È una cifra che gela il cuore: fino a 12mila morti secondo Iran International, almeno 5mila per l’intelligence israeliana, circa 3mila per fonti governative citate dal New York Times. Se anche l’ipotesi più prudente fosse confermata, l’Iran starebbe vivendo il più grande massacro della sua storia recente. La repressione delle proteste ha trasformato le piazze in campi di battaglia, con una strage che colpisce soprattutto giovani sotto i trent’anni. I racconti che filtrano – tra blackout di internet, comunicazioni spezzate e retate – parlano di cecchini sui tetti, raffiche sulla folla, ospedali militarizzati e obitori che continuano a riempirsi. Le università sono chiuse, le città vivono un coprifuoco di fatto, mentre i rastrellamenti proseguono casa per casa.
Trump annuncia: “Aiuto in arrivo”
Davanti a questo scenario Donald Trump ha alzato i toni. Il presidente americano ha cancellato tutti gli incontri con i funzionari iraniani e si è invece rivolto direttamente ai manifestanti, invitandoli a “continuare a protestare” e a “prendere il controllo delle istituzioni”. “L’aiuto è in arrivo”, ha promesso, parlando di sostegno agli oppositori e minacciando un prezzo “molto alto” per chi è responsabile delle uccisioni. Washington intanto ha invitato i cittadini americani a lasciare immediatamente il Paese mentre Trump ieri ha annunciato una nuova stretta economica contro il regime: dazi del 25% contro chiunque continui a commerciare con Teheran.
Dietro le quinte, la Casa Bianca valuta una strategia su più livelli. Secondo il New York Times, Trump tiene aperti anche canali diplomatici con Teheran, ma senza escludere il ricorso alla forza. Il Pentagono presenta un ventaglio di opzioni che va oltre i precedenti raid: dagli scenari più ampi contro il nucleare iraniano fino a interventi mirati, come cyberattacchi o azioni contro l’apparato di sicurezza interno. Ogni decisione, avvertono le fonti, non è immediata e comporta il rischio di una risposta dura da parte dell’Iran.
L’ira di Mosca e l’avvertimento Pechino
Le parole di Trump hanno provocato una reazione immediata da parte dei principali alleati di Teheran. La Russia ha definito “inaccettabili” le minacce americane, avvertendo che qualunque nuovo attacco contro Teheran avrebbe “conseguenze disastrose” per l’intero Medio Oriente e per la sicurezza internazionale. Da Mosca arriva poi l’accusa diretta a “forze straniere ostili all’Iran” che starebbero sfruttando le tensioni sociali per destabilizzare e “distruggere lo Stato iraniano”. Nelle parole della portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, l’Occidente starebbe usando le proteste come pretesto geopolitico, replicando schemi già visti in altri teatri di crisi. Per il Cremlino, l’Iran resta un alleato strategico e qualsiasi mossa americana rischia di trasformare la repressione interna in un detonatore globale.
Sul fronte economico, la linea dura è arrivata anche dalla Cina. Pechino ha reagito con fermezza ai dazi annunciati da Trump, ha condannato la misura e ha promesso di difendere “con decisione” i propri interessi, avvertendo che non esistono vincitori nelle guerre tariffarie. La portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning ha definito la scelta di Washington un’ulteriore escalation delle tensioni economiche globali e ha ribadito la “ferma opposizione” della Cina alle politiche tariffarie unilaterali.
In Iran scatta l’ora delle delle esecuzioni
A rendere ancora più drammatico il clima che si registra in Iran è l’incubo delle esecuzioni. A Teheran scatta la paura. Un manifestante di 26 anni rischia la pena di morte dopo un procedimento giudiziario accelerato, secondo quanto denunciato dall’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani. Amnesty International chiede di fermare immediatamente tutte le condanne capitali.
Il regime, dal canto suo, rivendica di aver ripreso il controllo delle strade e promette pugno di ferro contro quella che definisce una minaccia esistenziale. Il Paese resta così sospeso tra una generazione che continua a sfidare il potere e un apparato di sicurezza descritto come “armato per la guerra”, mentre l’annuncio di Trump e lo scontro tra le grandi potenze trasformano la crisi interna iraniana in un dossier globale. La vera incognita non è solo quante vittime si conteranno ancora, ma fino a che punto il mondo sarà disposto a spingersi davanti a una mattanza che scuote gli equilibri internazionali.