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Finanza etica contro la finanza autoreferenziale e predatoria

Pubblichiamo l’introduzione di “Finanza etica”, un libro di grande attualità di Ugo Biggeri, Giovanni Ferri, Federica Ielasi, edito da Il Mulino, che oggi è in libreria e che viene presentato alle h 14 all’Università Lumsa di Roma

Finanza etica contro la finanza autoreferenziale e predatoria

L’evidenza dei cambiamenti climatici e soprattutto i rapporti del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC) hanno mostrato come siano necessari interventi drastici per contenere tali cambiamenti entro i due gradi centigradi, come stabilito negli accordi di Parigi. È inoltre assodato che i costi per la collettività connessi ai cambiamenti climatici sarebbero molto maggiori degli investimenti necessari per evitarli.

Oltre al contrasto ai cambiamenti climatici, la comunità internazionale si è impegnata anche sul fronte dei Sustainable Development Goals (SDGs) delle Nazioni Unite, una raccolta di 17 obiettivi globali interconnessi, relativi ad aspetti ambientali, sociali e di parità di genere, progettati per raggiungere un futuro migliore e più sostenibile per tutti.



La crisi pandemica globale ha reso ancora più urgenti tali obiettivi, evidenziando come si dovrebbe investire in misura consistente per favorire la transizione verso un’economia pulita, resiliente, sostenibile e inclusiva.

Anche per questo della finanza sostenibile si sta parlando sempre di più negli ultimi anni, e così pure della finanza etica. I due termini però spesso non sono chiariti o sono sovrapposti e si riferiscono sia a prodotti finanziari sia ad un modo diverso di fare finanza.

A giudizio degli autori mancava un testo accademico che andasse oltre l’elenco di buone pratiche o enunciazioni generali e scendesse in profondità descrivendo come funziona questa nuova interpretazione della finanza. Per circoscrive il campo di lavoro e per aiutare a fare chiarezza abbiamo scelto di scrivere sulla finanza etica, anche se molte delle prassi operative descritte sono attuabili anche nei prodotti di finanza sostenibile.

Nonostante il fatto che i prodotti della finanza sostenibile si avvicinino nello spirito alla finanza etica, la grande e fondamentale differenza è che un intermediario di finanza etica è responsabile, nei confronti della società e dell’ambiente, a 360° e non solo su una parte delle proprie attività. Chiariamo perciò nel volume come l’intermediario di finanza etica che operi correttamente è, per il suo DNA, esente da pratiche di green– o social-washing, che invece si possono presentare per intermediari finanziari tradizionali che, magari, a prodotti effettivamente “sostenibili” ne affiancano altri in contraddizione con la responsabilità sociale o ambientale.

Il testo è organizzato in modo che il primo capitolo, a cura di Pedro Sasia, chiarisce cosa è l’etica e come interagisce con l’agire economico, mentre il secondo affronta come l’etica sia stata applicata alla finanza, nella storia fino al giorno d’oggi. I tre capitoli centrali rappresentano, per così dire, il “blocco motore” della finanza etica: come opera nell’intermediazione finanziaria (con un approfondimento sul microcredito), negli investimenti e quindi nelle sue modalità organizzative. Il capitolo 6 ragiona sulla misura degli impatti, tematica sulla quale si trovano già testi specialistici. Infine, le conclusioni indicano alcune delle sfide future per la finanza etica.

Prima di iniziare è pero importante e opportuna una disamina rapida delle criticità della finanza dato che la finanza etica, e implicitamente con essa la finanza sostenibile, nascono anche da una forte critica alla finanza tradizionale.

Chiariamo subito che non si mette in discussione né l’utilità né l’efficacia della finanza in sé, che rappresenta uno strumento fondamentale per la corretta gestione delle risorse. La finanza ci riguarda tutti: per le nostre azioni quotidiane e per l’influenza enorme che ha sulle scelte politiche e private globalmente e localmente. Al contrario, il problema attuale è che buona parte dell’attuale sistema finanziario ha perso di vista il proprio scopo sociale di favorire l’incontro tra chi ha disponibilità di soldi e chi ne ha bisogno per le proprie attività. Da strumento al servizio dell’economia e per “l’allocazione ottimale delle risorse” nel sistema produttivo, la finanza si è trasformata in un fine in se stesso, con l’unico obiettivo di fare soldi dai soldi. Oggi viviamo il paradosso di un eccesso di liquidità da una parte e contemporaneamente di un’esclusione finanziaria dall’altra. Un esempio tra i molti possibili: tramite gli strumenti derivati posso scommettere sui prezzi del cibo, ma milioni di piccoli contadini – nel Nord come nel Sud del mondo – che quel cibo lo producono non riescono ad avere accesso al credito o ai servizi finanziari. Di più, quella autoreferenzialità ha portato la finanza a operare senza scrupoli alla ricerca di profitti di breve periodo con modalità “predatorie” (si pensi ai mutui subprime) che hanno contribuito ad accrescere le disuguaglianze e l’esclusione sociale, l’esatto opposto di ciò che prometterebbe una “finanza giusta”.

La tensione tra capitalismo finanziario e capitalismo produttivo, già ben descritta da Keynes, oggi è molto più forte e il sistema finanziario presenta enormi incoerenze.

Molto schematicamente queste possono essere sintetizzate in 5 macro aree che sono di seguito brevemente esposte:

  1. La finanza globale è un libero mercato?

Si tratta di un dubbio legittimo dato che il numero di operatori significativi in grado di controllare i principali scambi finanziari sono solo poche decine e direttamente o indirettamente controllano volumi finanziari annuali che si stima siano decine di volte il PIL mondiale. Inoltre, la regolamentazione finanziaria da anni non è proporzionale alle dimensioni degli operatori con un’idea di regolamentazione unica (one size fits all) che non favorisce la diversità degli operatori contribuendo ad aggregazioni che portano ad operatori “troppo grandi per fallire”.

  1. Leve finanziarie fuori controllo e ipertrofia finanziaria

I volumi dei mercati dei derivati, degli scambi valutari sono enormi e difficili da stimare. Di fatto vi è un eccesso di liquidità che si dirige in questi mercati invece che negli investimenti diretti ad attività produttive. Gli effetti leva che si possono ottenere con gli strumenti finanziari e con le prassi correnti possono essere molto elevati dando luogo a rischi sistemici (si pensi ai mutui subprime e al mercato dei credit default swap a essi associati).

  1. Esiste un tema di opacità fiscale

Non solo per le pratiche di ottimizzazione fiscale delle multinazionali, ma anche di elusione fiscale attraverso meccanismi di scatole cinesi e paradisi fiscali. Si tratta di un settore in cui la finanza gioca un ruolo cruciale non solo perché ovviamente utilizzata ma anche perché spesso costruisce attivamente prassi opache. 

  1. Illegalità e finanza

Ovviamente i grandi capitali illegali usano la finanza sfruttandone l’opacità per i loro scopi. Però le stesse grandi società finanziarie sono spesso al centro di scandali su azioni illegali e sono state negli anni colpite da gigantesche multe (per miliardi di euro ciascuna), per attività anticoncorrenziali, distorsione del mercato, riciclaggio di denaro di provenienza illecita (anche dal narcotraffico).

  1. Speculazioni alla velocità della luce

Infine, la speculazione da sempre presente in finanza oggi sta raggiungendo vette preoccupanti grazie all’intelligenza artificiale applicata agli scambi finanziari. Oggi con la fast trading finance si possono effettuare migliaia di operazioni speculative al secondo sfruttando le oscillazioni di mercato reali o addirittura indotte creando volatilità con opzioni binarie. Un’attività speculativa che drena risorse all’economia reale e può causare ricadute pesanti sulla collettività.

Ogni singola operazione legata alle criticità di cui sopra può essere spiegata nella logica finanziaria, ma il complesso delle criticità e soprattutto i volumi di denaro coinvolti allontanano sempre più la finanza dalle utilità che potrebbe direttamente o indirettamente generare per la collettività.

Il tema centrale è il dibattito quello (antico) sulla connessione o meno tra scelte economiche ed impatti socio ambientali. In questo senso la finanza etica rappresenta una nuova critica di fondo al laissez faire: il ruolo “sovra-sociale della finanza” non la rende più neutra rispetto alle ricadute sociali ed ambientali come, ad esempio, la crisi climatica ha dimostrato.

In questo dibattito sta avendo grande influenza nel mondo finanziario l’Enciclica di Papa Francesco Laudato si’ in cui si parla esplicitamente di capacità di misurare gli impatti socio ambientali e di valutare la propria efficienza economica su questi parametri.

Si assiste quindi a un’attenzione nuova ai temi dell’impatto sociale e ambientale da parte degli investitori retail ed istituzionali. Di conseguenza negli ultimi anni molte istituzioni finanziarie si presentano come campioni del green o dell’impact investing spesso però limitandosi a offrire una gamma di prodotti sostenibili o semplicemente parlando di finanza responsabile perché sono stati esclusi dagli investimenti alcuni titoli.

Ecco, se si vuole rendere la finanza sostenibile e affrontare le criticità sopra evidenziate, serve qualcosa di molto più drastico ed efficace. In questa strada da percorrere sicuramente la finanza etica può giocare un ruolo fondamentale. Questo libro ci aiuta a capire come funziona e quali innovazioni ha già generato.

°°°Il libro sarà presentato e discusso il 4 novembre 2021 dalle 14 alle 16 all’Università Lumsa, aula 6, via Pompeo Magno 28, Roma

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