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Iran, Trump frena: “Ancora nessun accordo, non faremo sconti sul nucleare. Hormuz sarà aperto a tutti, senza controlli”

Il presidente statunitense ha detto che “Teheran non avrà alcun allentamento delle sanzioni in cambio della rinuncia all’uranio arricchito”. Poi l’invito ad Arabia Saudita e Paesi del Golfo di sottoscrivere “immediatamente” gli Accordi di Abramo

Iran, Trump frena: “Ancora nessun accordo, non faremo sconti sul nucleare. Hormuz sarà aperto a tutti, senza controlli”

La tregua tra Stati Uniti e Iran continua a reggere, ma il clima resta estremamente instabile. A oltre due mesi dall’inizio della crisi nello Stretto di Hormuz e dopo settimane di bombardamenti, sanzioni e negoziati indiretti, nella serata di ieri – mercoledì 27 maggio – il presidente Donald Trump ha raffreddato le aspettative su un’intesa imminente con Teheran. Nel corso della conferenza stampa tenuta alla Casa Bianca dopo la riunione di governo, il presidente americano ha chiarito che “non c’è ancora alcun accordo” e che Washington non intende alleggerire la pressione economica sull’Iran in cambio della rinuncia al nucleare: “Teheran non avrà alcun allentamento delle sanzioni in cambio della rinuncia all’uranio altamente arricchito”.

E sull’ipotesi che l’uranio arricchito iraniano passi sotto il controllo di Russia o Cina il tycoon ha così risposto: “Non mi sentirei a mio agio. L’accordo dovrà essere perfetto. Non ho fatto tutto questo per ottenere un accordo scadente”. Le parole di Trump sono arrivate dopo le indiscrezioni diffuse dalla tv di Stato iraniana, secondo cui sarebbe già stata elaborata una bozza preliminare di memorandum per riaprire completamente il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz entro un mese. Una ricostruzione subito smentita dalla Casa Bianca: “Invenzione totale”.

Trump: “Nessuno controllerà Hormuz, sono acque internazionali”

Il punto centrale dello scontro resta proprio lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo strategico da cui transitava circa un quinto del petrolio mondiale prima della guerra. Trump ha ribadito che gli Stati Uniti non accetteranno mai che il controllo della rotta venga affidato all’Iran o ad altri Paesi della regione. “Hormuz sarà aperto a tutti, senza controlli”, ha dichiarato il presidente americano, insistendo sul fatto che si tratta di “acque internazionali”.

Secondo Trump, Teheran starebbe cercando di utilizzare la crisi energetica globale come leva negoziale, ma Washington non sarebbe intenzionata a cedere. Il presidente ha anche lanciato un avvertimento all’Oman, coinvolto nella mediazione diplomatica, sostenendo che eventuali ostacoli alla libera navigazione potrebbero avere “conseguenze militari”.

Nodo nucleare, Trump: “Nessuno sconto sulle sanzioni”

Altro tema cruciale è il programma nucleare iraniano. Trump ha dunque escluso qualsiasi alleggerimento delle sanzioni in cambio della sola riduzione dell’uranio altamente arricchito detenuto da Teheran. Washington continua a chiedere lo smantellamento completo delle capacità nucleari militari iraniane, mentre Teheran insiste sul carattere civile del proprio programma e punta a rinviare la questione atomica a una seconda fase dei negoziati. Anche il segretario di Stato Marco Rubio ha confermato che l’obiettivo americano resta impedire all’Iran di ottenere armi nucleari.

Trump: “Se non faranno concessioni li finiremo”

Donald Trump ha anche minacciato una dura reazione in Iran in caso di fallimento nei negoziati. Se l’Iran non farà concessioni, “allora l’uomo alla mia sinistra (il capo del Pentagono Pete Hegseth, ndr) li finirà”, ha detto il presidente degli Stati Uniti ai cronisti alla Casa Bianca. Infine il presidente americano ha affermato di volere che Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e altri Paesi della regione sottoscrivano “immediatamente” gli Accordi di Abramo. “Ce lo devono – ha detto durante la riunione di gabinetto di ieri – Steve Witkoff e Jared Kushner ci stanno già lavorando, sarebbe storico”.

Pressioni economiche e timori globali

Dietro il confronto diplomatico resta la pressione economica internazionale. La lunga crisi nello Stretto di Hormuz ha provocato forti tensioni sui prezzi energetici e sui mercati globali, mentre gli Stati Uniti mantengono nell’area migliaia di militari e una presenza navale imponente. Trump sostiene che l’economia iraniana sia ormai allo stremo e che Teheran stia negoziando “in difficoltà”, convinta di poter resistere fino alle elezioni di metà mandato americane. Per ora, però, la tregua rimane appesa a un equilibrio precario: i contatti diplomatici continuano, ma tra Washington e Teheran le distanze sui punti chiave restano ancora profonde.

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