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Il Covid manda il calcio nel pallone: servono 6 miliardi

Crisi pandemica e stadi vuoti stanno mettendo a dura prova il business del calcio e non solo in Italia. Si contrae il giro d’affari e nei prossimi mesi l’industria calcistica dovrà chiedere parecchi soldi al mercato – Ecco conti dello European Club Association e un giro d’orizzonte tra le diverse federazioni

Il Covid manda il calcio nel pallone: servono 6 miliardi

Il business del calcio, assieme al cinema e ad altri comparti dell’entertainment, rischia grosso ai tempi della pandemia. “Secondo le ultime stime, i 360 club delle prime divisioni del Vecchio Continente avranno bisogno di aumenti di capitale per 6 miliardi nei prossimi 12-24 mesi”.  È l’allarme lanciato giovedì da Andrea Agnelli, presidente della Juventus e dello European Club Association, in occasione della conferenza stampa lanciata dopo, l’assemblea degli azionisti del club bianconero. Non è solo il calcio italiano, insomma, a rischiare grosso sotto i cieli della pandemia che stanno mettendo a nudo la fragilità strutturali del sistema.

Anzi. La crisi più acuta è quella della Ligue 1 francese che ha ceduto alle lusinghe di Mediapro, la società spagnola controllata dai cinesi di Hontai Capital, allettata dall’offerta di 800 milioni di euro per l’esclusiva annuale. Una follia, aveva commentato Maxime Saada, patron di Canal +, la catena che per 34 anni ha avuto il monopolio del campionato transalpino. “Per andare in attivo – aveva detto – dovrebbero vendere 7 milioni di abbonamenti a 15 euro al mese. E’ semplicemente impossibile”. I fatti gli stanno dando ragione. Secondo Le Canard Enchainé, il settimanale satirico, Mediapro ha raccolto fino solo 278mila abbonamenti a 25 euro ciascuno.

Un flop a cui non sarà facile porre rimedio, salvo rinegoziare il pacchetto a prezzi inferiori per uscire da una situazione tanto scomoda quanto prevedibile, se si pensa che già ad aprile Moody’s aveva tagliato a B3 il rating del gruppo che controlla Mediapro. Ma la Francia, si sa, è l’anello debole del sistema calcio, dal punto di vista del business. La crisi minaccia però anche gli equilibri della potentissima Premier League. O meglio, a soffrite è l’Efl, la federazione che riunisce le varie leghe che lo scorso anno hanno accumulato un rosso di 328 milioni di sterline che, con sospetta generosità, i club più ricchi, cioè Manchester United e Liverpool hanno usato per proporre il progetto “Big Picture”.

In sintesi, 250 milioni di sterline in arrivo dalle sei squadre di punta, in cambio del controllo del calcio inglese, da rivedere sulla base dei principi dello sport Usa, più sensibile al business. L’offerta, per ora, è stata respinta. In cambio l’English Football League ha sottoscritto un prestito di 50 milioni di sterline in arrivo dalla Premier. Si respira ovunque, dalla Spagna alla stessa Germania, aria di crisi. Per la prima volta dal 2016 il calcio mercato europeo si è chiuso con un giro d’affari inferiore ai 5 miliardi di dollari con una contrazione del 30 per cento rispetto ad un anno fa. I trasferimenti dei cartellini sono scesi del 25%. Dappertutto, non sono in Italia, si moltiplicano i prestiti.

“Per la prima volta il fatturato del calcio europeo  è in forte decrescita”, ha confermato Agnelli, sottolineando però che “gli impatti del Covid sul sistema europeo li potremo osservare solo nell’autunno 2021, in quanto incidono in parte sul passato esercizio in parte su quello attuale”. Intanto resta il problema dell’accesso agli stadi, per una perdita del giro d’affari stimata tra i 3,2 e i 3,9 miliardi, un danno sugli accordi commerciali tra 1,2 e 1,5 miliardi e un impatto sulla revisione del valore dei diritti tv che va da 830 milioni a 1 miliardo. Il tutto per una “perdita di fatturato del sistema calcio europeo tra 5,2 a 6,3 miliardi”, ha specificato il presidente della Juventus, che ha chiuso l’esercizio 2019/2020 con una perdita pari a 89,7 milioni di euro, che sarà coperto mediante utilizzo dalla riserva da sovrapprezzo azioni. 

Una condizione invidiabile rispetto agli altri big della Serie A: la Roma è in rosso per 204 milioni, il Milan per 195 milioni mentre il preliminare dell’Inter dovrebbe mostrare un passivo tra 100 e 150 milioni.  In sintesi, le perdite sono in media più che raddoppiate. Non resta che sperare nella media company appena avviata sotto la regia di Cvc che ha valutato la Serie A 15 miliardi. “La via obbligata è quella di  puntare sui nostri punti di forza – ha concluso Agnelli – Rimane un grosso valore dell’industria, testimoniato dall’interesse dimostrato dai gruppi finanziari in più ambiti se si pensa che Cvc e Bain hanno valutato la Serie A circa 15 miliardi”. Ma si tratta di una via stretta. 
 

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