeia

Rapporto sui settori industriali realizzato da Intesa Sanpaolo e Prometeia: la manifattura italiana resiste ai dazi, nel 2025 lieve calo ma nel biennio 2026-27 potrà tornare a crescere

La manifattura resiste ai dazi: calo nel 2025 ma ripresa entro il 2027. Brilla la farmaceutica, criticità per la moda. Il rapporto di Intesa e Prometeia

Per la manifattura italiana il 2025 si conferma un anno di transizione. In un contesto internazionale molto incerto, i segnali di miglioramento che stanno emergendo sul fronte della domanda interna non saranno sufficienti ad impedire una ulteriore caduta del fatturato deflazionato, che chiuderà in calo dell’1%. Numeri che emergono dal rapporto sui settori industriali realizzato da Intesa Sanpaolo e Prometeia.

Il tasso di contrazione sarà comunque meno intenso di quello osservato nel biennio 2023-24, che era stato del 2,6% medio annuo. Il fatturato a valori correnti si manterrà invece su livelli elevati, attestandosi sui 1.120 miliardi di euro (+209 miliardi rispetto al 2019). La fase di debolezza che caratterizza l’industria italiana trova riscontro anche nelle altre principali manifatture europee. La Germania resta l’anello debole, con un calo tendenziale del 3% nei primi otto mesi del 2025.

Intesa e Prometeia: la manifattura resiste ai dazi

Nel biennio 2026-27 l’industria manifatturiera italiana potrà tornare a crescere a ritmi moderati, dell’1% medio annuo a prezzi costanti, all’interno di un contesto mondiale che resta denso di fattori di incertezza. Determinante sarà il miglioramento della domanda europea, guidata dal rientro dell’inflazione e dall’attesa ripartenza della Germania, un mercato rilevante per tutti i settori manifatturieri italiani.

La riattivazione del commercio intra-Ue potrà infatti compensare la debolezza degli scambi mondiali, spingendo verso un graduale miglioramento del saldo commerciale manifatturiero italiano che, nonostante l’elevata import penetration, si assesterà sui 113 miliardi di euro nel 2027, vicino ai massimi del 2023. Anche il mercato interno darà un contributo alla crescita, sia dal lato dei consumi che degli investimenti.

Dal punto di vista settoriale, emerge dall’analisi di Intesa Sanpaolo e Prometeia, il ranking 2025 conferma un quadro eterogeneo, con performance più brillanti per farmaceutica (+3% la crescita del fatturato a prezzi costanti), elettrotecnica (+1,7%) e alimentare e bevande (+1,1%), e criticità ancora forti per sistema moda (-3,5%) e autoveicoli e moto (-9%).

In questo scenario, le maggiori opportunità di crescita al 2027 si riscontrano per i settori legati alla doppia transizione, iniziando dall’elettronica, con un fatturato deflazionato in aumento a ritmi del +2,2% medio annuo nel biennio 2026 27; il settore presenta buone prospettive di sviluppo legate alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale, pur risentendo della debolezza che caratterizza il comparto dei semiconduttori.

Seguono meccanica (+2,2%) e autoveicoli e moto (+2%). Il settore è atteso recuperare terreno dopo la fase di difficoltà del 2025 (-9%, sempre in termini di fatturato deflazionato), ma continuerà a scontare una difficile transizione all’elettrico, in un contesto di domanda europea poco dinamica e di incertezza in termini di impatto delle nuove politiche tariffarie statunitensi sul funzionamento delle catene del valore automotive. Sopra la media manifatturiera anche l’elettrotecnica (+1,9%), che proseguirà la sua fase espansiva legata alla transizione digitale ed energetica. Seguono due settori caratterizzati da prospettive di domanda interna ed estera più brillante, quali largo consumo (+1,7%), che include un comparto a forte vocazione all’export come la cosmesi, e farmaceutica (+1,5%).

Si conferma positivo l’oulook per alimentare e bevande (+0.7%) e una ripresa modesta interesserà anche il Sistema moda (+0,4%).

De Felice (Intesa): “La spinta è nell’IA”

“Stiamo vivendo una fase di grandi cambiamenti e dobbiamo fare in modo di cogliere le sfide per farle diventare delle opportunità. In questo scenario il sistema manifatturiero italiano ci incoraggia”. Così Gregorio De Felice, chief economist e responsabile Intesa Sanpaolo research department, nel corso della presentazione del rapporto sui settori industriali realizzato con Prometeia. “Nello scenario internazionale – aggiunge – c’è incertezza. Quello che sta cambiando è la politica economica e quella commerciale degli Stati Uniti. Ma è cambiata anche la politica estera. Quindi le certezze diminuiscono e questo genera cautela negli investimenti. La madre di tutti i cambiamenti è la spinta dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale con gli sperati incrementi di produttività. Attualmente c’è una fase di grandi investimenti negli Stati Uniti e il 40% della crescita americana è legata a questo”.

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