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Germania, Valensise: “Dopo Merkel nel segno della continuità”

INTERVISTA all’AMBASCIATORE MICHELE VALENSISE, Presidente del Centro italo-tedesco per il dialogo europeo Villa Vigoni – L’identikit dei tre candidati alla Cancelleria e l’effetto del voto tedesco sulla Germania e sull’Europa

Germania, Valensise: “Dopo Merkel nel segno della continuità”

L’ambasciatore Michele Valensise è stato confermato nel novembre dello scorso anno, su proposta congiunta dei governi italiano e tedesco, Presidente del Centro italo-tedesco per il dialogo europeo Villa Vigoni. Diplomatico stimato e riconosciuto, incontra il mondo tedesco nel 1981 quando la nostra ambasciata si trovava a Bonn e di Germanie ce ne erano due. Fino a ricoprire l’incarico di Ambasciatore d’Italia a Berlino tra il 2009 e il 2012. Firstonline lo ha raggiunto per un dialogo sul voto che cambierà non solo il volto della Germania, ma probabilmente avrà effetti anche sull’Europa e sul mondo intero. Ecco la sua intervista.

Ambasciatore, partiamo dai candidati? Il socialdemocratico Olaf Scholz si è rivelato il preferito dal pubblico almeno secondo i sondaggi a caldo condotti da Sat dopo i duelli televisivi, i Triell come sono stati definiti. È sembrata una sorpresa per molti osservatori. Lei cosa ne pensa? Lo è stato anche lei? È tornato il tempo della Socialdemocrazia?

“Sì, tutti i sondaggi indicano che Scholz è avanti a Laschet e Baerbock e che la sua popolarità personale si riverbera sul suo partito, la Spd, fino a poco tempo fa ai minimi storici. Scholz sembra essere riuscito a riconquistare consensi perduti in passato e a rassicurare, con il suo equilibrio, una fascia di elettorato più “centrista”, oggi orfano di Angela Merkel. In ogni caso, quei voti fanno gola. Per questo Olaf Scholz si presenta, con ironia, come “la prossima Cancelliera” e arriva a imitare Merkel persino nei gesti, nel famoso rombo. Sarà interessante vedere come l’approccio di Scholz, misurato e rassicurante, si coniugherà con alcune posizioni più marcate della dirigenza e della base del partito”.

Sempre sui candidati: Annalena Baerbock al momento della presentazione della sua candidatura sembrava in grande ascesa. Anche perché portatrice verace delle questioni legate al clima e ai suoi tragici sconvolgimenti di cui la Germania ha pagato un prezzo caro coni suoi 180 morti provocati dall’alluvione di agosto. Che cosa è accaduto poi? Dove ha sbagliato a suo parere? 

“Annalena Baerbock è una donna preparata e determinata. All’atto della sua designazione come candidata dei Verdi alla Cancelleria federale aveva suscitato molto interesse, anche per l’efficienza del processo di selezione in seno al partito. Non credo che sia stata penalizzata dalle gravi inondazioni di questa estate, anzi il disastro è un forte richiamo all’importanza delle politiche di preservazione dell’ambiente sostenute dai Grünen. Lo è stata invece da qualche suo errori personale, che ne hanno appannato un po’ l’immagine: tesi di laurea copiata, irregolarità amministrative, curriculum vitae ritoccato. In Germania sono colpe più gravi che da noi”.

Infine Armin Laschet: cosa pensa di lui? I Cristiano-Democratici hanno sbagliato a scegliere il loro campione come può apparire dai sondaggi? 

“Obiettivamente si è dimostrato più debole delle attese e con lui la Cdu oggi è ai minimi storici. La selezione del candidato alla Cancelleria è stata dura, lunga ma in sostanza lineare. Forse l’appoggio di Merkel poteva essere più deciso e sicuramente qualche critica, più o meno velata, di Söder nei suoi confronti non l’ha aiutato”.

E veniamo alla Germania: quale Paese lascia in eredità Angela Merkel? Quali sono i punti forti di questo Paese all’alba dei nuovi tempi imposti dalla pandemia? E quali quelli deboli? 

“Dopo sedici anni di governo ininterrotto di Merkel, anche se con due diverse coalizioni, oggi la Germania è pronta all’avvicendamento alla Cancelleria. È meno disposta a cambiare la politica di Angela Merkel. È prevedibile una buona dose di continuità, in un Paese in cui la maggioranza della popolazione si dichiara sostanzialmente soddisfatta della propria posizione economica. Per contro, ci sono ancora settori nei quali occorre intervenire con decisione per modernizzarli al passo con i tempi (digitalizzazione, infrastrutture etc.). E’ l’agenda di cui si discute in queste settimane e su cui si scriverà (in dettaglio) il programma di governo della prossima coalizione”.

Michele Valensise

Quale giudizio ha lei di Angela Merkel? Qual è stato il suo più grande successo e quale la sua grande sconfitta?

“Anche gli avversari riconoscono alla Cancelliera grande competenza e notevolissima determinazione. I lunghi anni di governo e il suo stile lasceranno certamente il segno, in Germania e in Europa. Proprio in Europa la ricorderemo, sì cauta e a volte troppo temporeggiatrice ma anche capace di instancabili mediazioni e di compromessi necessari per la tenuta della casa comune in momenti tutt’altro che facili per l’Unione. Tra i successi, non dimentichiamo l’ultimo, il determinante sostegno tedesco all’adozione del Recovery plan europeo a luglio 2020. Poi, certo, altri passi sulla via di una maggiore integrazione europea avrebbero potuto essere compiuti con più slancio dal primo Paese europeo. Ma il bilancio presenta più luci che ombre”.

Alcuni osservatori riflettevano fino a qualche mese fa che l’Europa avrebbe acquistato una vera identità politica solo se la Germania avesse accettato di assumerne la leadership, se cioè avesse acconsentito di riconoscersi come  il cuore di essa, per forza e grandezza. Lei ha mai avuto questo pensiero? Se sì, vale ancora dopo l’uscita di scena di Merkel? 

“È l’eterno interrogativo se in Europa la Germania faccia troppo oppure troppo poco. Qualcuno arriva anche a criticarla contemporaneamente per le due ragioni opposte: non ci piace perché è dominante e non ci piace perché è riluttante… Forse è meglio mettersi d’accordo prima con se stessi. La linea migliore per i tedeschi e per gli europei è quella di una responsabilità all’altezza del peso della Germania e della sua posizione centrale e nevralgica in Europa e allo stesso tempo attenta alle esigenze di solidarietà e coesione in seno all’Ue. Penso che il nuovo governo tedesco si dovrebbe muovere su questa base, naturalmente da declinare in atti concreti che verificheremo”.

Veniamo alla pandemia. Intanto vorrei conoscere il suo giudizio su come è stata gestita in Germania. E poi, a proposito dei europei di  Next Generation Eu, che affidano alla Germania 28 miliardi di euro per accompagnarla fuori dalla pandemia, tutti destinati dal governo tedesco alla transizione ecologica e alla digitalizzazione: ha avuto peso questo tema nel dibattito elettorale? Oppure  ne hanno prevalso altri? E sempre sui temi elettorali: la politica estera è stata la grande assente. Normale secondo lei? 

“La gestione della pandemia ha avuto anche lì alti e bassi, in particolare con qualche frizione di troppo tra governo federale e Länder. In generale però le cose sono andate abbastanza bene, sia nella fase della prima emergenza sia dopo, grazie anche a un sistema sanitario strutturato, capace di arginare bene l’ondata iniziale.Quanto ai fondi Next Generation EU, la campagna elettorale si è concentrata specie sul tema, molto sentito, della transizione ecologica, delle sue modalità e dei suoi costi. La politica estera è restata in effetti in secondo piano, però giovedì sera nell’ultimo confronto pre-elettorale i leader hanno abbordato anche l’attualità internazionale”.

Infine presidente: qual è in questo momento lo stato dei rapporti fra la Germania e il nostro Paese? E quale ruolo ha il Centro che lei dirige nel tessere i rapporti che li legano? 

“I rapporti sono strettissimi, le economie integrate, il dialogo politico intenso. La Germania è il nostro primo partner in Europa, eppure c’è ancora molto spazio per rafforzare le relazioni. Villa Vigoni, centro italo-tedesco per il dialogo europeo, che ho l’onore di presiedere, è uno strumento originale, essendo completamente bi-nazionale dal punto di vista dell’indirizzo e della gestione. Non siamo un centro di ricerca, siamo una piattaforma di incontro, di scambio di conoscenze e di iniziative di collaborazione tra Italia e Germania in campo accademico, politico ed economico. E abbiamo lo sguardo proteso ai vantaggi che l’ulteriore sinergia tra i nostri due Paesi può produrre non solo a livello bilaterale ma anche sul piano europeo: un obiettivo importante, per il quale continueremo a lavorare con impegno e entusiasmo”.

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