Non sempre politica ed economia vanno d’accordo ma il nuovo premier francese, Sebastien Lecornu, ha fatto l’unica mossa politica che non solo gli evita la mozione di sfiducia degli opposti populismi ma che può permettere di dare alla Francia un governo, di evitare le elezioni politiche anticipate e di non consegnare il Paese all’estrema destra di Marine Le Pen affossando definitivamente l’Unione europea: aprire le porte ai socialisti. Purtroppo il prezzo politico che Lecornu ha dovuto pagare è alto: la sospensione della riforma delle pensioni fino alle elezioni presidenziali del 2027. Se si considera che la riforma si limitava essenzialmente ad alzare l’età pensionabile da 62 a 64 anni quando in tutta Europa (Italia inclusa) è già a 67 anni e che lo sbilanciamento del sistema previdenziale è la maggiore criticità della finanza pubblica francese, la sospensione della riforma pensionistica non è un buon segnale.
Francia: che effetti avrebbe avuto la mancata soluzione della crisi di governo?
Tuttavia l’alternativa al compromesso Lecornu-socialisti sarebbe stata peggiore, come ha fatto notare il nuovo premio Nobel per l’economia, Philippe Aghion, in un accorato appello della vigilia al Presidente della Repubblica Emmanuel Macron per sospendere la riforma delle pensioni, perché “un’altra sfiducia (che ne sarebbe derivata in assenza di un’apertura alle richieste dei socialisti, ndr) sarebbe drammatica: i tassi d’interesse salirebbero e lo spread si allargherebbe”. È quello che ha pensato anche Lecornu e che Macron ha accettato e la risposta della Borsa di Parigi, che è ieri è stata la migliore di tutta Europa con un rialzo del 2%, sembra dare loro ragione. Fallire la formazione del Governo, lasciare la Francia senza una guida e sciogliere il Parlamento avrebbe verosimilmente aperto le porte a Marine Le Pen e sepolto definitivamente l’Unione europea con grande gioia dello zar russo Vladimir Putin, a cui i populismi francesi di destra e di sinistra si ispirano. È la politica, bellezza.
La Francia mediti sui buoni esempi delle riforme pensionistiche italiane
C’è poi un’altra considerazione che non si può non fare, anche se la sospensione della riforma pensionistica è un pessimo segnale, in quanto l’eventuale vittoria elettorale dell’estrema destra non avrebbe certamente recuperato la riforma previdenziale ma l’avrebbe archiviata per sempre. È grave rinviare la riforma pensionistica al 2027 ma l’impazzimento dei mercati finanziari, il costo per il bilancio francese e il rischio di contagio in tutta Europa sarebbero stati peggiori del male. Questo non vuol dire che i francesi possano nascondere la testa sotto la sabbia e con l’insostenibilità dell’attuale sistema previdenziale alla fine dovranno fare i conti. Prima o poi dovranno convincersi che l’età della Grandeur è finita e che il cosiddetto laboratorio italiano va studiato senza arroganza perché qualche volta può offrire esempi virtuosi come quelli che, dal 1995 ad oggi, hanno garantito con la riforma Dini prima e Fornero poi, un saggio aggiustamento del sistema previdenziale. Anche con il sostegno dei sindacati. In Francia invece è andata diversamente e forse anche a Parigi qualcuno sogna tecnici di grande capacità di governo come Mario Monti o Mario Draghi. Per ora non è stagione, ma in futuro chissà.