Mentre quasi tutto il mondo occidentale va nella direzione di accorciare la giornata o la settimana lavorativa, abbattendo il totem delle 8 ore o dei 5 giorni su 7, la Grecia va nella direzione opposta. Il governo conservatore guidato da Kyriakos Mitsotakis ha infatti fatto approvare al Parlamento, dopo giorni di feroci polemiche e uno sciopero generale, una legge che dalle opposizioni è stata definita “degna del Medioevo”: da adesso i dipendenti potranno essere impiegati dallo stesso datore di lavoro per 13 ore al giorno (eccedendo quindi, e non di poco, il consueto orario di 8 ore), in base però ad un accordo volontario e comunque per non più di 37 giorni all’anno. Per lo meno lo sforzo extra, che per la verità supera i limiti dello sfruttamento, verrà ricompensato con un aumento della retribuzione del 40%.
Ma il gioco vale davvero la candela, in un momento in cui decine di Paesi in tutto il mondo stanno invece considerando l’importanza del tempo libero per i lavoratori e di una ragionevole worklife balance, cioè equilibrio tra le ore che si passano al lavoro e il resto della giornata, che significa più consumi, più hobby, più tempo per la famiglia e per i figli, più salute mentale, a beneficio di tutto il sistema sociale ed economico? Atene non ne vuole sapere: la nuova legge è edulcorata dalla necessità di un accordo volontario, ma la possibilità di accedere ad uno stipendio sensibilmente maggiore finirà per ingolosire i lavoratori (la Grecia ha il più basso potere d’acquisto d’Europa dopo la Bulgaria), innescando un meccanismo che da tutti i sociologi e gli esperti contemporanei è ormai considerato tossico, tanto per la persona quanto per l’azienda. E’ infatti comprovato che lavorare per più di 8 ore non giova alla produttività, e anzi sarebbe meglio stare in ufficio o in fabbrica non più di 6 ore al giorno, o magari 4 giorni a settimana invece che 5, come stanno sperimentando con successo non pochi Paesi nel mondo.
Protestano le opposizioni: “E’ schiavitù retribuita”
Dal 2019 la Grecia ha un governo di destra liberista, con il partito Nea Democratia del premier Mitsotakis che ha una solida maggioranza in Parlamento, tanto da resistere ai tentativi di opposizione degli avversari politici. Non è la prima volta che Nea Democratia, salita al potere dopo una lunga fase di governi socialisti in particolare con Alexis Tsipras (che salvarono Atene dal default), vara misure per rendere il mercato del lavoro del Paese tra i più flessibili di tutta Europa, dopo che nello scorso decennio proprio la Grecia è stata sottoposta alle severissime misure di austerity dettate dal Troika Ue. Ne è venuto fuori che già oggi in Grecia si lavorano quasi 40 ore alla settimana, contro la media Ue di 36. Per il leader del Pasok Nikos Androulakis, Nea Dimokratia “sta smantellando in modo sistematico i diritti dei lavoratori“. Anche il presidente di Syriza, Sokratis Famellos, ha attaccato la scelta del partito di governo: “La Grecia è un paese di impiegati poveri, che lavorano più della media europea, ma sono pagati meno e non riescono ad arrivare a fine mese”.