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Kitesurf, uno sport che può ancora diventare business

Tra gli sport acquatici è senza dubbio quello che, negli ultimi tempi, ha regalato le maggiori soddisfazioni alle aziende produttrici di attrezzature tecniche. Le previsioni degli analisti di settore sono tuttora molto rosee. Abbiamo tentato di farci spiegare questo business dai creatori di Odo, marchio italiano di tavole e vele da kitesurf

Kitesurf, uno sport che può ancora diventare business

I dati di mercato parlano chiaro: il kitesurf, lo sport che per anni ha registrato il più alto tasso di crescita assoluto sia in termini di praticanti, sia in termini di vendite delle attrezzature, continua a far segnare incrementi positivi e lo fa con storie di successo sorprendenti, alcune delle quali sono Made in Italy.

Mano a mano che in tutto il mondo cresce il numero di persone interessate a fare attività ricreative in mare, le opportunità di business per gli attori del mercato delle attrezzature nautiche si fanno più interessanti. Si diversificano le esigenze, interviene la moda, si fa avanti l’indotto, si moltiplicano le offerte e si allarga la scelta.

Il kitesurf, di questo mercato, è sicuramente uno dei prìncipi: dal 2001 – anno zero per il kitesurf – ad oggi, non ha mai smesso di accelerare. Nel 2017, le vendite di attrezzatura in tutto il mondo avevano raggiunto il valore di 1.453.693 dollari, nel 2018 si è arrivati a 1.597.465 dollari e per il 2019 si parla di cifre intorno a 1.755.456 dollari. Gli analisti prevedono che nel 2020 si arriverà a 1.929.073 dollari e che nel 2021 verrà sfondato il tetto dei 2 milioni di dollari.

Ma come si fa a pensare di investire in un settore del genere? Lo abbiamo chiesto a Odo Giordo e Marcello Balzaretti, creatori di Odo, un marchio italiano di vele e tavole da kitesurf di alto livello.

La passione prima di tutto

Sia Marcello, sia Odo, sono due abili kitesurfisti. Ma per investire non serve essere appassionati o competenti. Per tutto il resto, fa sicuramente la differenza. Solo per fare un esempio: Odo prova direttamente in acqua le sue intuizioni, Marcello organizza eventi in spiaggia per mostrare l’attrezzatura in azione. In questo modo ci si sposta facilmente al di là e al di qua del confine tra cliente finale e produttore, tra venditore e acquirente.

L’idea del marchio è venuta ad Odo, per questo porta il suo nome. Odo, di esperienza nel settore, ne ha da vendere: è uno dei nomi affermati della progettazione nautica italiana. Ha alle spalle progetti per Wally Yachts, il pioniere degli yacht costruiti in fibra di carbonio, per Derecktors Shipyards, celebre costruttore di New York e per Sparkman and Stephens, forse il maggior studio di progettazione nautica al mondo. Nato a Sassari, studi all’Accademia di Belle Arti, ha iniziato a prendere confidenza con l’acqua attraverso le derive, poi con il windsurf, quindi il grande salto nei circuiti internazionali della vela. Dopo essersi trasferito ad Antigua e Barbuda, nelle piccole Antille, si è fermato a New York dove ha intuito che avrebbe avuto pane per i suoi denti.

Nel frattempo, tra progetti particolari, catamarani superveloci e barche dai 70 ai 140 piedi, spunta la novità: il kitesurf. Odo deve mettere le mani su qualche prototipo. Ne compra uno, lo prova e s’innamora. Inizia a fare la spola tra il Sudamerica e la Sardegna per trovare le condizioni migliori, poi l’illuminazione: le tavole da kite – quelle monodirezionali – hanno tutte un problema. Si trasportano male in aereo: la prua, che è “all’insù” e a punta come nelle tavole da surf, si rompe facilmente e in genere è fuori misura. Perché, allora non costruirne una che non abbia questo problema, mantenendo tutte le migliori caratteristiche di una buona tavola da kitesurf? Detto, fatto: ecco la tavola compatta di Odo Kiteboarding.

A ciascuno il proprio mestiere

Sulla spiaggia, tra kitesurfisti, si fa presto amicizia. Ed è sulla spiaggia che Odo incontra Marcello, product manager alla 3M con una notevole esperienza nella comunicazione d’impresa. Insieme, oltre che a darsi appuntamento in spiaggia per planare sulle onde, iniziano a pensare di separare i compiti: progettazione da una parte e comunicazione e organizzazione dall’altra. Odo continua a studiare lo shape delle tavole, i materiali, i modelli sul CAD e Marcello inizia a creare il sito, prendere contatto con i fornitori e i clienti, organizzare eventi. Insieme pensano di creare un marchio che produca tutta l’attrezzatura completa: dalle tavole alle vele, passando per le barre e gli accessori.

Marcello dedica anima e corpo al progetto. Studia il mercato, analizza i casi di successo (ce ne sono diversi, sempre Made in Italy: RRD solo per fare un esempio), ma non vuole copiare, vuole capire dove collocare i kite di Odo. Sceglie la fascia alta, i materiali migliori e dei testimonial all’altezza che non siano già impegnati con altri brand del settore. La distribuzione è multicanale, affidata all’ormai imprescindibile e-commerce e ai canali tradizionali. Le riviste di sport nautici puntano immediatamente i riflettori sul nuovo attore del mercato e ne parlano molto bene. Il cerchio si chiude.

Infografica sul mercato globale del kitesurf di attrezzatura
Credits: Technavio

Pro e contro

Un business di questo genere ha un grande vantaggio: non c’è bisogno di investire in uffici, sedi, negozi. Anche nel lungo periodo. Creato il marchio, acquistati i materiali per i prototipi, basta avere una buona strumentazione informatica in grado di far girare i software per il CAD, la piattaforma per l’e-commerce e il CRM. Poi, certo, servono degli spazi per la produzione, ma all’inizio si può investire nel minimo indispensabile, aspettando che ci siano i numeri per fare accordi con i laboratori di assemblaggio e finitura.
Per quanto riguarda la showroom, la spiaggia è il miglior scenario possibile e non ha costi se non quelli logistici. E per chi non può essere presente agli eventi, la diffusione su YouTube e Vimeo sono anch’essi a costo zero.

Un mercato in espansione però non è detto che non presenti alcun rischio. Quello maggiore, in questo campo, è quello di sfornare un prodotto che sia solo l’ennesimo nel mare magnum delle attrezzature da kite. Occorre quindi fare attenzione a non sovrapporre la propria offerta con un’altra identica, scegliendo bene il posizionamento tra le fasce del mercato. Odo, ad esempio, tra la fascia economica che punta ad avvicinare i profani allo sport (modello Decathlon), quella intermedia che ha un target più ampio e più esigente e quella elitaria con soli ed esclusivamente i migliori materiali e le migliori soluzioni adottate, ha scelto un modello misto: qualità senza compromessi, ma attenzione a non fare di Odo un marchio esclusivo.

Progetti futuri

Abbiamo chiesto a Marcello cosa c’è nel cantiere aperto di Odo: il prossimo passo – ci ha detto – è quello di puntare sui giovani e sull’avviamento allo sport. Insomma, un progetto che coinvolge le scuole italiane e tenta, per la prima volta in assoluto, di far penetrare uno sport come il kitesurf all’interno del sistema scolastico, almeno quello ad indirizzo sportivo (scuole secondarie superiori). Sarà molto interessante osservare da vicino quest’ennesima scommessa, potrebbe trattarsi della genesi di un format per unire affari, cultura nautica e sport.

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