La crisi tra Stati Uniti e Iran entra in una fase sempre più tesa e imprevedibile, segnata da un’escalation militare accompagnata da una retorica politica sempre più aggressiva. Nelle ultime ore, il presidente americano Donald Trump ha alzato ulteriormente i toni contro Teheran, alternando minacce esplicite a spiragli di negoziato, in una strategia che appare sempre più rischiosa: “Martedì in Iran sarà la Giornata della Centrale Elettrica e la Giornata del Ponte, tutto in uno. Non ci sarà niente di simile!!! Aprite il maledetto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete all’inferno – VEDRETE! Sia lode ad Allah”.
Ultimatum e negoziati: la strategia a doppio binario di Trump
Trump ha imposto un ultimatum di 48 ore per la riapertura dello Stretto di Hormuz, ma allo stesso tempo ha lasciato aperta la possibilità di un accordo: “Credo che riusciremo ad avere un accordo entro domani”. In caso contrario, ha avvertito: “Se non fanno un accordo in fretta, sto valutando di far saltare tutto in aria e prendere il controllo del petrolio: vedrete ponti e centrali elettriche crollare ovunque”.
Questa linea evidenzia una strategia a doppio binario: pressione militare e apertura diplomatica, che aumenta però il rischio di escalation. Trump ha inoltre ammesso un tentativo di sostenere i manifestanti iraniani: “Abbiamo inviato molte armi ai manifestanti iraniani. Le abbiamo inviate attraverso i curdi, e credo che i curdi se le siano tenute”.
Sul fronte militare, uno degli episodi chiave è stato il salvataggio di un pilota americano dopo l’abbattimento di un caccia F-15E. Trump ha definito l’operazione “un miracolo di Pasqua”, spiegando: “Il nemico era numeroso e violento. I soccorritori sono stati brillanti, forti, decisi e hanno mantenuto un sangue freddo assoluto”. L’operazione ha coinvolto centinaia di militari e mezzi avanzati, con scontri diretti e interventi in territorio iraniano. Teheran sostiene invece che l’operazione sia fallita.
La risposta dell’Iran: “Crimini di guerra” e minacce
L’Iran respinge le accuse e ribalta la narrazione. Il portavoce militare Ebrahim Zolfaghari ha dichiarato che l’operazione è “completamente fallita”, sostenendo la distruzione di “due aerei da trasporto militari C-130 e due elicotteri Black Hawk”.
Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha attaccato duramente Washington: “Se gli Stati Uniti ottengono altre tre vittorie come questa, saranno completamente rovinati”. E ancora: “Le tue mosse sconsiderate stanno trascinando gli Stati Uniti in un vero e proprio inferno per ogni singola famiglia, e tutta la nostra regione brucerà”. Infine: “Non illuderti: non otterrete nulla commettendo crimini di guerra”.
Lo Stretto di Hormuz resta il punto più critico del conflitto. L’Iran ha ribadito che “non riaprirà finché non verrà stabilito un nuovo quadro giuridico”, includendo compensazioni economiche.