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GameStop o game over per gli investimenti finanziari di massa?

Il clamoroso caso GameStop può segnare una svolta sui mercati finanziari e riporta alla ribalta l’irrisolto problema della vigilanza, delle regole e dell’adeguatezza dell’informazione finanziaria

GameStop o game over per gli investimenti finanziari di massa?

Ciò che è successo nell’ultima settimana di gennaio – e che il fondatore del social network Reddit ha definito “una rivoluzione partita dal basso”, scatenando la furia della deputata Usa Ocasio Cortez in difesa dei trader retail – è una gigantesca contromossa alle posizioni short (o vendite allo scoperto) aperte da alcuni hedge fund (o fondi speculativi). Su cosa? Su alcuni titoli come GameStop, Nokia, e Blackberry, in seria difficoltà di bilancio per l’obsolescenza del proprio business primario e per l’esigenza di correre ai ripari con ridimensionamento di personale e strutture.

I trader al dettaglio sono ormai oltre sei milioni: si sono coordinati sui social e hanno raddoppiato il proprio numero in una settimana. La loro valanga di ordini ha prodotto per la prima volta nella storia della finanza oscillazioni di prezzo così imponenti da costringere i fondi speculativi a rivedere rapidamente le proprie strategie, che sembravano portare soldi facili. Il rimbalzo delle quotazioni è stato così ampio da procurare forti perdite agli hedge fund: in tre giorni, i prezzi hanno superare la crescita accumulata negli ultimi dieci anni.



C’è da chiedersi se si possa parlare di una democratizzazione della finanza, che grazie ai social ha visto milioni di trader comunicare simultaneamente, soprattutto attraverso il forum WallStreetBets di Reddit, e scambiare le proprie strategie organizzando un attacco sincronizzato. Si tratta di investitori liberi da commissioni capestro, dalle regolamentazioni per gli operatori istituzionali e soprattutto da clienti ai quali rispondere. L’operazione è stata favorita dalla pandemia, che vede milioni di persone chiuse in casa dal lockdown e pronte a scommettere online attraverso opzioni, ossia titoli derivati a leva: strumenti che possono produrre veloci guadagni, ma anche gravi perdite, e che quindi andrebbero maneggiati con cura.

Stiamo parlando soprattutto di millenials, nella fascia d’età 35-40 anni, che hanno destinato dal 5 al 25% del proprio portafoglio a scommesse speculative veicolate attraverso piattaforme di trading sempre più sofisticate e professionali. Tanto che i volumi di trading, trattati alla Borsa di New York, sono raddoppiati in un anno. Quindi, anche se qualcuno parla di Davide contro Golia, la verità è che abbiamo a che fare con una classe media messa a dura prova dalla pandemia che cerca una riscossa sulla Borsa statunitense. Un mercato molto diverso da quello europeo sotto vari aspetti:

  • numero di investitori coinvolti nel trading azionario;
  • elevata capitalizzazione delle azioni trattate;
  • ampia diffusione del trading su piattaforme deregolamentate;
  • liquidità del mercato delle opzioni;
  • liberalizzazione delle normative di controllo;
  • estrema prudenza degli organismi di vigilanza nel non sovvertire un mercato libero.

Una brutta rogna per la neoeletta Janet Yellen, che dopo essere stata la prima donna a guidare la Fed ora è diventata la prima donna alla guida del Tesoro americano. Appena insediata, Yellen ha subito strigliato i senatori, esortandoli ad approvare rapidamente il nuovo pacchetto di aiuti e stimoli all’economia. E mentre crescono le preoccupazioni per l’economia reale, sale anche la valutazione di quella trentina di aziende prese di mira dalla speculazione. Tuttavia, i nuovi valori prodotti da quello che è stato definito un “flashmob finanziario” non rappresentano necessariamente la realtà e neanche la salvezza per queste società, che avrebbero bisogno di cogliere l’attimo con rapidi cambiamenti sul fronte della governance e delle politiche aziendali. In ogni caso, il valore delle azioni subirà senz’altro un livellamento verso prezzi più realistici rispetto ai numeri di bilancio, come succede sempre sui mercati finanziari.

LA CACCIA ALLE STREGHE CHE È UN VICOLO CIECO: I SOCIAL VINCONO

Dopo quanto accaduto, democratici e Repubblicani potrebbero avviare una revisione della Sezione 230 del Communications Decency Act del 1996, la disposizione che limita la responsabilità delle società di social media per “i contenuti che gli utenti scrivono o pubblicano in video”. Già un anno fa l’attuale Presidente Joe Biden disse che la norma andava “revocata immediatamente”.

Nel dettaglio, la legge stabilisce che – ad eccezione di materiali illegali come la pornografia infantile – i social media possono ospitare di tutto e utilizzare i propri standard comunitari per eliminare solo ciò che considerano offensivo. Nella pletora di account fasulli o replicati, l’anonimato (a sua volta garantito dalla legge) alimenta una serie di fenomeni: dalla semplice offesa alla diffamazione, dalla diffusione di fake news al lancio di speculazioni come quella organizzata sulle azioni di GameStop.

D’altra parte, per i social network non sarebbe facile seguire norme più stringenti, come quelle previste dalla regolamentazione bancaria, assicurativa e aziendale (detta Kyc, acronimo inglese per “conosci il tuo cliente”). Si potrebbe però arrivare a un compromesso, ovvero all’implementazione delle norme di riconoscimento elaborate negli ultimi anni per combattere il riciclaggio di denaro, il terrorismo e i finanziamenti illeciti. In ogni caso, le zone d’ombra restano molte e sembra proprio che la vigilanza – soprattutto nei Paesi anglosassoni – rincorra l’evoluzione digitale più che cavalcarla.

A questo punto, non solo Yellen, ma anche la Bce dovrà affrontare una sfida non semplice. Non stiamo parlando di tutela dei risparmiatori, ma di investitori che fanno della speculazione un gioco d’azzardo, mettendo sul piatto una parte delle proprie risorse economiche. Il fenomeno è difficile da arginare, anche perché al contempo non si possono stringere ulteriormente le maglie sui fondi d’investimento, già colpiti da obblighi verso le autorità di vigilanza ben definiti e stringenti, soprattutto in Europa.

Grazie a una normativa attenta e recente, non è agevole per gli investitori italiani gestire speculazioni coordinate tra social e piattaforme di trading, ma ciò non cambia il fatto che le sollecitazioni ad aderire a piattaforme per speculazioni – attraverso opzioni e altri strumenti derivati – siano all’ordine del giorno. Peraltro, alcuni trader operano su piattaforme extra Ue, che restano sotto osservazione.

Ma si sa, il gioco d’azzardo è ammesso per legge in Italia, indipendentemente dall’incremento delle ludopatie. E i rischi dell’azzardo sono gli stessi delle scommesse borsistiche: è sempre stato così, fin dalla bolla dei tulipani della metà del 1600 in Olanda, che ha rappresentato la prima grande crisi finanziaria innescata da strumenti finanziari speculativi. In quattro secoli sono cambiati i prodotti – dai fiori ai videogame – ma l’animo umano è rimasto lo stesso.

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