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Hi Tech in Borsa: le cause del crollo

Anche oggi a l’indice Nasdaq, che include la maggior parte dei colossi tech a stelle e strisce, sta cedendo oltre 1 punto percentuale estendendo le perdite messe a segno sul finire della scorsa ottava.

Hi Tech in Borsa: le cause del crollo

(Teleborsa) – Altra giornata difficile per i titoli tecnologici a Wall Street. Anche oggi a l’indice Nasdaq, che include la maggior parte dei colossi tech a stelle e strisce, sta cedendo oltre 1 punto percentuale estendendo le perdite messe a segno sul finire della scorsa ottava.

Venerdì scorso il benchmark ha infatti messo a segno la peggiore seduta dal 17 marzo, la peggiore settimana del 2017 (-1,6%) e il cambio di rotta intraday più violento da 15 mesi a causa del sell-off su alcune mega cap come Apple, Facebook e Alphabet (la holding di Google).

Questo cambio di rotta, interpretato come una pausa di riflessione visto che i titoli tech sono in rally da 12 mesi, non ha sorpreso gli analisti.

Proprio venerdì Goldman Sachs aveva messo sotto la lente alcune mega cap tecnologiche, notando come nei mesi scorsi abbiano mostrato una volatilità estremamente bassa. “Crediamo che una volatilità bassa possa potenzialmente portare le persone a sottostimare i rischi inerenti a questi gruppi, inclusi l’esposizione ciclica, regolamentazioni potenziali riguardanti l’attività online o preoccupazioni antitrust” hanno spiegato gli analisti della banca d’affari statunitense. In parole povere, alcuni di questi titoli sono visti ora come “beni rifugio”, e questo potrebbe essere fuorviante per la loro natura stessa.

I colossi citati da Goldman Sachs sono Facebook, Apple, Amazon, Microsoft e Alphabet, note agli addetti con l’acronimo di FAAMG: insieme hanno guadagnato 660 miliardi di dollari di capitalizzazione da gennaio. “Il timore è che se eventi particolari provocheranno un aumento della volatilità, questi veicoli passivi verranno venduti esacerbando la situazione”, conclude la banca d’affari.

Non mancano comunque analisti più ottimisti: secondo J.P. Morgan “l’era in cui ci troviamo, caratterizzata da una crescita lenta ma resiliente e da un’inflazione bassa, potrebbe favorire il settore tecnologico”.

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