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Europa e America Latina: crisi e populismi, ecco le differenze

Lo IAI ha organizzato un interessante confronto su “Crisi-giustizia-democrazia per l’Europa e l’America Latina” da cui è emerso che sia le crisi che i populismi dei due continenti presentano, al di là delle apparenze, molte più differenze che somiglianze – Possibili però obiettivi comuni

Europa e America Latina: crisi e populismi, ecco le differenze

“Crisi-giustizia-democrazia per l’Europa e l’America Latina”, il progetto sviluppato dall’Istituto interdisciplinare per le relazioni tra Europa, America Latina e Caraibi (Irelac) in collaborazione con lo IAI (Istituto Affari Internazionali), l’Instituto de Relações Internacionais dell’Università di San Paolo e diverse altre istituzioni accademiche e think tank dei paesi UE ha organizzato alla Casa Internazionale delle Donne a Roma il suo terzo evento. Evento aperto dall’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, Presidente dell’IAI, che ha illustrato le basi e le finalità del progetto, sostenendo che “analizzare gli aspetti comuni non è funzionale a trovare un’unica ricetta ma tutti potremmo avere un vantaggio nel comparare le rispettive esperienze e imparare l’uno dall’altro”.

Riferendosi alla situazione europea Nell Feroci ha aggiunto che “al momento la crescita sta ricominciando, anche se con velocità e tassi di crescita differenti a seconda dei Paesi, ma le conseguenze delle recenti crisi sono ancora in piedi: abbiamo un alto livello di disoccupazione in diversi paesi europei, la povertà resta uno dei problemi principali e la grande disuguaglianza nella distribuzione del reddito sta ancora notevolmente influenzando le nostre società”.



L’evento ha riunito esperti, giornalisti e accademici provenienti da entrambi i fronti, permettendo un confronto di ampio respiro sulle rispettive crisi economiche e sociali e sulla deviazione dalla democrazia e l’insorgere di movimenti populisti-nazionalisti. Il primo a parlare è stato Dimitris Katsikas, docente presso l’Università di Atene, con il compito di illustrare in breve dieci e più anni di di crisi greca da lui stesso definita “la più grande crisi che il mondo sviluppato abbia affrontato” e da cui la Grecia fatica a rialzarsi, sfavorita anche dalle politiche di Austerity.

L’attenzione si è poi spostata poi su Messico, Brasile e Argentina e Maria Antonietta del Tedesco Lins, professoressa all’Università di San Paolo, si è chiesta quanti siano effettivamente i punti in comune tra i due fronti perchè sia valido il confronto. Le crisi in America Latina non sono infatti avvenimenti recenti come in Europa, ma sono state continue e si sono configurate sotto diversi aspetti come la perdita di credibilità delle Istituzioni “Forse c’è qualcosa di sbagliato in noi Brasiliani, non crediamo mai che alla fine ce la faremo, andremo avanti”.

Ma punti in comune emergono, dalle simili conseguenze economiche e sociali di cui il caso greco costituisce uno dei principali esempi, alle restrizioni a cui sono sottoposte le manovre politiche. Perchè benchè l’America Latina non sia in una monetary zone è comunque sottoposta a forti restrizioni dettate dalle priorità nazionali.

Preceduto dall’intervento di Stephan Schlmeister, esponente dell’ Austrian Insistitute of Economic Research of Vienna con un quadro sulla nascita della crisi e l’evoluzione del capitalismo finanziario, Franco Passacantando (ex Banca d’Italia) ha sviluppato il confronto con l’America Latina a cui ha dedicato recenti studi e un manuale (“Italexit, cancellazione del debito e monete parallele:l’attrazione fatale per la situazione argentina”).

”Ora” ha affermato l’ex Managing Director della Banca d’Italia “le due forze politiche maggioritarie nel Paese, Lega e Cinque Stelle hanno utilizzato l’Argentina come un esempio da seguire, il Movimento Cinque Stelle ha proposto il referendum per uscire dall’Europa. Adesso hanno moderato la loro posizione, nessuno parla di lasciare l’Europa”

E se anche se si volessero seguire i passi dell’Argentina, uscire dall’euro e ristrutturare il debito, le differenze probabilmente sarebbero un po’ troppe, come ha  spiegato l’ex Managing Director della Banca d’Italia. L’ammontare del debito italiano è superiore, e i detentori principali che subirebbero le conseguenze di tale manovra politica sono residenti, di cui un 40% costituito da famiglie.

Le proposte di riforma in merito alla moneta dovrebbero invece contemplare che il Sistema dei pagamenti italiano presenti delle caratteristiche comuni a tutta l’Unione Europea mentre introdurre una nuova moneta sarebbe, a dir poco, alquanto difficile. L’ultimo intervento in merito è stato di Christian Ghymers, economista belga, che ha continuato l’analisi tra problemi economici e possibili parallelismi.

Il confronto tra Europa e America Latina si è poi spostato sulle casue e sugli effetti dell’affermazione dei movimenti populisti e la prima voce è stata quella di Kai Lehmann, dall’Università di San Paolo, Brasile:  “Il populismo in America Latina per me non è un fenomeno recente, ma potrei definirlo continuo”. A suo giudizio i fattori chiavi per l’identificazione del movimento populista sono: il bisogno del popolo di figure di potere a cui affidare la propria volontà, la tendenza a guardare i fatti “qui ed ora”, senza prospettive in avanti, il bisogno di preservarsi da qualunque tipo di cambiamento e compromesso. Tutti questi indicatori possono essere riscontrati in diversi paesi dell’America Latina: Honduras, El Salvador, Guatemala. A lui ha fatto eco  l’intervento sulla situazione politica in Brasile e sulle prospettive nei prossimi mesi di Bettina de Souza Guilherme (Parlamentare Europea)

Tornando all’Europa, Eleonora Poli, ricercatrice presso lo IAI, ha a sua volta evidenziato che “ Il populismo è come una scatola che si può riempire con idee diverse. Dunque non si può affermare che il populismo sia giusto o sbagliato. Quello che più differenzia l’Europa dall’America Latina è che il populismo può essere inclusivo ed esclusivo e per il modo in cui si è sviluppato in Europa sfortunatamente è esclusivo, nel senso che si è riproposta questa idea di identità nazionale e regionale contro il resto del mondo.” Le crisi che stanno coinvolgendo l’Europa sono molteplici, come ha sottolineato la Poli, da quella bancaria, al peso del debito pubblico, alla “security crise” ovvero il timore di perdere la propria identità. Inevitabilmente la tensione che si è generata può sfociare in nazionalismo. Ma a questo punto “dovremmo aver imparato nella nostra storia quali sono le conseguenze del nazionalismo, ma non l’abbiamo fatto”.

Tim Oliver (Direttore della Ricerca alla Brexit Analytics) ha esposto, invece, il suo punto di vista sulla Brexit da considerare più che un un risultato di correnti razziste, dato che le adesioni al referendum risultano multirazziali, l’espressione della volontà di sottrarsi alle restrizioni dell’Unione Europea in vista di possibilità di nuovi accordi ad esempio con la Cina o con gli Stati Uniti.

Gli ultimi due interventi del confronto a più voci sono stati quello di Nathalie Tocci (Direttrice dello IAI) e quello dell’Ambasciatore del Brasile Antonio De Aguiar Patriota, che ha ribadito quanto il Brasile costituisca un partner strategico per l’Unione Europea e quanto sia necessario prendere una posizione diversa da quei Paesi che si stanno chiudendo in loro stessi per favorire invece una maggiore cooperazione tra forze politiche e accademici che comporti un beneficio per tutti e non incrementi la rivalità.Tra gli obiettivi da perseguire: l’affermazione della gender equality, che in Bolivia ha raggiunto ottimi risultati, la gestione della rivoluzione demografica e dei flussi migratori verso cui tutti i Paesi hanno responsabilità, la lotta al terrorismo e alle disuguaglianze economiche.

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