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Iran, Trump avverte la Nato su Hormuz e smentisce accordo con Teheran: “Non sono pronti”. Israele entra nel sud del Libano

Il presidente Usa avverte gli alleati: “Noi li abbiamo aiutati, vedremo cosa faranno loro”. In Kuwait, un drone ha colpito una base italiana, distruggendo un velivolo, il ministro Tajani rassicura: “Nessun rischio per il personale”. Israele intensifica gli attacchi aerei contro Hezbollah a Beirut

Iran, Trump avverte la Nato su Hormuz e smentisce accordo con Teheran: “Non sono pronti”. Israele entra nel sud del Libano

La guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti entra nella terza settimana, segnando una nuova fase di escalation militare con attacchi su larga scala e tensioni diplomatiche che coinvolgono l’intera regione del Medio Oriente. Gli scontri includono raid a Teheran, operazioni israeliane nel Libano meridionale contro Hezbollah e attacchi con missili e droni in Iraq e nel Golfo. La tensione si estende al Mar Rosso, dove l’Iran ha minacciato la portaerei Uss Gerald R. Ford, mentre Trump solleva la Nato sulla protezione dello Stretto di Hormuz. La diplomazia internazionale resta sotto pressione: La Francia invita l’Iran a fermare gli attacchi, la Germania mette in guardia sui rischi economici e la Ue valuta iniziative per garantire il transito di petrolio e fertilizzanti. Nonostante questi tentativi, il conflitto continua a intensificarsi, alimentando il timore di un’escalation regionale.

Raid e attacchi a Teheran, operazioni in Libano e Iraq

Nelle ultime ore Teheran è stata teatro di raid israeliani che hanno provocato forti esplosioni in diversi quartieri della capitale. Secondo le Forze di Difesa Israeliane (Idf), gli attacchi hanno colpito infrastrutture militari, centri di comando e siti strategici collegati al regime iraniano e alle sue reti regionali.

Tra i bersagli colpiti c’è stato l’aeroporto di Mehrabad, dove è stato distrutto un velivolo utilizzato dall’ex guida suprema Ali Khamenei e da altri alti funzionari iraniani per missioni diplomatiche e coordinamento militare con Libano, Iraq e Yemen. Le Idf sostengono che l’azione riduce la capacità della leadership iraniana di organizzare operazioni militari e relazioni con i Paesi dell’“asse della resistenza”.

Parallelamente, Israele ha avviato una nuova operazione terrestre nel Libano meridionale contro Hezbollah, con l’obiettivo di distruggere infrastrutture militari e creare una zona di sicurezza più ampia lungo il confine settentrionale. In Iraq, razzi hanno colpito aree intorno all’aeroporto di Baghdad, ferendo cinque persone tra personale aeroportuale e sicurezza.

Missili e droni iraniani: nuovi attacchi contro Israele e la regione

La risposta di Teheran è stata immediata. L’Iran ha lanciato nuovi missili verso il territorio israeliano, attivando sirene d’allarme in diverse zone tra il Negev, il Mar Morto e la Striscia di Gaza.

Attacchi con droni sono stati segnalati in diversi Paesi del Golfo: in Arabia Saudita, il ministero della Difesa ha intercettato oltre 60 droni iraniani senza causare vittime. Negli Emirati Arabi Uniti, un drone ha colpito la zona petrolifera di Fujairah, provocando un vasto incendio e la temporanea sospensione delle operazioni di carico del petrolio. Un altro drone ha causato un incendio vicino all’aeroporto internazionale di Dubai, con interruzione dei voli per alcune ore; Emirates ha poi ripreso parzialmente i servizi.

In Kuwait, la base di Ali Al Salem, che ospita personale italiano e americano, è stata colpita da un drone che ha distrutto un velivolo a pilotaggio remoto dell’Aeronautica militare italiana. Nessun ferito: il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha chiarito che “gli italiani non sono obiettivo, non siamo in guerra con l’Iran”. Il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, ha confermato che il drone colpito era essenziale per le operazioni, ma che il personale presente opera solo su compiti indispensabili.

Minacce iraniane alla portaerei americana nel Mar Rosso

Nel frattempo l’Iran ha alzato il livello dello scontro con gli Stati Uniti. Il comando militare iraniano ha dichiarato che le strutture logistiche e di supporto alla portaerei statunitense Uss Gerald R. Ford, dispiegata nel Mar Rosso, sono considerate obiettivi legittimi. Secondo Teheran, la presenza del gruppo navale americano rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza iraniana e tutte le infrastrutture che sostengono la portaerei potrebbero essere colpite.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha ribadito che il Paese non intende arrendersi e continuerà a difendere la propria sovranità territoriale, ringraziando il Pakistan per il sostegno politico e militare. Araghchi ha inoltre definito gli attacchi israeliani contro i depositi di carburante a Teheran un “ecocidio”, con possibili effetti a lungo termine sulla salute dei cittadini, sul suolo e sulle falde acquifere.

Trump ha minacciato un futuro “molto negativo” per la Nato se non aiuta 

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha avvertito la Nato di un futuro “molto negativo” se gli alleati non contribuiranno a proteggere lo Stretto di Hormuz, arteria vitale per il petrolio globale. Trump ha dichiarato di aver contattato circa sette Paesi per formare una coalizione internazionale di scorta per le petroliere e ha sottolineato l’importanza della Cina, che riceve circa il 90% del suo petrolio attraverso lo stretto.

Trump ha anche criticato il Regno Unito: “Ho chiesto aiuto a Keir Starmer, ma si è rifiutato. Stiamo parlando con Teheran ma non c’è accordo”, sottolineando le difficoltà nei negoziati diplomatici e la riluttanza di alcuni alleati a partecipare a un’azione militare diretta.

Non tutti gli alleati, tuttavia, sono disposti a partecipare: Giappone e Australia hanno escluso qualsiasi coinvolgimento militare nello Stretto. Secondo le autorità europee, tra cui Kaja Kallas, Alta rappresentante Ue per la politica estera, lo Stretto di Hormuz si trova al di fuori dell’area di intervento Nato, rendendo necessaria un’iniziativa internazionale separata, simile a quella adottata sul Mar Nero per il grano ucraino, per garantire il transito sicuro di petrolio e fertilizzanti e prevenire una crisi energetica e alimentare globale.

Diplomazia sotto pressione

La pressione internazionale per fermare l’escalation militare cresce giorno dopo giorno. Il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato l’Iran a interrompere gli attacchi contro i Paesi della regione e a collaborare per la riapertura dello Stretto di Hormuz, arteria vitale per il petrolio globale. La Germania avverte che una guerra prolungata potrebbe provocare “forti scosse nell’economia mondiale”, mentre l’Unione europea sottolinea che il problema principale riguarda l’aumento dei prezzi di gas e petrolio, più che la sicurezza degli approvvigionamenti.

Nonostante questi segnali di mobilitazione diplomatica, restano forti divergenze tra gli alleati occidentali sul modo di gestire il conflitto e sugli obiettivi strategici da colpire. Israele, intanto, ha annunciato che proseguirà le operazioni militari per almeno altre tre settimane, colpendo migliaia di obiettivi ancora da neutralizzare.

Dopo oltre due settimane di combattimenti, la guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti si intensifica, con il rischio concreto che l’intero Medio Oriente venga trascinato in un conflitto ancora più ampio, con conseguenze militari, economiche e umanitarie su scala globale.

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