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Greenwashing e finanza: l’Ispra crea una task force per fare chiarezza sugli investimenti verdi

L’ISPRA annuncia una task force per facilitare gli investimenti verdi in Italia. Il contesto di riferimento è quello dell’Ue. A dirigerla è Maria Siclari.

Greenwashing e finanza: l’Ispra crea una task force per fare chiarezza sugli investimenti verdi

L’Istituto per la Ricerca e la sicurezza ambientale- ISPRA– ha annunciato la creazione di una struttura dedicata a sostenere operatori finanziari, autorità vigilanti e imprese per il combattere il greenwashing e non solo. Una task force centralizzata presieduta dal Direttore generale Maria Siclari. Un investimento sostenibile mira infatti a creare valore per l’investitore e per la società nel suo complesso. E’ intorno a questo principio di sviluppo sociale che si basa la prospettiva europea di far crescere gli investimenti verdi nei prossimi anni. Il Piano d’Azione dell’UE per il finanziamento della crescita sostenibile con la Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) entro il 2024 interesserà oltre 50mila società in tutta Europa. Attualmente sono poco più di 12mila quelle che hanno piani e strategie persuasivi per portare l’economia su strade meno impattanti con l’ambiente. In questi numeri l’Italia conta solo 210 aziende che nei prossimi anni potrebbero salire addirittura a quota 5 mila.

Il greenwashing in Europa e nel mondo

Il fenomeno delle false informazioni ambientali è molto diffuso nel mondo. Nasce come una perversa risposta alla domanda di sostenibilità e lotta ai cambiamenti climatici esplosa soprattutto per merito delle nuove generazioni. In Europa è cresciuta man mano che i governi annunciavano programmi e sostegni per la tutela dell’ambiente e della salute mediante operazioni di riconversioni industriali. Il mercato finanziario è stato, quindi, drogato da elementi impropri e da tanta disinformazione . Chi vigilia su tutto questo ancora non si è capito bene. Il punto vero è che non si fanno buone azioni per l’ambiente se non ci sono investimenti sostenibili. Lo stesso Green Deal europeo ha la sua anima nei movimenti di soldi pubblici e privati che devono ridisegnare modi di produrre e consumare. A conti fatti hanno sbagliato coloro che hanno ritenuto la realizzazione di quel piano meno complicato di quanto in realtà si sia rivelato. L’ISPRA ha colto una buona opportunità – alla luce anche degli avvenimenti ucraini del 2021 – per mettersi a fianco del mondo produttivo e finanziario italiano.

Gli investimenti devono ri-orientare i capitali privati

L’applicazione del concetto di sviluppo sostenibile all’attività finanziaria, ha l’obiettivo di ri-orientare i flussi di capitali privati verso produzioni che generino valore economico, ma che non siano a carico o a danno dell’ambiente. E’ questa una delle ragioni principali per cui è stata creata la task force assieme al Forum della Finanza Sostenibile. La battaglia contro la disinformazione finanziaria è stata affrontata anche alla Cop26, con numerosi interventi che hanno reclamato qualità e serietà nell’informazione ambientale. Oltre alla disomogeneità di comportamenti tra Paesi, queste furbesche interferenze, infatti, rendono ancora più difficili gli obiettivi dell’Agenda Onu al 2030. Ancora meglio – dice l’Ispra – se la qualità delle notizie e delle decine di report è scientificamente validata, prodotta da enti terzi attendibili e indipendenti che operano sulla base di dati pubblici. L’investitore deve essere rassicurato, perché quando indirizza i propri risparmi verso aziende che hanno obiettivi di sostenibilità e di cura per l’ambiente o sistemi di economia circolare, deve sentirsi parte di un cambiamento vero. Gli Enti pubblici possono aiutare a fare questo, anche in un Paese come l’Italia campione di burocrazia? L’ISPRA è il primo Istituto pubblico di ricerca a livello europeo a svolgere questo ruolo, ribattono dall’Istituto. È la prima Pubblica Amministrazione a fornire supporto al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica al tavolo del Ministero dell’Economia e Finanze per la finanza sostenibile. Del resto con la tassonomia europea e la transizione ecologica ( su cui il governo non deve fare passi falsi ) il ruolo di “facilitatore” cui l’Istituto ambientale si è candidato può dare maggiore credibilità alla finanza verde. E’ più di un auspicio.


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