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Gaza: ostaggi liberi fra poche ore, controesodo di 500 mila palestinesi. Trump al Summit per la pace

Sia Hamas sia il coordinatore hanno dichiarato che la liberazione degli ostaggi, detenuti a Gaza da 735 giorni, ci sarà lunedì. Intanto Isralele sta spostando 250 detenuti. Lunedì pomeriggio attesa la storica firma per la pace a Sharm. Poi si passerà alla fase due dell’accordo, che si preannuncia più complicata

Gaza: ostaggi liberi fra poche ore, controesodo di 500 mila palestinesi. Trump al Summit per la pace

Il rilascio dei 48 ostaggi detenuti dai militanti palestinesi a Gaza da 735 giorni inizierà domattina entro mezzogiorno. Lo ha detto un funzionario di Hamas in un’intervista alla Afp. “In base all’accordo firmato, lo scambio di prigionieri inizierà lunedì mattina come concordato”, ha dichiarato l’alto funzionario di Hamas, Osama Hamdan. Lo ha confermato anche il coordinatore, Gal Hirsch, in un messaggio alle famiglie. “Sono stati completati i preparativi per il rimpatrio degli ostaggi vivi nella Striscia di Gaza, nel campo di Reim, negli ospedali e, in generale, nelle strutture governative” ha detto Hirsch parlando dei 20 rapiti che si ritiene siano ancora in vita. Per quanto riguarda i morti, circa 28, sono stati completati i preparativi per il rimpatrio delle salme che saranno trasferite “in modo rispettoso” all’istituto di Medicina legale per l’identificazione dei resti. Non è detto però che tutti i corpi possano essere localizzati immediatamente

Intanto, dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco e il parziale ritiro dell’Idf, le autorità israeliane hanno radunato in due prigioni i circa 250 “detenuti per la sicurezza”, inclusi cioè gli ergastolani, che saranno parte dello scambio. Un gruppo, trasferito nel penitenziario di Ketziot, sarà rilasciato a Gaza attraverso Rafah. Un altro, che andrà in Cisgiordania, si trova nella struttura di Ofer.

Applausi per l’inviato Usa Steve Witkoff, fischi per Netanyahu

A Gerusalemme tante famiglie sono accampate davanti alla Knesset e alla residenza di Benjamin Netanyahu in attesa della liberazione. Nella Piazza degli Ostaggi a Tel Aviv c’era anche l’inviato Usa Steve Witkoff, insieme a Jared Kushner, accolto con applausi, prima di entrare nella biblioteca pubblica Beit Ariella per incontrare le famiglie dei rapiti. Kushner, genero del presidente Usa Donald Trump, era accompagnato dalla moglie Ivanka. L’intervento di Witfoff è stato interrotto dai fischi nel passaggio in cui ha nominato Benjamin Netanyahu.

Witkoff ha anche visitato una base israeliana a Gaza con il capo di Centcom Brad Cooper, per fare il punto sulla task force multinazionale che dovrà monitorare la tregua. L’esercito statunitense avrà il coordinamento della missione a cui parteciperanno probabilmente truppe provenienti da Egitto, Qatar, Turchia ed Emirati Arabi. Ma “questo grande lavoro verrà svolto senza boots on the ground americani“, ha chiarito l’ammiraglio Cooper.

Oltre 500 mila palestinesi stanno facendo ritorno a Gaza, ma non trovano più nulla

Nel frattempo a Gaza prosegue il flusso di ritorno dei palestinesi fuggiti dai combattimenti, circa 500 mila finora. Molti sono arrivati a Gaza City per valutare i danni e decidere se le loro famiglie potranno tornare ma si trovano ad affrontare una dura realtà “Non è rimasto più nulla”, è il racconto ad Al Jazeera. I palestinesi hanno detto di non aver trovato nulla dei loro quartieri e delle zone che un tempo chiamavano casa, non riescono nemmeno a riconoscerle. Molte famiglie hanno anche affermato di non potersi permettere l’elevato prezzo del ritorno al nord, perché due anni di guerra israeliana hanno privato le famiglie di ogni possibile fonte di reddito. Stessa desolazione a Khan Yunis. Secondo il sindaco della città, l’80% del governatorato di Khan Yunis è distrutto. Circa 400.000 tonnellate di macerie ricoprono le strade della città, ha aggiunto Alaa al-Din al-Batta. “Abbiamo inviato nove squadre sul campo per ripulire le strade, ma abbiamo urgente bisogno di mezzi pesanti a causa dell’enorme quantità di detriti che bloccano le strade”, ha dichiarato in una conferenza stampa, ripresa dalla Cnn.

Secondo la protezione civile gestita da Hamas 150 cadaveri sono stati recuperati nelle ultime ore e mancano all’appello altre 9.500 persone. L’Onu intanto ha ricevuto l’autorizzazione di riprendere a consegnare gli aiuti umanitari: 170.000 tonnellate che sono già state posizionate in Giordania ed Egitto.

Il vertice per la Pace domani pomeriggio

Intanto si sta allungando la lista dei partecipanti, domani pomeriggio, al Summit per la Pace che si terrà a Sharm-el-Sheikh. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il suo omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi presiederanno il “vertice di pace” come annunciato ieri sera la presidenza egiziana. La visita del presidente degli Stati Uniti Donald Trump in Israele avrà una durata di circa quattro ore e includerà incontri con il primo ministro Benjamin Netanyahu, con le famiglie degli ostaggi israeliani e un discorso alla Knesset, secondo quanto riportato dall’emittente Channel 12.

Al Summit partecipaeranno “i leader di oltre venti paesi”, si legge nella dichiarazione. L’incontro era stato in precedenza annunciato come la “firma” sul cosiddetto “piano Trump” per Gaza. Ora si legge che avrà l’obiettivo di “porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza, intensificare gli sforzi per raggiungere la pace e la stabilità in Medio Oriente e inaugurare una nuova era di sicurezza e stabilità regionale”.

Gli Stati Uniti hanno invitato l’Iran, come riporta Axios citando alcune fonti, secondo le quali la lista degli invitati include anche la Spagna, il Giappone, l’Azerbaijan, l’Armenia, l’Ungheria, l’India, El Salvador, Cipro, Grecia, Bahrain, Kuwait e Canada. Anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres vi parteciperà, ha fatto sapere un suo portavoce e altrettanto faranno Macron e Starmer. Ci sarà anche la premier italiana Giorgia Meloni. Nelle ultime ore sia Israele sia Hamas hanno fatto sapere che non parteciperanno.

Fase Due: per Hamas il suo disarmo è fuori discussione

Una volta concluso lo scambio dei prigionieri, si potrà passare alla seconda fase dell’accordo di pace, che tuttavia sarà molto più complicata da attuare. Lo ha fatto intendere Hamas a proposito di uno dei punti più controversi del piano, ossia il suo disarmo. “E’ fuori questione, non è negoziabile”, ha fatto sapere una fonte anonima del movimento, mentre un suo responsabile, Basem Naim, ha dichiarato in un’intervista che non ci sarà un disarmo completo, ma si punterà a integrare le milizie all’interno di una struttura militare palestinese. Anche estromettere Hamas dalla Striscia sarà difficile.

Secondo quanto emerso da fonti locali, la fazione ha già richiamato settemila membri delle sue forze di sicurezza per riaffermare il controllo sulle aree di Gaza abbandonate dalle truppe israeliane, nominando cinque nuovi governatori. Alcuni dei quali comandavano le brigate del braccio armato.

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