Il Lecornu 2 è realtà. Sébastien Lecornu è tornato a Matignon, richiamato da Emmanuel Macron dopo le dimissioni lampo di qualche giorno fa che avevano lasciato la Francia senza governo. Un colloquio di quasi tre ore all’Eliseo ha sancito la svolta. Il presidente gli ha rinnovato la fiducia, il premier ha accettato la sfida.
Trentaquattro ministri compongono il nuovo esecutivo, definito dallo stesso Lecornu “un governo di scopo” con una missione precisa, quella di far approvare la legge di Bilancio entro la fine dell’anno e restituire al Paese una parvenza di stabilità. E’ un governo essenzialmente tecnico con molti esponenti della società civile.
“È stato nominato un governo di scopo, per dare una manovra finanziaria alla Francia entro fine anno” ha scritto su X poco dopo l’annuncio. “Ringrazio le donne e gli uomini che si impegnano in questo governo in tutta libertà, al di là degli interessi personali e di parte. Conta soltanto una cosa, l’interesse del Paese“.
La formazione è arrivata su impulso diretto di Macron, deciso a chiudere la crisi prima della sua partenza per l’Egitto. Ma nonostante la rapidità dell’operazione, le tensioni restano altissime. Le opposizioni si preparano già alla sfiducia, mentre in Parlamento la maggioranza appare ancora tutta da costruire.
Lecornu 2: tra conferme e new entry
Nessun terremoto ai vertici economici e diplomatici. Roland Lescure resta all’Economia, Jean-Noël Barrot confermato agli Esteri. Rachida Dati mantiene la Cultura e Gérald Darmanin continua alla Giustizia.
Il vero scossone arriva invece all’Interno. Fuori Bruno Retailleau, leader dei Républicains che ha scelto di restare fuori dal governo, e dentro Laurent Nuñez, prefetto di polizia di Parigi.
Catherine Vautrin lascia il Lavoro per la Difesa, sostituita da Jean-Pierre Farandou, ex presidente delle Ferrovie. Monique Barbut guiderà la Transizione ecologica, mentre Serge Papin andrà alle Piccole e Medie Imprese e al Turismo. Edouard Geffray prende il posto dell’ex premier Elisabeth Borne all’Istruzione, e Stéphanie Rist diventa ministra della Salute.
Incarichi anche per Amélie de Montchalin (Conti pubblici), Annie Genevard (Agricoltura), Philippe Baptiste (Università e Ricerca) e Marina Ferrari (Sport). Ai Trasporti arriva Philippe Tabarot, mentre Vincent Jeanbrun sarà il nuovo ministro della Città.
Da Matignon la direttiva è quella di un avvio “sobrio” con cerimonie di passaggio di consegne senza stampa né invitati, segno della volontà di mantenere un profilo istituzionale basso in un momento di fragilità politica.
La frattura con i Républicains. Lecornu: “Voglio un governo libero”
Il terremoto politico è esploso dentro i Républicains. L’ingresso di sei ministri del partito nel nuovo esecutivo ha provocato una rottura immediata con la dirigenza, che ha reagito con una decisione drastica. “I membri Lr che hanno accettato di entrare nel governo non possono più rivendicare l’appartenenza ai Républicains” si legge nel comunicato ufficiale diffuso in serata. I sei esponenti coinvolti, Annie Genevard, Rachida Dati, Vincent Jeanbrun, Philippe Tabarot, Sébastien Martin e Nicolas Forissier “cessano immediatamente le loro funzioni nei nostri organi direttivi”.
Il partito ha ribadito che non farà parte del governo Lecornu, pur mantenendo un sostegno “provvedimento per provvedimento”. Una formula di prudenza che equivale, nei fatti, a un appoggio esterno e che lascia il premier in bilico in Parlamento. “In questa fase non sussistono le condizioni per una partecipazione al governo” si legge ancora nella nota approvata “a larga maggioranza” dall’ufficio politico.
La tensione resta alta anche perché la Costituzione consente, in casi eccezionali, la nomina del solo ministro dell’Economia per garantire la presentazione della legge finanziaria. Ma Lecornu ha scelto di giocare d’anticipo, varando un esecutivo completo per mostrare solidità e determinazione.
“Voglio un governo libero, non imprigionato dai partiti” ha dichiarato il premier, rivendicando la necessità di “porre fine a questa instabilità, dannosa per l’immagine della Francia e per i suoi interessi“.
Una missione ad alto rischio
Lecornu sa di giocarsi tutto. “Accetto – per dovere – la missione affidatami dal Presidente della Repubblica di fare tutto il possibile per dotare la Francia di un budget entro fine anno e di affrontare i problemi quotidiani dei nostri connazionali”, ha scritto su X.
Ma la sfida resta titanica. Il Rassemblement National di Jordan Bardella ha già annunciato una mozione di sfiducia “immediata“, definendo il nuovo governo “uno scherzo di cattivo gusto”. Anche la sinistra, dai socialisti agli ecologisti fino alla France Insoumise, è pronta a unirsi nel voto contrario.
Il primo Consiglio dei ministri si riunirà martedì 14 ottobre, mentre il discorso di politica generale di Lecornu al Parlamento è atteso nel pomeriggio. Sarà il banco di prova decisivo per capire se questo governo “di scopo” potrà davvero durare o se sarà solo l’ennesimo atto di una crisi che, per la Francia, sembra non finire mai.