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La guerra dei dazi gela le Borse. A Milano banche giù

La nuova minaccia di dazi anti-Cina e la pubblicazione di alcuni indici congiunturali deprimono i listini europei. Petrolio, Brent sui massimi . A Milano solo Brembo e Mediaset con il segno positivo. Pesanti Creval e Mps. In controtendenza Popolare Sondrio dopo la sentenza della Consulta. Telecom Italia in calo nel giorno del Cda sul dossier Elliott

La guerra dei dazi gela le Borse. A Milano banche giù

Perdono colpi le Borse europee, ma l’aumento dei tassi in Usa e in Cina non c’entra. A colpire i mercati è la conferma che la congiuntura del Vecchio Continente rallenta, anche per la minaccia della guerra commerciale a suon di dazi. A Milano l’indice Ftse Mib perde un punto percentuale attorno a quota 22.600. Simile il ribasso per Parigi, Francoforte e Madrid. Londra arretra di mezzo punto circa.

Il cross euro-dollaro è fermo sui livelli di ieri a 1,235. Le comunicazioni della Fed hanno spinto gli investitori a comprare obbligazioni. americane Il rendimento del Treasury Bill a dieci anni è sceso a 2,87% da 2,90% di ieri. Il biennale si rafforza a 2,29%, da 2,34% del giorno prima.



Le indicazioni più prudenti sull’inflazione della Bce hanno portato acquisti sui titoli di Stato della zona euro: Bund 0,56%, livello più basso da fine gennaio, BTP 1,89%. La Banca centrale Europea ha infatti alzato le stime di crescita 2018 per l’Eurozona al 2,4% dal 2,3%. Per il 2019 prevede +1,9%. L’inflazione è confermata all’1,4% per il 2018, ma è stata abbassata all’1,4% da 1,5% per il 2019.

Ma altri dati congiunturali hanno sollevato la preoccupazione dei mercati. L’indice Ifo, uno dei principali barometri dell’economia della Germania, è arretrato a marzo da 115,4 a 114,7 punti. Gli economisti si aspettavano che l’indice sulla fiducia delle imprese si attestasse a 114,8 punti. Anche l’indice Ifo sulle aspettative è sceso da 105,4 a 104,4 punti e quello sulla situazione attuale da 126,3 a 125,9 punti.

Un segnale d’allarme arriva anche dai dati Pmi. Il dato composito, che include manifattura e servizi ed è considerato un barometro dell’attività dell’intero settore privato, si è portato a 55,3 da 57,1 di febbraio, toccando il livello più basso da gennaio 2017.

Il petrolio Brent è sui massimi delle ultime settimane, stamattina è scambiato a 69,25 dollari il barile, ieri ha guadagnato il 3%. A Piazza Affari Eni -0,1%, Tenaris -1,8%, Saipem -0,9% dopo aver comprato un vascello specializzato in lavori sul fondale marino a 275 milioni di dollari. L’esborso non pregiudica il raggiungimento degli obiettivi di ricavi ed Ebitda, viene rettificato quello sul debito al 2018.

Pochi i titoli in rialzo stamane sul listino milanese. Nel paniere principale registrano il segno più solo Brembo (+0,24%) e Mediaset (+0,16%).

Da segnalare il rialzo di Popolare di Sondrio (+4% a 3,31 euro) sulla spinta della decisione della Corte Costituzionale, che conferma la riforma delle banche popolari sulla trasformazione in Spa riaccendendo l’appeal speculativo su possibili scenari di aggregazione. Secondo Equita in caso di M&A il titolo può valere il 0-20% in più.

Unicredit -0,6%, Ubi Banca -0,8% dopo aver annunciato stamattina che la Vigilanza bancaria ha autorizzato l’adozione di un nuovo modello di valutazione dei crediti. Banco Bpm-1,8%.

In forte calo Credito Valtellinese (-3%): il presidente ha confermato l’intenzione di procedere con la vendita di 2 miliardi di crediti in sofferenza. Ennesima caduta di Banca Mps: -1,90%, a 2,73 euro.

Nel gestito Anima -1,5%. Il prezzo dell’aumento di capitale da 300 milioni di euro incorpora uno sconto del 27,3% sul TERP (prezzo teorico che tiene conto del valore del diritto alla sottoscrizione). L’operazione parte il 26 aprile e si conclude il 12 aprile.

Fincantieri sale del 5,5% a 1,387 euro, con volumi sopra la media, aiutata dalla promozione a “buy” da “neutral” di Banca Akros, che ha alzato il target price a 1,6 da 1,3 euro. Il broker sottolinea anche la possibilità di una grossa commessa in Australia che potrebbe arrivare entro metà giugno.

In forte ribasso Terna (-2%). La società del dispacciamento della corrente elettrica prevede nel nuovo piano industriale una crescita media annua dell’utile netto del 3% nel corso del piano al 2022, l’annuncio è di stamattina. Crescita media del dividendo del 6% rispetto al 2017. Totale investimenti a 5,3 miliardi di euro, +30% rispetto al precedente piano.

Giù anche Stm (-2,3%). Telecom Italia -0,6%: l’Antitrust ha bloccato gli incrementi tariffari decisi dalle compagnie telefoniche in risposta al divieto sulla fatturazione a 28 giorni.

Da segnalare il recupero di Fila +3% che ha invertito la tendenza negativa iniziale (-2%). La società ha pubblicato ieri sera i dati del 2017. Utile in rialzo del 3% a 29,1 milioni di euro. Ricavi di gestione +20,8% a 510,3 milioni.

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