A quasi un’ora dalla chiusura delle urne, gli exit poll sul referendum rivelano un leggero vantaggio del No alla riforma della giustizia voluta dal governo e approvata dal parlamento lo scorso ottobre.
Referendum: per exit e Instant poll avanti il No
Il terzo Instant poll di Swg per il TgLa7, stimano il Sì tra il 44 e il 49% e il No tra il 51 e il 55 per cento. Identico il secondo intention poll di Tecnè per il Tg5. I sondaggi non includono però il voto degli italiani all’estero, che potrebbe essere determinante.
Referendum: le prime proiezioni
Cominciano ad arrivare anche le prime proiezioni. Con oltre 26mila sezioni scrutinate su 61.533, il Sì viene dato al 45,23%, il No al 54,77%. Arrivano anche i primi dati degli italiani all’estero: con 8 sezioni scrutinate su 2.207, il Sì è al 50,62% il No al 49,38%.
Referendum: affluenza record per un voto politico
La situazione resta però incerta. Nessuno si aspettava un’affluenza così alta, che secondo i dati sarebbe al 58,91%. La partecipazione più elevata è stata in Toscana (66,28%), la più bassa in Sicilia (46,35%). Una buona notizia per la democrazia che tuttavia rende difficile prevedere con largo anticipo l’esito del referendum confermativo sulla riforma della giustizia, diventato una consultazione sullo stato di salute della maggioranza e dell’opposizione. Un voto tutto politico che va oltre al contenuto della riforma, anche a causa dei numerosi interventi della premier Giorgia Meloni, costretta a “scendere in campo” direttamente, mentre i sondaggi indicavano un forte recupero del No.
Referendum: cosa prevede la riforma della giustizia
Ricordiamo che non c’è quorum, quindi vince chi prende un voto in più. I cittadini hanno scelto se approvare o respingere la legge voluta dal governo e approvata dal Parlamento che riforma la magistratura, modifica sette articoli della Costituzione (87, 102, 104, 105, 106, 107, 110) e prevede tre cambiamenti principali: la separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri, lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura, uno per i magistrati giudicanti e uno per quelli requirenti, con modifiche ai criteri di composizione e selezione dei membri. Il provvedimento stabilisce infine la creazione di un’Alta corte disciplinare che avrà il compito di valutare l’operato dei magistrati (sia giudici che pubblici ministeri).
(Ultimo aggiornamento: ore 16.09 del 23 marzo).
