Dopo ore di dichiarazioni, smentite e contro-smentite, la proposta di tregua tra Iran, Stati Uniti e Israele sembra essere arrivata davvero. Sul tavolo c’è un cessate il fuoco di 45 giorni che punta a congelare le ostilità il tempo necessario per aprire un negoziato vero e provare a riportare alla normalità anche lo Stretto di Hormuz, il passaggio più delicato e strategico dell’intera crisi.
Questo sviluppo arriva dopo il nuovo ultimatum lanciato da Donald Trump, che ha minacciato di colpire centrali elettriche e ponti in Iran “se Teheran non riaprirà Hormuz entro oggi”. Il presidente americano ha usato toni durissimi, intimando di riaprire lo Stretto o affrontare conseguenze pesantissime. Poco dopo, però, ha corretto almeno in parte il registro, dicendosi convinto che nelle prossime ore possa emergere una “buona probabilità” di accordo.
Usa-Iran, dal Pakistan un piano per la tregua
Secondo le ultime ricostruzioni, Iran e Stati Uniti hanno ricevuto una proposta che prevede un cessate il fuoco di 45 giorni e la riapertura dello Stretto di Hormuz come primo passo verso un accordo più ampio. Reuters riferisce che il piano, indicato come “Accordo di Islamabad”, sarebbe stato trasmesso nella notte dal Pakistan a Teheran e Washington e delineerebbe un’intesa quadro fondata su due passaggi, lo stop immediato alle ostilità e l’avvio di un percorso più complessivo per uscire dalla crisi.
Nella stessa ricostruzione, la riapertura di Hormuz verrebbe collocata entro 15-20 giorni, mentre i colloqui finali si svolgerebbero in presenza a Islamabad. I 45 giorni di tregua servirebbero a riportare le parti attorno a un tavolo e ad affrontare i dossier che hanno alimentato l’escalation, dalla sicurezza regionale al nodo del programma nucleare iraniano, fino al pieno ripristino della navigazione nello Stretto.
Resta però tutta da verificare la tenuta politica della proposta. La bozza arriva infatti in un clima di sfiducia profonda e, proprio per questo, la distanza tra un piano di mediazione e una vera intesa resta ancora ampia.
Teheran valuta, ma non arretra nei toni
La risposta iraniana, per ora, resta sospesa tra prudenza diplomatica e durezza politica. Da Teheran è filtrato che la proposta arrivata attraverso il Pakistan è stata ricevuta ed è in fase di esame, ma senza alcuna apertura esplicita. Anzi, secondo un alto funzionario iraniano citato da Reuters, l’Iran non intende riaprire lo Stretto di Hormuz in cambio di una “tregua temporanea”, perché a Teheran prevale la convinzione che Washington non sia ancora pronta per un cessate il fuoco permanente. Lo stesso funzionario ha confermato che la proposta pakistana per uno stop immediato ai combattimenti è sul tavolo, aggiungendo però che l’Iran non accetta di subire pressioni né di decidere entro scadenze imposte dall’esterno.
È qui che si concentra il nodo politico della trattativa. La leadership iraniana teme che una pausa limitata nei combattimenti possa trasformarsi in una tregua solo apparente, lasciando intatta la possibilità di una ripresa degli attacchi nel giro di poco tempo. Per questo, mentre la bozza resta sul tavolo, il linguaggio ufficiale continua a irrigidirsi.
Il viceministro degli Esteri per gli affari giuridici e internazionali ha definito “crimini di guerra” le minacce di colpire infrastrutture civili, mentre dal comando militare centrale iraniano è arrivato l’avvertimento che eventuali nuovi attacchi contro obiettivi civili provocherebbero una risposta “molto più devastante ed estesa”.
Hormuz resta il vero barometro della crisi
Il vero nodo strategico resta lo Stretto di Hormuz. Più che un semplice punto della trattativa, è il termometro reale della guerra, perché dalla sua apertura o dalla sua chiusura dipende la misura dell’escalation e, insieme, la credibilità di qualsiasi tentativo di mediazione. Non a caso la proposta di tregua lega direttamente il cessate il fuoco al ripristino della navigazione, immaginando un ritorno graduale alla normalità che, a seconda delle ricostruzioni, potrebbe avvenire in tempi rapidi oppure richiedere ancora alcune settimane.
Qualche segnale, intanto, è già emerso. Nelle ultime ore alcune navi hanno attraversato lo Stretto e diverse imbarcazioni rimaste ferme nel Golfo hanno ripreso il transito. Non è ancora una normalizzazione, ma è un movimento che mostra quanto Hormuz sia il banco di prova più concreto dell’intera partita diplomatica. Finché quel corridoio resta esposto a stop, minacce e incertezze, anche la prospettiva di una de-escalation resta inevitabilmente fragile.
È su questo snodo che si concentra la massima pressione. Per Washington e per i suoi alleati, riaprire Hormuz significa ridurre almeno una parte del rischio strategico legato al conflitto. Per Teheran, invece, lo Stretto continua a rappresentare una leva politica e negoziale di primissimo piano. In mezzo si muovono i mediatori, nel tentativo di trasformare il punto più critico della crisi nel varco attraverso cui far passare una trattativa.
Sul terreno la guerra continua a correre
Mentre la diplomazia prova ad aprire uno spiraglio, i combattimenti non rallentano. In Iran, i raid attribuiti a Stati Uniti e Israele hanno causato nuove vittime nelle ultime ore. I bilanci parlano di decine di morti tra gli attacchi notturni e quelli del mattino, con colpi che hanno raggiunto aree residenziali nella provincia di Teheran, a Qom e in altre località. Tra gli episodi più drammatici c’è l’uccisione di sei bambini sotto i dieci anni nella provincia della capitale.
Nelle stesse ore è stata annunciata anche la morte del capo dell’intelligence dei Pasdaran, Seyed Majid Khademi. Israele, da parte sua, ha riferito di aver completato una nuova serie di attacchi contro obiettivi del regime a Teheran e, dopo l’uccisione del numero uno dei servizi segreti dei Pasdaran, il ministro della Difesa Israel Katz ha rilanciato con toni durissimi, affermando che Israele continuerà a dar loro la caccia “uno a uno” e sostenendo che, mentre le Guardie Rivoluzionarie colpiscono i civili, lo Stato ebraico sta eliminando “i capi dei terroristi”.
Anche sul fronte israeliano il bilancio resta pesante. Ad Haifa sono stati recuperati due corpi dalle macerie di un edificio colpito da un missile iraniano e le ricerche dei dispersi sono proseguite per ore.