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“I dazi americani stanno colpendo duramente il nostro export di mobili negli Usa”: allarme del presidente FederlegnoArredo, Feltrin

Intervista a CLAUDIO FELTRIN, presidente di FederlegnoArredo. “I dazi americani hanno colpito il nostro export di mobili negli Usa con cali a due cifre ma l’intera filiera del legno tiene”. La concorrenza cinese e i nuovi orizzonti del settore sui mercati internazionali. No al bonus elettrodomestici ma sì agli incentivi mobili anche per il 2026

“I dazi americani stanno colpendo duramente il nostro export di mobili negli Usa”: allarme del presidente FederlegnoArredo, Feltrin

“I dazi americani hanno sì colpito il nostro export di mobili negli Stati Uniti con cali a due cifre  – dichiara Claudio Feltrin, presidente di FederlegnoArredo – ma l’intera filiera del legno tiene e ritengo che la sintesi di fine anno potrebbe ridursi a un calo di una sola cifra”. Ad aggravare il quadro complessivo contribuisce il -21% dell’export totale, con ribassi per l’intero anno del settore legno-arredo sino al 8%. 

Dunque presidente, un anno nero per il settore?

“L’effetto dazi ci sta preoccupando molto. In particolare, il dato più aggiornato dell’export è quello del periodo gennaio-agosto 2025 sullo stesso periodo del 2024 che registra un -0,2%; mentre la variazione del mese di agosto 2025 sullo stesso mese 2024 è del 4,7%. in questo periodo il valore dell’export della filiera è pari a 12,7 miliardi di euro”.

Ma all’inizio dell’anno non sembrava forse che gli ordinativi dagli Usa stessero accelerando?

“Sì, ma poi c’è stato un crollo. Se guardiamo ai dati europei del periodo gennaio-agosto e tenendo conto dei primi 10 top export player italiani il segno è negativo per tutti i paesi europei, con l’eccezione dell’Inghilterra, che segna +4,2%, e della Spagna, che si mantiene positiva a +1%”. 

Qualche anticipazione sia sulla chiusura del 2025 sia sul 2026?

“Un fattore accomuna il 2025 e il 2026, ovvero la grande incertezza. Soprattutto per l’export della filiera che dovrebbe l’anno in corso chiudere a -5% circa. Quando al prossimo anno si naviga a vista e si spera in una ripresa soprattutto per il secondo semestre”.

Il presidente Trump ha dichiarato che grazie ai dazi sulle importazioni dei mobili e dei tools, le aziende americane torneranno a produrre in America e ha citato proprio i distretti dell’arredo distrutti dalla delocalizzazione. Che cosa ne pensa? Sta accadendo questo reshoring?

“Ma no, è impossibile ricostruire una filiera industriale a breve. Occorrono almeno dieci anni. Provi a pensare che investimenti deve fare un imprenditore negli Stati Uniti per avviare una fabbrica dalla quale, tra l’altro, uscirebbero mobili ben più cari di quelli importati. Senza contare che dovrebbe affrontare un investimento considerevole con il rischio, reale con questa amministrazione, che in caso di eliminazione dei dazi, tornerebbe tutto come prima, con di nuovo le invasioni di mobili e componenti dal Vietnam e dalla Cina, contro i quali erano diretti gli aumenti delle tariffe doganali”.

Secondo alcuni esponenti del governo Meloni, gli imprenditori italiani potevano e possono trovare, a compensazione, nuovi mercati come per esempio la Cina che si è dimostrata molto aperta al made in Italy. Come è andata?

“Ed è proprio la Cina a preoccuparci di più, innanzitutto perché registriamo un calo dell’export del 10,9 per cento, e poi perché continua la crisi dell’immobiliare, oltre al fatto che il governo sta promuovendo con notevoli finanziamenti le esportazioni”.

In molti settori manifatturieri dell’Europa, è sempre più pressante la massiccia invasione delle eccedenze cinesi. L’arredamento fa eccezione?

“Non più. Stanno infatti aumentando gli arrivi in Europa dei mobili proveienti dalla cina perché i produttori hanno imparato rapidamente dagli europei e dalle fiere la lezione del design di qualità. Il mercato europeo è troppo permeabile. E sono d’accordo con quanto ha scritto e raccomandato anche di recente Mario Draghi, e cioè che la burocrazia dell’Unione sta diventando insostenibile”.

A questo proposito, l’industria europea e quella italiana in particolare hanno richiesto a Bruxelles una revisione generale del regolamento Eudr contro la deforestazione per le estreme difficoltà di attuazione. A che punto siamo?

“L’Unione ci ha ascoltato ma se non lo avesse fatto sarebbe stato un micidiale autogol contro l’industria europea. Oltre a concedere dei rinvii, la Commissione ha dichiarato la propria apertura a miglioramenti e semplificazioni. Così come è stato preparato il regolamento era inattuabile e insostenibile, in particolare per le piccole e medie imprese italiane del nostro settore”.

Ci sono novità per quanto riguarda altri mercati che non siano quelli tradizionali in stallo?

“A Riyadh, in Arabia Saudita, abbiamo presentato l’iniziativa ‘Red in Progress Salone del Mobile.Milano meets Riyadh’ che ha gettato le basi per una stretta collaborazione culturale e per una piattaforma B2b che porterà il design e il Salone in questo Paese. Ci stavamo lavorando insieme al Salone da due anni, ma il Governo ci ha aiutato ad accelerare la definizione dell’accordo. È stato un ottimo esempio di collaborazione tra industria privata e istituzioni che ha visto, alla inaugurazione delle giornate dedicate in novembre alla nostra iniziativa, ben tre ministri dell’Arabia Saudita”.

Il Nord Africa e l’Arabia mostrano crescite molto interessanti per il made in Italy del legno e dell’arredo, in particolare alcuni paesi come il Marocco…

“Certamente, la crescita degli acquisti del made in Italy da parte del Marocco è stata elevata, oltre il 48 per cento, una percentuale che equivale però a 38 milioni di euro. Ben più interessante è la crescita dell’Inghilterra, pari a +4,2 per cento, che però equivale a 33 milioni perché su basi più consistenti”. 

Il bonus elettrodomestici ha dato risultati positivi, più del previsto. Nel settore dell’arredo e del legno potrebbe essere utile?

“No, dopo quello che è accaduto con il 110, che ha creato un effetto distorsivo e con la sua mala gestione, non credo che sia da considerare. Per fortuna è stato rinnovato l’incentivo mobili anche per il 2026”. 

Non c’è dubbio che qualsiasi provvedimento di sostegno e promozione di un comparto economico, dai dazi agli incentivi, andrebbe predisposto in stretta collaborazione con le associazioni imprenditoriali interessate. Quello che non è accaduto negli Stati Uniti dove l’aumento delle tariffe doganali imposto da Trump, oltre all’inflazione e allo svuotamento degli scaffali dei negozi sta determinando anche un altro effetto negativo. E cioè che molti imprenditori americani hanno spostato in Canada la produzione dove c’è la materia prima a prezzi più accessibili, c’è manodopera, ci sono i tecnici e dall’Asia arrivano componenti e semilavorati senza dazi.

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