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Global Thinking Foundation: Evento annuale tra finanza sostenibile e Cop26

“Sostenibilità e tecnologia per la rigenerazione degli ecosistemi” è il tema centrale del 6° Convegno annuale della Global Thinking Foundation che si tiene giovedì 18 novembre a Milano – Dopo aver affrontato nei precedenti eventi annuali temi come cambiamenti del mondo del lavoro, il boom della finanza sostenibile, l’impact investing e il Fintech For Good, quest’anno è venuto il momento di affrontare le implicazione della rigenerazione degli ecosistemi soprattutto dopo quanto accaduto a COP26.

Global Thinking Foundation:  Evento annuale tra finanza sostenibile e Cop26

Essere precursori su certi argomenti non basta, bisogna avere l’ardire di tirare le somme e andare avanti per ambire a mete ancora più sfidanti, soprattutto nel no profit filantropico. Non vedo altro modo di vivere la mia vita. E dalla Missione 3 su Istruzione e Ricerca e dalla Missione 5 su Coesione Sociale e Inclusione del PNRR dobbiamo trarre indicazioni definitive per orientare i nostri progetti che, oltre ad avere un impatto sociale misurabile, devono diventare un impegno sociale forte e diffuso tra privati e istituzioni, perché la partita della sostenibilità non prevede tempi supplementari.

Il punto di partenza con il quale ci siamo presentati a COP26 ed a presiedere questo G20 è quello di un Paese che è al 25esimo posto per digitalizzazione su 28 Paesi dell’Unione Europea (indice DESI). È dunque evidente l’errore di sottovalutazione cruciale che stiamo compiendo su un tema al centro del Green New Deal europeo. Implementare le professionalità che potranno gestire la trasformazione tecnologica ed ecologica del Paese vuole dire guardare al mondo del lavoro che cambia ed esige competenze differenti dai lavoratori e dalle lavoratrici, tenendo ben presente che il digitale può offrire alle imprese medie e piccole ottime occasioni di crescita e parternariato e soprattutto consentire alle aziende di diventare più competitive.



Altre indicazioni importanti arrivano dai dati dell’EIGE European Index on Gender Equality 2021 secondo cui l’Italia resta sotto la media europea – praticamente fermi al 14esimo posto dal 2018 – con un deficit sui temi della conoscenza, del lavoro e dell’educazione. Sono stati fatti passi avanti nella salute e nella rappresentanza politica, ma siamo il Paese con il più basso numero di laureati in Europa, peggio di noi solo la Romania, ed il più alto tasso di disoccupazione femminile. In virtù di questi dati, la strategia nazionale del Governo per l’intelligenza artificiale e quella sulla parità di genere dovranno tenere conto che la base di partenza è drammaticamente lontana da standard che hanno permesso ad altri Paesi come Francia, Portogallo e Spagna di fare di queste battaglie la migliore opportunità per recuperare crescita economica e welfare sociale.

Rigenerare gli ecosistemi dell’educazione, del lavoro e del digitale vuol dire per noi creare le condizioni migliori per ridurre le disuguaglianze sociali che zavorrano la ripresa economica e dare anche una piena attuazione alla democrazia partecipativa .

L’educazione finanziaria diventa dunque uno strumento imprescindibile per il benessere individuale, per consentire ai cittadini di raggiungere piena emancipazione e libertà economica. Si tratta infatti di un equalizzatore di opportunità attraverso il quale far crescere una nuova generazione più consapevole e preparata ad affrontare scelte di vita che si confrontano con una realtà complessa perché condizionata da una pandemia che ha avuto un costo sociale altissimo.

La riunione di Cop26 si è chiusa promettendo l’apertura di un nuovo dialogo per combattere la crisi climatica tra le due superpotenze, Cina e USA, che maggiormente inquinano e producono CO2. Un approccio che rafforza la speranza che l’obiettivo di mantenere l’aumento della temperatura sotto 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali sia raggiungibile. Bisogna però ricordare anche i furbetti dell’ultima ora, vale a dire Cina e India, che hanno remato contro il comunicato ufficiale, imponendo di sostituire la parola “eliminazione” con “riduzione” dell’uso del carbone.

Tutta questa lista di intenti e buone intenzioni necessita non solo di azioni e riforme politiche ma anche un enorme massa di finanziamenti. Proprio per questo la finanza sostenibile esce da protagonista da queste giornate di COP26 , motivo per il quale abbiamo deciso di porre il nostro Evento Annuale all’interno della Settimana degli Investimenti Sostenibili e Responsabili, organizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile. Il nostro scopo è quello di sottolineare non ci potrà essere transizione verde senza una finanza rispettosa dei criteri ESG, che sono ormai un fenomeno globale trasversale che ha modificato non solo la natura dei prodotti finanziari ma anche l’approccio agli investimenti e le scelte dei risparmiatori.

Una recente ricerca di Deloitte sull’Italia quantifica e traduce il rispetto dei limiti prefissati in 470 mila nuovi posti di lavoro annui e un +3,3% di Pil per i prossimi 50 anni, mentre ammonisce su come una deviazione verso un aumento della temperatura di 3° causerebbe danni economici e ambientali superiori ai 1000 miliardi di euro.

Questa unione di intenti tra finanza verde, Agenda 2030 e sostenibilità è stata ratificata a Glasgow, con “la GFanz, la Glasgow Financial Alliance for net zero” guidata da esponenti della finanza anglosassone di eccellenza come Michael Bloomberg, l’ex Governatore della Banca d’Inghilterra Carney ed altre importanti partnership.

Oltre 450 società in rappresentanza di 50 Paesi si sono impegnate per fornire supporto finanziario alla transizione energetica nei prossimi 30 anni ed al contempo hanno definito un’azione concreta nel tagliare in modo significativo le emissioni dannose da subito per arrivare a zero entro il 2050. Con la supervisione del G20, questo gruppo dovrà però dimostrare di essere anche capace di mettere un freno ai finanziamenti alle fonti fossili e sarà proprio questa la priorità, insieme al sostegno ai Paesi emergenti, al centro di un’azione pianificata di grande rilevanza e molto ardua.

Chi esce vincente da questo dibattito è e rimane un intento fattivo per un cambio di paradigma verso i dettami dell’economia circolare, che rappresenta la base per cambiare culturalmente un mondo globalizzato alla ricerca di una nuova bussola per la sopravvivenza. Siamo certi che sia fondamentale unirci per affrontare, con coscienza ed etica, una transizione energetica ed ambientale più che mai necessaria, che porterà a benefici diffusi ed ad una redistribuzione delle opportunità di partecipazione sociale. Educazione e lavoro sono quindi centrali per una sostenibilità che è progresso collettivo, responsabilità sociale e rispetto delle regole, ma anche della diversità che rafforza e della meraviglia di un ambiente che ci ospiterà con maggiore riconoscenza perché gli avremo dimostrato il rispetto dovuto.

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