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Imu: pasticcio seconda rata, scoppia la rivolta dei sindaci

Il decreto che ha cancellato la seconda rata dell’Imu prevede che, nei Comuni in cui è stata alzata l’aliquota base, siano i cittadini a dover coprire il 50% della differenza – Sindaci sul piede di guerra, Fassino: “Governo onori gli impegn presii” – Pisapia: “Si va verso lo scontro istituzionale”

Imu: pasticcio seconda rata, scoppia la rivolta dei sindaci

Il lungo balletto sull’Imu, un minuetto senza fine, non accenna a concludersi, con lo scoppio della rivolta dei sindaci, chiarito nelle dichiarazioni di Piero Fassino che, nella veste di presidente dell’associazione dei Comuni, chiede al Governo di “fare  rapidamente chiarezza perché non si può abusare della pazienza dei cittadini”, e di onorare gli impegni esplicitamenti assunti all’atto della decisione di superare l’IMU sulla prima casa ovvero che “i contribuenti non avrebbero piu’ pagato l’IMU nel 2013 e ai Comuni sarebbe stato garantito l’identico importo onde poter assicurare l’erogazione di essenziali servizi ai cittadini”. Intanto il sindaco di Milano Giuliano Pisapia parla di “follia” e paventa uno “scontro istituzionale” che, di fatto è già iniziato.

Pietra dello scandalo è, appunto, il decreto che ha cancellato la seconda rata dell’Imu sulla prima casa. La brutta scoperta, per i sindaci e gli abitanti dei molti comuni (ben 873) che hanno alzato l’aliquota base fissata al 4 per mille (era possibile arrivare fino al 6 per mille) è che saranno i cittadini a dover pagare metà dell’aumento, perchè nel testo del decreto si afferma che il Governo debba compensare ai Comuni solo il 50% della differenza. Una coda, che secondo la Cgia, costerà fra i 71 e i 104 euro.



Una beffa vera e propria, per molti cittadini, incantati dalle sirene di chi, per mesi, ha fatto dell’abolizione di questa tassa una bandiera politica. La decisione presa dal Governo si spiega con un semplice sospetto: i Comuni hanno ancora tempo per aumentare l’aliquota e da Roma si crede che, se fosse stato garantito il rimborso integrale, scatterebbe una strana corsa al rialzo per ottenere più fondi. 

Ragionevole, forse, ma intanto tra i sindaci d’Italia divampa il fuoco della protesta, in uno scambio di accuse che accende il clima di sospetto. Secondo il sindaco di Napoli Luigi de Magistris “se si elimina un’imposta ma i costi ricadono sui Comuni, si fa il gioco delle tre carte e quella del governo resta un’operazione politico-demagogica”. Senza queste risorse si andrebbe a creare “una situazione drammatica che coinvolgerà i Comuni e l’erogazione dei servizi essenziali”. Ma molti altri sono gli amministratori comunali che si sono espressi in maniera forte contro l’operato del Governo. Tutti rilanciano la stessa proposta: un incontro tra l’esecutivo e l’Anci il prima possibile, e che i costi di una scelta soprattutto politica, quella dell’abolizione dell’Imu, non debbano essere pagati una volta di più dai cittadini.<

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