Intesa Sanpaolo chiude i primi nove mesi del 2025 con un utile netto di 7,6 miliardi di euro, in crescita del 5,9% rispetto allo stesso periodo del 2024. Nonostante il risultato positivo complessivo, il titolo scivola in fondo al Fste Mib, con un calo dell’1,54%, influenzato dalla flessione del solo terzo trimestre, pari a 2,4 miliardi, leggermente sopra le attese degli analisti. La banca conferma la prospettiva di un utile netto annuo superiore ai 9 miliardi, grazie anche alle azioni gestionali previste nel quarto trimestre, mentre ha già deliberato un acconto sul dividendo, confermando un ritorno significativo per gli azionisti, mentre la solidità patrimoniale resta ben al di sopra dei requisiti normativi.
“Grazie ai significativi risultati raggiunti nei primi nove mesi del 2025 – ha spiegato il ceo Carlo Messina – Intesa Sanpaolo si conferma banca leader in Europa per solidità e capacità di creare valore, con uno dei più elevati ritorni per gli azionisti. A questo – che è un aspetto fondamentale per le prospettive della futura crescita del nostro gruppo – uniamo un programma per il sociale dalla vasta portata, volto alla riduzione delle ineguaglianze e al supporto delle persone in maggiore difficoltà nel nostro Paese. Contribuiamo in maniera concreta alla costruzione di una società più inclusiva, rendendo allo stesso tempo più forte il tessuto economico che la costituisce”.
Intesa Sanpaolo: ricavi stabili nonostante il calo del margine di interesse
I ricavi complessivi restano stabili a 20,4 miliardi di euro, nonostante il calo del margine di interesse del 6,8% rispetto agli 11,9 miliardi del 2024. A sostenere la performance contribuiscono le commissioni nette, in crescita del 5,1%, e il risultato dell’attività assicurativa, salito a 1,4 miliardi. Particolarmente dinamiche risultano le commissioni legate a gestione, intermediazione e consulenza, aumentate dell’8,6%, mentre il collocamento di titoli registra una crescita significativa del 30,2%.
I costi operativi si attestano a 7,956 miliardi di euro, in lieve calo dello 0,4% rispetto al 2024. La riduzione interessa sia le spese per il personale (-0,9%) sia quelle amministrative (-1,5%), bilanciate da un incremento degli ammortamenti (+4,6%). Il risultato della gestione operativa raggiunge 12,476 miliardi, in aumento dello 0,2%, mentre il cost/income ratio migliora al 38,9% rispetto al 39,1% dei primi nove mesi del 2024, confermando l’efficienza operativa della banca.
Qualità del credito e patrimonializzazione
A fine settembre, i crediti deteriorati rappresentano l’1,1% dei prestiti al netto delle rettifiche e il 2,3% al lordo; secondo la metodologia Eba, i valori corrispondono all’1% e al 2%. L’esposizione verso la Russia è ormai quasi nulla, inferiore allo 0,1% dei crediti complessivi, dopo una riduzione di oltre il 91% dal 2022. Il livello di copertura rimane elevato, con una media del 51,1% e una copertura delle sofferenze in aumento al 67,2%.
La patrimonializzazione è ampia e superiore ai requisiti normativi, con un Cet1 ratio al 13,9%, in aumento di circa 1,05 punti percentuali nei primi nove mesi e di circa 0,4 punti solo nel terzo trimestre. In parallelo, la Bce ha fissato al 9,97% il requisito patrimoniale complessivo da rispettare a partire dal primo gennaio 2026, a seguito del completamento dell’indagine Srep.
Dividenti, Messina: “Nuova politica a fine febbraio con il nuovo piano”
Il gruppo ha distribuito nei primi nove mesi 5,3 miliardi di euro di dividendi, di cui 3,2 miliardi come acconto a novembre. A questi si aggiunge il buyback da 2 miliardi, concluso a ottobre, confermando un ritorno significativo per gli azionisti. Come ha spiegato il ceo Carlo Messina in conference call con gli analisti, “nel 2025 restituiamo circa 8,3 miliardi ai nostri azionisti, includendo i 3,2 miliardi dell’interim dividend che sarà pagato a novembre. Per i nostri azionisti si conferma così una delle remunerazioni più elevate nel panorama bancario europeo”.
Guardando al futuro, l’amministratore delegato ha annunciato: “Valuteremo la distribuzione di capitale nel nuovo piano industriale. Siamo consapevoli che altri player stanno lavorando su un payout cash più alto di quello che abbiamo in Intesa Sanpaolo, è qualcosa che stiamo valutando”. La nuova dividend policy sarà annunciata “a inizio febbraio”, ha spiegato Messina, precisando che “non vedendo nessun tipo di opportunità di M&A, per definizione l’excess capital è dei nostri azionisti”.
Performance del terzo trimestre 2025
Nel solo terzo trimestre, l’utile netto consolidato è risultato pari a 2,37 miliardi, con una flessione dell’1,2% su base annua che tuttavia supera le attese degli analisti (stimano mediamente 2,3 miliardi). I ricavi mostrano resilienza: le commissioni nette crescono (+5,9% rispetto al terzo trimestre 2024) e l’attività assicurativa contribuisce positivamente, con 450 milioni di risultato. Gli interessi netti restano sotto pressione, con una riduzione del 3,2% rispetto al trimestre precedente e del 6,6% rispetto al terzo trimestre 2024.
“Sugli interessi netti voglio chiarire le cose – ha precisato Messina –. Quando abbiamo fornito l’outlook per i nostri interessi netti, abbiamo indicato che il terzo trimestre avrebbe potuto registrare una riduzione rispetto al secondo. Questo perché tra giugno e settembre c’è stata una concentrazione di repricing del portafoglio impieghi a causa del calo subito dall’Euribor. Solo 8 miliardi di impieghi cambieranno prezzo nel quarto trimestre. Per questo possiamo confermare la guidance”.
I proventi operativi netti si attestano a 6,643 miliardi, mentre i costi operativi salgono a 2,714 miliardi, in compensazione il cost/income ratio si mantiene contenuto al 40,9%.
Previsioni per il 2025 e oltre
Per il 2025, il gruppo prevede ricavi in crescita, supportati da una gestione integrata. Gli interessi netti sono attesi a un livello superiore rispetto al 2023, con ulteriori incrementi previsti per il 2026 grazie al maggiore contributo dell’hedging sulle poste a vista. Le commissioni nette e il risultato dell’attività assicurativa dovrebbero aumentare, sulla base della posizione del gruppo nel Wealth Management, Protection & Advisory.
Si prevede inoltre una crescita degli utili da trading e una riduzione dei costi operativi. Il basso costo del rischio riflette la qualità elevata del portafoglio crediti, un limitato stock di crediti deteriorati e una gestione proattiva del credito. Infine, i minori tributi e oneri del sistema bancario e assicurativo, dovuti anche alla cessazione della contribuzione al fondo di garanzia dei depositi, contribuiranno alla gestione complessiva della redditività. La distribuzione di valore per gli azionisti resta significativa, con un payout ratio cash del 70% sull’utile netto consolidato e un aumento del dividendo per azione nel 2025 rispetto al 2024, a cui si aggiungeranno ulteriori distribuzioni una volta approvati i risultati annuali.
Messina: Intesa Sanpaolo fuori dal risiko
Sul tema fusioni e acquisizioni in Italia, il ceo ha confermato la linea della banca: “Sul contesto delle fusioni e acquisizioni in Italia quello che posso dire è che non ritengo che ci saranno mosse significative nei prossimi mesi. Poi nel 2026 vedremo cosa può succedere per gli altri concorrenti che non hanno chiuso deal. In ogni caso Intesa Sanpaolo non prenderà parte ad alcun movimento di consolidamento nel settore bancario e assicurativo”.
Messina sulla Manovra: “Nessuna preoccupazione per la nuova tassa”
Messina ha inoltre sottolineato il contributo fiscale della banca: “Lasciatemi concentrare sui contributi al settore pubblico: in termini di tasse nei primi nove mesi abbiamo dato contributi per 4,6 miliardi, cifra equivalente alla nuova tassa che il governo intende ottenere dal settore bancario”. E ha aggiunto: “In 9 mesi abbiamo contribuito per lo stesso ammontare, quindi contribuendo auspicabilmente alla lotta alle disuguaglianze”.
Infine, sulla nuova tassa sulle banche voluta dal governo, Messina ha escluso preoccupazioni: “L’impatto che potremmo avere sia sul risultato netto che sul patrimonio netto è completamente gestibile. E quindi non siamo assolutamente preoccupati per questo”. Per sapere “l’aliquota vera e propria della tassazione” bisognerà in ogni caso “aspettare il varo della manovra”, ha concluso.
Ultimo aggiornamento venerdì 31 ottobre 2025 alle ore 16:15