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Giornali di carta: spariranno fra uno o 5 anni? Informazione sempre più digitale purchè non sia una giungla

Il destino dei giornali di carta è ormai segnato e in futuro l’informazione sarà tutta digitale ma il mondo del web deve respingere le fake news e trovare stili, contenuti, regole e business model all’altezza della sfida

Giornali di carta: spariranno fra uno o 5 anni? Informazione sempre più digitale purchè non sia  una giungla

Fino dieci anni fa chi immaginava la fine dei giornali di carta veniva preso per profeta di sventure o, nel migliore dei casi, per visionario senza legami con la realtà. Ma il tempo ha fatto giustizia delle illusioni e la crisi dell’editoria tradizionale è stata più veloce di quanto si potesse pensare, così come altrettanto rapida è stata la diffusione dell’informazione online, anche se, come vedremo, non è un mondo fatto solo di rose e fiori.

La caduta verticale dei giornali di carta è stata impressionante, come lo è stato e lo è la scomparsa sempre più impietosa delle edicole. Il giornalismo web ma in molti casi anche i siti e i social media che fungono da aggregatori puramente passivi di notizie hanno, giorno dopo giorno, preso il loro posto. E nulla fa ritenere che si possa tornare indietro. La controprova è facile: i giornali di carta li comprano lettori di media età e anche più avanti negli anni, che non rinunciano al gusto e all’abitudine della carta. Ma tra i giovani chi compra o legge un giornale di carta è una mosca bianca.

Colpa dei costi? Giornali di carta a pagamento e web journal in parte o in tutto gratis? Non è questo il punto cruciale. Forse conta di più l’abitudine all’informazione veloce – fatta, con rare eccezioni, più di notizie o semplicemente di titoli più che di analisi, commenti e approfondimenti – che è ormai una caratteristica fondamentale delle nuove generazioni. La velocità e la quantità delle notizie sembrano valere più della loro affidabilità, della loro qualità e della loro interconnessione che possono aiutarci non solo a sapere che cosa sta succedendo ma a capire la realtà che ci circonda. Sono elementi che fanno riflettere e che richiedono risposte innovative ma che sconsigliano arroganze pedagogiche destinate a sicuro insuccesso.

Quanto può durare una situazione come quella di oggi che vede la diffusione dei giornali di carta sempre più in picchiata e che spinge molti di loro – anche in Italia e anche tra le testate maggiori – a progettare l’abbandono delle edizioni cartacee e la totale riconversione digitale? Secondo quanto riferiva qualche giorno fa “la Repubblica” (di carta!) in una corrispondenza da New York, una risposta – prendendosi tutti i rischi del caso – ha provato a darla il direttore del Los Angeles Times ed ex managing director del Washington Post, Kevin Merida, nel corso del tradizionale appuntamento degli ex alunni della Columbia University. “Io amo la carta – ha esordito Merida – e mi piace averla in mano, sfogliarla, scegliere la sezione da leggere. Mi piace la cura con cui la stampiamo. Però è inutile prenderci in giro: i giornali di carta spariranno tra uno e massimo cinque anni di tempo. La grande maggioranza diventerà solo digitale o chiuderà”.

Già il digitale: è il presente e sarà sempre più il futuro dell’informazione ma la sua non è una strada in discesa. Tutt’altro. I problemi per fare dell’informazione digitale un pilastro della democrazia come i giornali di carta lo sono stati per molto tempo sono tanti ma almeno tre sono ineludibili:

1) la qualità dell’informazione;

2) il business model e la sostenibilità economica;

3) le regole del gioco e la trasparenza delle indicizzazioni.

Informazione digitale: la qualità non è solo scrivere in bella forma ma è attendibilità, intelligenza critica e creatività

Cominciamo col dire una cosa ovvia ma che proprio del tutto ovvia non è: scrivere sul web non è come scrivere sui giornali di carta. Così come leggere sul web non è come leggere le edizioni di carta. È diverso il campo da gioco e se uno non pensa di scrivere solo per se stesso ma punta a raggiungere il maggior numero possibile di lettori deve fare i conti con la tirannia del SEO (il codice che ottimizza l’attività dei motori di ricerca) che regola, attraverso sofisticati algoritmi, l’informazione digitale.

Sul web i titoli diventano di conseguenza meno eleganti e romantici di quelli dei giornali di carta ma più diretti e più essenziali se vogliono catturare l’attenzione di lettori tempestati da un’alluvione di notizie. Il campo da gioco è diverso e bisogna tenerne conto. Ma non è solo un problema di forma e di codici di scrittura. Se i Millennials e la generazione di questo secolo preferiscono i siti e i social ai giornali di carta ci sarà una ragione e bisogna capirla, cercando di conoscere e comprendere le tematiche che interessano i ragazzi e i giovani ma anche le loro modalità di fruizione dell’informazione, a partire dalla velocità e dall’essenzialità ma anche dall’originalità delle notizie.

Questo non vuol dire assecondare passivamente le tendenze e i gusti delle nuove generazioni di lettori ma intercettarle senza presunzione e, naturalmente, senza dimenticare i lettori più maturi che sul web ci vanno eccome. Bandire le fake news e introdurre sempre elementi critici che stimolino la riflessione sono le prime cose da fare ma non le sole. Alla fine la qualità paga e anche il lettore meno esperto prima o poi capisce se l’informazione è veritiera o no, se è indipendente (che non vuol dire asettica) oppure no, apprezza la competenza se si sviluppa in una forma espressiva chiara e comprensibile ai più e se riesce ad essere – nei temi come nei titoli – accattivante e creativa.

L’informazione digitale: chi la paga?

Anche il miglior sito del mondo non avrà vita lunga se non troverà un business model in grado di assicurargli la sostenibilità economica. Il digital free non può essere eterno e la qualità costa. Ecco perchè i giornali web si orientano sempre più verso l’informazione a pagamento (in tutto o in parte) che integri i proventi della pubblicità che è una mano santa se non diventa – come in molti casi accade – troppo invasiva e tale da infastidire il lettore. Qui però arriva un altro tema molto delicato, sollevato anche da Merida: l’informazione online, se fatta con rigore professionale, merita o no i finanziamenti pubblici? Se lo Stato finanzia agenzie e giornali di carta che da soli non starebbero mai in piedi e che vendono poche migliaia di copie, perchè i siti di informazione online devono essere discriminati? Senza false ipocrisie, è un problema sul tappeto se si vuole un’informazione indipendente e di qualità. E prima o poi andrà affrontato.

Informazione digitale: l’importanza di regolatori indipendenti

Ma il presente e il futuro dell’informazione digitale non possono non fare i conti con le regole del gioco e con la necessità di non affidarle al Far West o a giganti del web che monopolizzano l’informazione e la pubblicità. Partiamo da un problema semplice: perchè il destino di tanti siti nel mondo deve essere affidato alla misteriosa indicizzazione dei grandi motori di ricerca che stabiliscono arbitrariamente – sulla base di algoritmi che nessuno conosce – quali articoli valorizzare e quali no? Dopo anni di lassismo e di compiacenza verso i giganti di Internet, finalmente il Parlamento europeo ha di recente approvato il Digital Services Act che regola l’informazione digitale e che obbligherà i grandi motori a rendere trasparenti gli algoritmi con cui selezionano le notizie da far circolare. Quando avverrà sarà una rivoluzione.

Ma c’è un altro problema, che prima o poi andrà affrontato anche se nessuno ne parla: è giusto che la contabilizzazione delle visite di un sito online, da cui dipendono non poco le inserzioni pubblicitarie, sia affidato a un motore di ricerca privato che, come abbiamo visto, opera secondo criteri arbitrari e misteriosi, o non sarebbe invece il caso di affidarla a un organismo pubblico indipendente come potrebbe essere – per fare un esempio – l’Agcom o l’Antitrust?

Ora l’informazione digitale, pur essendo cresciuta in modo esponenziale, vive ancora il suo confuso stato adolescenziale: deve ancora diventare adulta ma lo diventerà solo se e quando affronterà e risolverà i problemi che stanno sulla sua strada.

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