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Imprese, fatturato a -19% e occupazione a -9%: indagine Met

Secondo una freschissima rilevazione condotta dal centro studi MET l’effetto della pandemia sul fatturato e l’occupazione delle imprese italiane nei prossimi 12 mesi si preannuncia molto preoccupante, soprattutto per quelle con meno di 50 addetti

Imprese, fatturato a -19% e occupazione a -9%: indagine Met

Nelle previsioni delle imprese italiane, il Coronavirus può produrre nei prossimi 12 mesi un crollo del fatturato del 19% e un calo dell’occupazione di circa il 9%. È quanto emerge da una vasta indagine campionaria condotta dal MET (Monitoraggio Economia e Territorio), centro studi indipendente diretto dall’economista Raffaele Brancati e punto di raccolta di studiosi di diverse Università italiane. L’indagine si è svolta sulla base di oltre 7.800 interviste di un panel rappresentativo di soggetti imprenditoriali interpellati tra il 24 marzo, ovvero due settimane dopo il lockdown, e il 7 aprile 2020.

I risultati dell’indagine sono preoccupanti e rivelano che “i più colpiti sono i soggetti di dimensione medio-piccola impegnati in attività di ricerca/innovazione e di penetrazione sui mercati internazionali non ancora consolidati“, mentre, a sorpresa, gli effetti territoriali della pandemia “non sono particolarmente penalizzanti per l’industria meridionale“.

Le previsioni che riguardano sia il fatturato che l’occupazione delle aziende sono molto pesanti. “In un orizzonte che arriva al 2021 – si legge nella ricerca – il 48,9% delle imprese prevede un forte calo del fatturato (superiore a -15%), il 31% prevede un calo moderato (tra -15% e -5%) e solo il 20% prevede una crescita, e tra questi solo un esigua minoranza vede una forte crescita. Le stesse percentuali di calo sono più elevate per le micro e le piccole imprese nei settori industriali, con un valore medio del 54% in questi casi. I più pessimisti sono i settori del Made in Italy e soprattutto quello della carta, stampa ed editoria, con un forte calo atteso dal 70% degli operatori” che si attesta attorno al 30%, “mentre non sembrano forti differenze territoriali”.

Il cambiamento di prospettive indotto da Covid-19 e i valori attesi per le esportazioni, sempre a dodici mesi, “sono solo lievemente meno foschi: in media -16,9%, con valori inferiori al -9% per le imprese dai 50 addetti in su”. Inoltre “cambiano per tutti, in maniera significativa, i programmi di ricerca rispetto alla situazione pre-crisi: il 44,2% dei soggetti che aveva programmi di R&D prima, prevede di cancellarli” soprattutto ma non soltanto nelle microimprese.

Dall’indagine del MET emerge che “i cambiamenti nelle condizioni per l’accesso al credito rappresentano una preoccupazione rilevante, con un peggioramento della situazione per il 37,2% delle imprese”, specialmente per le aziende con meno di 50 addetti, per le quali “la fragilità finanziaria all’ingresso della crisi sembra costituire il punto più delicato”.

Molto rilevanti appaiono gli effetti della crisi da Coronavirus sull’occupazione, che a 12 mesi risultano “pari, in media, all’8,8%”. Ma il valore si attesta a -9,4% per le microimprese, a -5% per le grandi, con valori inferiori per le piccole (-4,4%) e per le medie (-3,1%), che, pur soffrendo, sembrano in grado di reggere meglio alla crisi come è spesso successo anche in altre crisi precedenti, secondo le rilevazioni annuali del Servizio studi di Mediobanca. “Con tutti i limiti di analisi così semplificate – avverte il MET – in media chi fa ricerca prevede un calo dell’occupazione di circa tre punti e mezzo in meno a 12 mesi (-6,7% rispetto a -9,2%)”.

Come pensano le aziende di fronteggiare una situazione così preoccupante non solo in termini di fatturato ma anche sul piano occupazionale? Dall’indagine MET risulta che “la chiusura temponea – nella gran parte dei casi obbligata dai provedimenti governativi – interessa il 46% delle imprese, con una quota che scende intorno al 30% per le aziende con più di 50 addetti”. Per chi resiste, le due misure difensive principali sono il ricorso massiccio al telelavoro (che interessa in media il 30,9% delle imprese, con quote che salgono con il crescere delle dimensioni fino a raggiungere l’80% circa per le grandi aziende ma che al Sud è circa la metà che al Nord-Ovest) e l’utilizzo di ammortizzatori sociali, che riguarda in media il 28,9%, ma la quota supera il 55% già a partire dai 10 addetti in su.

“Sta al comportamento dei policy maker e alle azioni messe in atto – conclude la ricerca del MET – la possibilità che le previsioni indicate nella rilevazione non si realizzino”. Ma non sarà facile.

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