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Immigrati, Bill Gates: filantropia è un successo, no ai tagli di Stato

Proprio mentre in Italia e nel mondo occidentale cresce la tensione sui migranti, il grande miliardario e filantropo americano lancia l’allarme dalle colonne del Wall Street Journal: “La filantropia è il miglior investimento” ma i governi devono fare la loro parte. E dimostra come 10 miliardi di dollari investiti ne hanno generati 200 in benefici sociali ed economici

Immigrati, Bill Gates: filantropia è un successo, no ai tagli di Stato

Proprio mentre il tema dell’immigrazione diventa sempre più incandescente, Bill Gates scende in campo con una chiave di lettura del tutto controcorrente sul tema delle migrazioni. La filantropia – ha scritto in un lungo articolo pubblicato di recente sul Wall Street Journal, il quotidiano della finanza americana e internazionale – è “il miglior investimento che io abbia mai fatto”, sia sotto il punto di vista umano che economico. E lo dimostra, conti alla mano. Ma da sola la filantropia non ha la forza d’urto – spiega il padre di Microsoft, oggi interamente dedicato alla Fondazione che porta il nome suo e di sua moglie – per vincere o anche solo combattere la partita: è fondamentale il contributo dei governi e dei Paesi più ricchi. Ora però – e qui scatta l’allarme – le politiche sovraniste di molti Stati  stanno portando ad un forte taglio dei contributi al diversificato mondo dei Paesi in via di Sviluppo. Nel mirino di Bill Gates c’è, sì, la ‘politica suicida’ con la quale il presidente Trump sta cercando di tagliare ulteriormente gli interventi Usa; ma anche il timore che molte democrazie occidentali, “spazzate dall’onda di isolazionismo” e con l’avvicinarsi delle elezioni europee di maggio, finiscano per concentrare le risorse sugli investimenti domestici. Francia e Germania in primis, ma anche il Regno Unito colpito dall’incognita Brexit.

L’INVESTIMENTO DELLA ‘BILL & MELINDA GATES FOUNDATION’ PER IL NO PROFIT



Il quadro quindi è tutt’altro che positivo e l’analisi di Bill Gates è molto articolata. Negli ultimi due decenni, la ‘Bill & Melinda Gates Foundation’ ha investito un totale di $ 10 miliardi per sostenere organizzazioni no profit, tra cui: Gavi (Alleanza Globale per Vaccini e Immunizzazione); Global Fund e the Global Polio Eradication Initiative (GPEI). “Ognuna di loro ha avuto un grande successo – sottolinea Bill Gates – ma la maggior parte delle persone non le conosce e non sa quel che fanno. Per questo sono preoccupate di non avere abbastanza risorse per continuare a svolgere il loro lavoro”.

La storia degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo, che Bill Gates ripercorre nel lungo articolo al WSJ, passa dalla missione di Gavi, avviata nel 2000, per la somministrazione di vaccini all’incarico del Fondo Globale per combattere la tubercolosi, la malaria e l’Aids. Così è stato possibile combattere queste malattie che erano la principale causa di morte nei Paesi a basso reddito ed eliminare dal pianeta  la poliomielite. Resta ancora da fare però: sia per l’AIDS, nonostante i successi ottenuti, che per eradicare definitivamente la malaria.

Le nuove istituzioni hanno contribuito a risolvere questo problema, considerando che 20 o 30 anni fa i medicinali erano molto costosi. Unendo i finanziamenti dei paesi donatori (Stati Uniti, Regno Unito e altri) hanno creato delle economie di scala. I prezzi di molti medicinali sono crollati, lavorando con quasi 100 paesi, i fondi hanno costruito una massiccia catena di approvvigionamento per consegnare le merci. Gavi ha immunizzato 100 milioni di bambini l’anno scorso ed il Fondo Globale ha distribuito 200 milioni di zanzariere trattate con insetticida per tenere lontane le zanzare che trasmettono la malaria.

LA LOTTA ALLE MALATTIE GENERA SVILUPPO

I numeri dimostrano i successi ottenuti. Da quando è stata fondata Gavi, il numero di morti infantili nei paesi a basso e medio reddito è diminuito del 40% circa. Nel frattempo, i casi di polio sono quasi scomparsi (l’anno scorso il numero mondiale era pari a 31).

Il progresso riguardo all’HIV è sorprendente: uno dei primi numeri del Newsweek del nuovo millennio conteneva una copertina che diceva ’10 milioni di orfani’ e ‘l’AIDS nell’Africa sub-sahariana ha tagliato la popolazione come una falce malvagia’. Due anni dopo, il Fondo Globale è stato creato, quattro anni dopo le morti raggiunsero il picco e da allora i numeri si sono dimezzati, fa rilevare Bill Gates.

Il Copenhagen Consensus Center è un think tank che utilizza algoritmi sofisticati e i migliori dati disponibili per confrontare strategie alternative di lotta alla povertà. Con i loro strumenti è stata proposta un’ipotesi interessante alla ‘Bill & Melinda Gates Fundation’: supponiamo che la fondazione non avesse investito in Gavi, Global Fund e GPEI e avesse invece destinato quei $ 10 miliardi all’acquisto di titoli dell’indice S&P 500 con una prospettiva di ritorno a 18 anni. Cosa sarebbe successo? A fine 2018 quei paesi avrebbero ricevuto circa $ 12 miliardi che sarebbero saliti a $ 17 miliardi tenendo conto dei dividendi reinvestiti.

“Cosa sarebbe invece successo – si chiede Bill Gates – investendo quei 10 miliardi di dollari in progetti energetici nei paesi in via di sviluppo? In quel caso il rendimento sarebbe stato pari a $ 150 miliardi. E se fossero stati spesi in infrastrutture? $ 170 miliardi. Investendo in istituzioni sanitarie globali, sono stati nettamente superati questi dati: i 10 miliardi di dollari forniti per vaccini, zanzariere e altre forniture nei paesi poveri hanno generato circa 200 miliardi di dollari in benefici sociali ed economici”.

LA NUOVA SFIDA: NEI PROSSIMI 18 MESI SERVONO ALTRI FONDI

Ogni tre o cinque anni, queste tre organizzazioni hanno bisogno di raccogliere soldi. Il più delle volte, questi ‘rifornimenti’ sono distanziati, ma stavolta è ben diverso. Gavi, Global Fund e GPEI avranno bisogno di soldi nei prossimi 18 mesi. Di fronte a questa nuova sfida, è bene tenere presente un dato essenziale: i 10 miliardi di dollari offerti a queste istituzioni ammontano a circa un decimo di ciò che il mondo intero ha messo a disposizione dalle sue tasche. La stragrande maggioranza dei soldi non proviene dai filantropi, ma dai governi. “Negli ultimi anni – è qui che Bill Gates lancia l’allarme – convincere legislatori e leader a investire in queste istituzioni è stato un lavoro difficile. Mantenere un finanziamento uniforme per queste istituzioni sarà una battaglia difficile: con la rapida crescita della popolazione nelle aree più difficili, cresce il bisogno di più finanziamenti. La scorsa settimana infatti, il Fondo Globale ha chiesto ai suoi donatori 14 miliardi di dollari nei prossimi tre anni, 1 miliardo di dollari in più rispetto a quello che il mondo ha finanziato negli ultimi tre”.

Uno scorcio di speranza però, si vede nel Congresso degli Stati Uniti che è rimasto un forte sostenitore degli aiuti esteri – anche se il presidente Trump li ha criticati -. Nazioni come India e Cina stanno facendo una transizione dal ricevere sostegno dalle istituzioni sanitarie a darlo.

Con un budget annuale di circa $ 4 miliardi, il Global Fund è la più grande delle tre istituzioni e negli ultimi due decenni solo cinque paesi – Germania, Francia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti – hanno rappresentato oltre il 65% del suo finanziamento. I numeri differiscono per Gavi e GPEI, ma la storia rimane la stessa: solo una manciata di capitali mondiali le sostengono.

“Decenni di dati e di esperienze suggeriscono che il denaro – è la conclusione di Bill Gates – è la cosa più importante nella lotta contro le malattie. La correlazione è estremamente forte tra i livelli di aiuti esteri per la salute e la diminuzione del tasso di mortalità. Quando i finanziamenti salgono, le morti si ritirano. Istituzioni come Gavi, Global Fund e GPEI sono le istituzioni più vicine alla scommessa infallibile di alleviare la sofferenza e salvare vite umane. Sono i migliori investimenti che Bill e Melinda Gates abbiano fatto negli ultimi 20 anni, e sono alcuni dei migliori investimenti che il mondo possa fare negli anni a venire”.

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