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Ici alla Chiesa, Monti ha detto sì: pagherà anche il Vaticano

Il governo si appresta a varare un emendamento al decreto liberalizzazioni per far pagare l’Imu alla Santa Sede su tutti gli immobili adibiti ad attività commerciali – In caso di strutture “miste”, l’esenzione rimarrà solo per gli spazi dedicati al culto – Oggi l’incontro in Vaticano – Bagnasco: “Attenzione al mondo del no-profit”.

Ici alla Chiesa, Monti ha detto sì: pagherà anche il Vaticano

Questa chiesa non è un albergo. O meglio, questo albergo non è una chiesa. E quindi è giusto che paghi la cara vecchia Ici, oggi diventata Imu. Con un emendamento al decreto liberalizzazioni, il Governo correggerà un’annosa stortura italiana, imponendo alla Santa Sede di pagare le tasse sugli immobili utilizzati per finalità commerciali. Ma non solo. Il punto forse più importante è quello che prevede di annullare l’esenzione anche su tutte quelle strutture cosiddette “miste”, ovvero “non adibite esclusivamente a finalità commerciali”. In sostanza, fino ad oggi era sufficiente che negli hotel, nelle scuole o nelle cliniche della Chiesa ci fosse una cappella o un chiostrino dedicato alla preghiera perché l’intero immobile fosse considerato intoccabile dal Fisco. Un particolare non trascurabile, stabilito con il decreto Prodi-Bersani del 2006. Ora il progetto è di esentare la Chiesa solo per quelle “frazioni di unità” in cui non si svolgano attività commerciali, facendole pagare l’Imu su tutto il resto.

Insomma, una vera rivoluzione fiscale, se si pensa che la Chiesa ha in tasca il 20% dell’intero patrimonio immobiliare italiano (per un valore di circa 9 miliardi di euro). L’emendamento è stato annunciato ieri dal premier Mario Monti in una lettera al vicepresidente e commissario per la concorrenza della Commissione europea, Joaquin Almunia. La scelta del palcoscenico non è casuale: nell’ottobre 2010 la Ue (dopo un ricorso dei Radicali) ha avviato l’ennesima procedura d’infrazione contro il nostro Paese per aiuti di Stato, proprio in relazione al trattamento di favore che da anni riserviamo alla Santa Sede. E’ facile prevedere che il cambiamento di rotta sarà apprezzato da Bruxelles, ma la condanna potrebbe arrivare lo stesso (forse addirittura entro due mesi), con annesso obbligo di recuperare tutti i soldi non incassati.

Ma prima ancora dei rapporti con l’Europa, l’esecutivo si deve preoccupare di salvaguardare quelli con San Pietro. E in questo caso il teatro dell’incontro è ancora più solenne delle fredde aule di Strasburgo: oggi quasi l’intero governo Monti, in compagnia del presidente Giorgio Napolitano, si recherà a Palazzo Borromeo, sede dell’ambasciata italiana presso la Santa Sede, nientedimeno che per l’83esimo anniversario dei Patti Lateranensi. Una buona occasione per parlare di tasse. Intanto l’assemblea dei vescovi, la Cei, rimane guardinga: aspetta di “conoscere l’esatta formulazione del testo” prima di esprimere un giudizio. Ma il cardinal Bagnasco, presidente della Conferenza, ha provvidenzialmente allentato la tensione. Sapendo benissimo che ormai da tempo il dossier Ici-Chiesa è sul tavolo dell’esecutuvo, Sua Eminenza si era già detto pronto ad accogliere “ogni intervento con la massima attenzione e senso di responsabilità”. E oggi si limita a chiedere che “sia riconosciuto e tenuto in debito conto il valore sociale del vasto mondo del no profit”.

Veniamo ai numeri. Quanto vale il santo emendamento? Difficile a dirsi con precisione, ma secondo stime (altamente prudenziali) dei Comuni staremmo parlando di qualcosa come 700 milioni di euro l’anno. Secondo il giornale cattolico Avvenire sarebbero solo 100. L’Anci però sostiene che attualmente a pagare sia meno del 10% di chi dovrebbe farlo. Ne sapremo di più quando il Governo darà finalmente vita all’Imu Lateranense.

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