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Innocenzo Cipolletta: “Aumentare di colpo le aliquote più basse dell’Iva per ridurre Irpef e Irap”

INTERVISTA A INNOCENZO CIPOLLETTA, economista e presidente dell’Aifi – “Un aumento immediato e selettivo dell’Iva può permettere di abbassare le tasse sul lavoro e sulle imprese senza pesare sul bilancio dello Stato e mantenendo invariata la pressione fiscale” – “Renzi ha il coraggio politico per impostare un’operazione fiscale” che dia fiato all’economia.

Innocenzo Cipolletta: “Aumentare di colpo le aliquote più basse dell’Iva per ridurre Irpef e Irap”

Un modo per contrastare la deflazione e contribuire a rimettere in moto l’economia c’è e ha il pregio di non pesare sul bilancio dello Stato e di lasciare invariata la pressione fiscale. Però richiede coraggio, coraggio politico. Innocenzo Cipolletta, uno degli economisti più ascoltati, già direttore generale di Confindustria e ora presidente dell’Aifi (l’associazione dei fondi di private equity) è convinto che il premier Matteo Renzi questo coraggio ce l’abbia e che, proprio nel momento in cui va allo scontro con i sindacati sull’articolo 18,  non dovrebbe preoccuparsi troppo delle “proteste miopi” di altre categorie come quelle dei commercianti.  La proposta, che Cipolletta spiega in questa intervista a FIRSTonline, è molto semplice: aumentare in un sol colpo le aliquote più basse dell’Iva (con adeguate compensazioni per i redditi più deboli) e al tempo stesso ridurre l’Irpef e l’Irap di somme di pari entità. Ecco perché e come.

FIRSTonline – Professor Cipolletta, contro la recessione e contro il mostro della deflazione l’Europa ha anche di recente sollecitato l’Italia ad aumentare l’Iva, il cui gettito è il più basso del Continente, e a ridurre il cuneo fiscale abbassando le tasse sul lavoro e sulle imprese, che sono invece tra le più alte: Lei che cosa ne pensa? E’ una ricetta che consiglierebbe al Governo?



CIPOLLETTA – Sì, è una ricetta utile e facilmente adottabile che anche l’Assonime, di cui sono vicepresidente, ha proposto al governo Renzi.  La ricetta, basata sull’aumento selettivo delle aliquote Iva e sulla corrispondente riduzione di Irpef e Irap  è molto valida soprattutto per quattro ragioni: 1) non incide minimamente sul bilancio dello Stato perché è a saldo zero; 2) sposta il carico fiscale dalla produzione nazionale alle importazioni e attraverso la manovra sull’Iva genera una sorta di svalutazione fiscale proprio come fece la Germania nel 2003; 3) favorisce la competitività italiana; 4) contrasta la deflazione perchè il moderato rialzo dei prezzi avvicina il target della nostra inflazione a quella immaginata dalla Bce determinando una maggior crescita in valore del Pil.

FIRSTonline – Come dovrebbe essere realizzato l’aumento dell’Iva? Inciderebbe su tutte le tre aliquote o solo su alcune e quali? Di quanto e in che tempi?

CIPOLLETTA – L’aumento dell’Iva non dovrebbe riguardare l’aliquota massima del 22% ma incidere, in modo selettivo, su quella del 4% che dovrebbe salire al gradino superiore del 10% e quella del 10% che potrebbe salire al 22%. Naturalmente  un’operazione del genere, che richiede le adeguate compensazioni in termini di Irpef per i redditi più bassi, è efficace se è immediata: deve cioè avvenire subito, in un colpo solo e per decreto.

FIRSTonline – Chi guadagna e chi perde dallo scambio più Iva e meno Irpef e Irap?

CIPOLLETTA – Dipende da come si fa ma, in linea di massima, chi guadagna è la produzione nazionale attraverso la cosiddetta svalutazione fiscale e, se le riduzioni di Irpef e Irap sono ben congegnate, guadagnano anche i redditi bassi e la competitività delle imprese sul mercato interno ed internazionale.

FIRSTonline – Che gettito può dare l’aumento delle aliquote più basse dell’Iva?

CIPOLLETTA – Poiché non si immaginano aumenti generalizzati ma selettivi sui beni delle due aliquote più basse dell’Iva bisogna vedere come si configura esattamente la manovra, ma il maggior gettito è consistente se si considera che l’aumento di un solo punto di aliquota, se fosse esteso a tutti i beni, produrrebbe per il fisco tra i 3 e i 4 miliardi di euro in più. Basta fare i calcoli per rendersi conto che il maggior importo fiscale che si renderebbe disponibile è rilevante, anche se non investe tutta la platea delle due aliquote Iva più basse.  In altre parole, il Governo può realisticamente pensare di ricavare da un’operazione del genere non meno di 9-10 miliardi di euro.

FIRSTonline – Il maggior gettito ricavato dall’aumento selettivo delle aliquote Iva più basse può andare tutto a riduzione di Irpef e Irap?

CIPOLLETTA – Certamente sì, sia per compensare i redditi più bassi che per dare fiato alla competitività delle imprese. Si ricaverebbero le risorse per confermare e contribuire a finanziare la riduzione delle tasse di 80 euro al mese per i redditi più bassi e per contribuire ad estenderla agli incapienti, ai pensionati e alle partite Iva più leggere senza trascurare una nuova riduzione dell’Irap. Naturalmente più intenso è l’aumento dell’Iva e maggiori sono le risorse disponibili da destinare a riduzione dell’Irpef e dell’Irap, mantenendo invariati la pressione fiscale complessiva e il saldo di bilancio.

FIRSTonline – L’aumento dell’Iva potrebbe avere l’effetto, oggi benefico a differenza del passato, di alzare i prezzi riportando l’inflazione vicina al target del 2% della Bce, ma sembra avere due controindicazioni: frenerà i già gracilissimi consumi e accentuerà le sperequazioni sociali. Che cosa ne pensa?

CIPOLLETTA – Sono obiezioni che si possono facilmente smontare attraverso una sapiente combinazione tra la manovra sull’Iva e quella sull’Irpef specialmente con l’occhio ai redditi più bassi. Sul piano sociale non vedo particolari difficoltà se l’operazione è ben modulata e ben spiegata.  Quanto agli effetti sui consumi li immagino limitati e soprattutto penso che un’operazione chiaramente anti-deflattiva come quella ideata non potrà che risultare benefica anche sotto questo profilo.

FIRSTonline – In sostanza, lo scambio Iva-Irpef può diventare la miscela magica che finalmente rimette in moto l’economia italiana?

CIPOLLETTA – Non facciamoci illusioni eccessive. Certamente la manovra proposta può aggredire la deflazione italiana e porre le basi per una ripresa, ma senza una politica economica europea di grande respiro non riusciremo da soli ad invertire la rotta e ad uscire definitivamente dal pantano.

FIRSTonline – Professor Cipolletta, al di là della razionalità della manovra proposta, i commercianti hanno già messo le mani avanti contro un rincaro dell’IVA: pensa che Renzi se la sentirà di affrontare anche le loro proteste?

CIPOLLETTA – Francamente la protesta dei commercianti mi sembra molto miope, perché, se crescono i prezzi anche per effetto dell’aumento dell’Iva,  si dà un colpo alla deflazione e, anche attraverso le concomitanti operazioni su Irpef e Irap, si contribuisce a rimettere in moto la domanda creando le condizioni perché il saldo finale diventi positivo anche per loro.

FIRSTonline – Ma, secondo lei, Renzi avrà il coraggio di imboccare una strada così impegnativa?

CIPOLLETTA – Molti segnali farebbero pensare di sì.  Un premier di centrosinistra che per la prima volta ha avuto il coraggio di sfatare il tabù dell’articolo 18 e di rivedere lo Statuto dei lavoratori ha già dimostrato di non guardare in faccia a nessuno e, a maggior ragione ora, è nelle condizioni di non lasciarsi immobilizzare dalle stantie proteste dei commercianti.  Ridurre le tasse sul lavoro e sulle imprese senza aumentare la pressione fiscale complessiva è una bella sfida e Renzi, se vuole, ha tutte le carte per vincerla.   

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