Condividi

Fusione Saipem-Subsea7 sotto golden power: il governo impone paletti su droni sottomarini e centri strategici

Il Cdm approva la fusione tra Saipem e Subsea7, vincolando la nascita di Saipem7 a paletti su sicurezza energetica, difesa e tecnologie strategiche. Giovedì il voto finale delle assemblee

Fusione Saipem-Subsea7 sotto golden power: il governo impone paletti su droni sottomarini e centri strategici

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera condizionato alla fusione tra Saipem e la norvegese Subsea7, esercitando il golden power, lo strumento che permette allo Stato di proteggere gli asset strategici italiani. La nascita di Saipem7, colosso delle infrastrutture energetiche offshore, è quindi vincolata a una serie di impegni su sicurezza energetica, tecnologica e difesa nazionale.

Secondo quanto riportato da MF-Milano Finanza, il decreto approvato il 18 settembre non blocca l’operazione – considerata strategica per rafforzare Saipem sui mercati internazionali – ma ne fissa alcuni paletti: dal mantenimento in Italia delle attività più sensibili alla tutela dei programmi sui droni subacquei di Trieste, già al centro di un memorandum con Fincantieri. La decisione arriva a pochi giorni dalle assemblee degli azionisti, convocate per giovedì 25 settembre 2025, dove sarà votato il via libera definitivo all’operazione.

Fusione Saipem-Subsea7: i paletti di Palazzo Chigi

Tra le condizioni imposte dal governo spicca il mantenimento in Italia delle attività strategiche, in particolare nei poli di Marghera, Sonsub e Trieste, considerati fondamentali per la sicurezza nazionale. Saipem7 dovrà garantire la continuità dei programmi di ricerca e sviluppo, con focus sulla robotica e sui droni subacquei, e assicurare che il know-how sviluppato per scopi militari resti a disposizione delle Forze Armate e degli operatori italiani, senza possibilità di cessione o trasferimento a terzi.

Non meno rilevante è la priorità sugli interventi nelle infrastrutture energetiche nazionali, oltre all’obbligo di presentare a Palazzo Chigi il piano industriale e strategico aggiornato non appena disponibile. In sostanza, il governo vuole evitare qualsiasi riduzione o dispersione delle capacità tecnologiche, industriali e brevettuali considerate vitali per la sicurezza del Paese.

Saipem-Subsea7: perché la fusione è considerata strategica

Nonostante i vincoli, Roma riconosce l’operazione come “di interesse nazionale”: Saipem7 potrà contare su 21 miliardi di ricavi attesi, un portafoglio ordini da 43 miliardi e una delle flotte offshore e subsea più importanti al mondo. L’operazione consente inoltre sinergie operative, maggiore capacità di investimento e accelerazione dell’innovazione tecnologica.

Sul fronte della governance, la nuova società nascerà con una ripartizione 50/50 tra gli azionisti di Saipem e quelli di Subsea7. Tra i soci principali spiccano Siem Industries (11,8%), Eni (10,6%) e Cdp Equity (6,4%), che insieme controlleranno circa il 29% di Saipem7.

L’amministratore delegato sarà l’attuale ceo di Saipem, Alessandro Puliti, mentre la presidenza andrà al norvegese Kristian Siem. Sono previsti un lock-up di tre anni – cioè un periodo durante il quale gli azionisti non potranno vendere le proprie quote per garantire stabilità alla nuova società – e l’impegno irrevocabile dei soci a sostenere la fusione con voto comune.

Fusione Saipem-Subsea: il ruolo di Fincantieri e i droni subacquei

Resta aperta la partita sui droni sottomarini, cuore tecnologico sensibile della futura Saipem7. Su questo fronte torna in campo Fincantieri, con cui Saipem ha già firmato un memorandum per possibili collaborazioni nel polo di Trieste. Non è esclusa una cessione di asset, che consentirebbe di rafforzare il Polo nazionale della Subacquea sotto l’ombrello del gruppo cantieristico controllato da Cdp.

Un passaggio che permetterebbe di rispettare le condizioni fissate da Roma e, allo stesso tempo, consolidare in Italia una tecnologia strategica che ha applicazioni sia civili sia militari.

Commenta