Donald Trump cala sul tavolo il suo “piano in 21 punti” per Gaza. Un progetto che mescola diplomazia e concessioni, pressioni e promesse, con un l’obiettivo di fermare definitivamente la guerra e ridisegnare il futuro della Striscia. Ma mentre fonti israeliane parlano di un’accettazione di principio da parte di Hamas, dal movimento islamista arrivano smentite.
A margine dell’Assemblea generale dell’Onu, il presidente americano ha presentato il documento ai leader arabi, delineando uno scenario che unisce rilascio di ostaggi, liberazione di prigionieri palestinesi, garanzie politiche e un nuovo assetto di sicurezza internazionale.
Gli ostaggi come punto di partenza
Secondo la Cnn, il piano prevede che tutti gli ostaggi israeliani vengano liberati entro 48 ore dalla firma dell’intesa. Solo dopo, Israele avvierebbe il ritiro graduale delle proprie forze da Gaza. La liberazione sarebbe accompagnata dalla scarcerazione di migliaia di palestinesi, compresi oltre cento ergastolani. Un passo che, nelle intenzioni di Washington, segnerebbe l’inizio della de-escalation.
Hamas diviso tra aperture e smentite
Il quotidiano Haaretz ha rivelato che Hamas avrebbe dato un via libera preliminare al piano, con la mediazione del Qatar. Trump, intanto, punta a chiudere l’accordo direttamente con Benjamin Netanyahu in un incontro a margine dell’Assemblea Onu.
Da Doha, però, arrivano segnali opposti. Al network al-Araby, fonti del movimento hanno dichiarato di “non aver ancora ricevuto il piano”.
Le concessioni sul tavolo
Nei dettagli pubblicati dal canale saudita Al-Hadath e confermati dal Times of Israel, il piano non si limita al nodo ostaggi. Prevede un’ondata di aiuti umanitari sotto il controllo dell’Onu, il disarmo di Hamas affidato a una forza internazionale e l’impegno americano a impedire nuove annessioni in Cisgiordania. Contempla inoltre l’amnistia o l’esilio per i leader del movimento islamista, la creazione di un corridoio di sicurezza attorno a Gaza e il dispiegamento immediato di una forza multinazionale incaricata di garantire l’ordine e addestrare una nuova polizia palestinese.
Gaza dopo la guerra
Il progetto immagina anche il dopo. La Striscia verrebbe affidata a un governo transitorio di tecnocrati palestinesi, supervisionato da un organismo internazionale guidato da Washington insieme a partner arabi ed europei. Sarebbe questo organo a gestire i servizi quotidiani e la ricostruzione, in attesa di una riforma dell’Autorità nazionale palestinese. Solo a quel punto, sottolinea il Times of Israel, potrebbe aprirsi la strada verso uno Stato palestinese riconosciuto, che gli Stati Uniti definiscono “aspirazione legittima del popolo palestinese”.
Ma a Gaza oggi si continua a morire
Mentre la diplomazia tenta di smuoversi, la guerra non si ferma. Nelle ultime ore i raid israeliani hanno provocato oltre 60 vittime. Netanyahu ha difeso le operazioni davanti all’Assemblea dell’Onu, ma gran parte della platea si è svuotata durante il suo discorso. E dall’Iran la guida suprema Ali Khamenei ha rincarato la dose, definendo Israele “il regime più isolato e disprezzato al mondo”.
In questo scenario di fuoco e negoziati, l’offerta di Trump sembra dettagliata abbastanza da sembrare concreta, ma ancora troppo fragile per mancanza di consenso. Sarà la svolta attesa o l’ennesimo tentativo destinato a naufragare?