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Euler Hermes Italia: report “Mancati pagamenti delle imprese italiane”, mappa regione per regione

Analisi sulle regioni e sui settori del Made in Italy a cura di EULER HERMES ITALIA – La ricerca è sugli andamenti dei pagamenti delle imprese italiane in ogni singola Regione, comprensiva di approfondimento per i diversi settori merceologici (domestic/export) – Il report si basa sul monitoraggio giornaliero dei pagamenti di oltre 450.000 imprese.

Euler Hermes Italia: report “Mancati pagamenti delle imprese italiane”, mappa regione per regione

L’attuale crisi della UE sta condizionando in maniera pesante l’andamento dell’economia mondiale. La decisione dei governi di adottare politiche di austerità e contrazione dei bilanci sta riducendo la domanda globale e, quindi, la crescita. Il debito pubblico nell’economie avanzate è ai massimi storici, frutto anche dell’introduzione delle necessarie riforme e regole vincolanti per il sistema finanziario all’origine della crisi mondiale del 2008-2009. La globalizzazione ha inoltre stravolto la mappa economica planetaria, trasferendo da Occidente a Oriente ricchezza, potere, commerci e forza lavoro. Poche le eccezioni come quella dell’economia della regione sub-sahariana, in crescita nel 2012 agli stessi ritmi dell’anno precedente.

L’economia dei Paesi dell’est asiatico quest’anno crescerà a un ritmo più basso per la prima volta dal 2001 mentre la crescita degli Usa è insufficiente sia a far ripartire l’economia globale, sia a ridurre in modo significativo il tasso di disoccupazione. Le stime sull’economia tedesca e francese per l’anno in corso sono ancora in positivo (+0,8% e +0,1% rispettivamente), mentre, la Gran Bretagna dovrebbe finire in recessione. Le previsioni dei maggiori istituti di ricerca sul Prodotto Interno Lordo italiano indicano per il 2012 una contrazione del 2,3/2,4%, sottolineando anche il basso livello di produttività di un’economia per ora trainata solo dall’export. Secondo il Fondo Monetario tra il giugno 2011 e quello 2012, l’Italia ha perso 235 miliardi di euro di investimenti (15% del Pil), impegnata a rafforzare la sostenibilità di bilancio a fronte di un rapporto debito-Pil ora attestato al 123%, picco storico dal 1995.

Sul fronte imprenditoriale, l’eccesso di capacità produttiva pervade ancora molti settori assieme al rischio di desertificazione industriale per alcune aree del Paese, come quella meridionale. I finanziamenti a rischio sono cresciuti del 140% rispetto al 2008 e la stretta del credito prosegue. La cassa integrazione è cresciuta dell’8,9% nei primi nove mesi dell’anno. Poco meno della metà delle imprese italiane chiude entro i 5 anni di vita, sconfitte da un ambiente troppo spesso ostile all’iniziativa economica. Ciononostante, l’industria italiana continua a valere direttamente e indirettamente un terzo del Pil nazionale e fornisce al paese il 78% delle sue esportazioni.

Secondo stime Cnr-Itia su dati Ice e Eurostat, il Paese è tra i primi cinque posti a livello mondiale per produzione manifatturiera pro capite, secondo in Europa per diversificazione geografica dell’export e leader mondiale di export per 249 nicchie di prodotto. È difficile in questa situazione identificare i punti di svolta in brevissimo tempo, ma il 2013 dovrebbe essere comunque un anno di ripresa, anche se il motore dell’economia si avvierà lentamente. L’anno prossimo infatti, a causa dell’effetto trascinamento dal 2012, è prevista ancora una leggera contrazione del Pil italiano (comunque inferiore al punto in percentuale), mentre il 2014 e 2015 dovrebbero rivedere il segno positivo. La decelerazione della crescita economica nazionale si riflette sull’andamento dei mancati pagamenti delle imprese italiane.

Dopo i primi nove mesi del 2012, il numero dei mancati pagamenti (frequenza) nel mercato interno è cresciuto del 25% rispetto allo stesso periodo del 2011, mentre l’importo medio (severità) resta invariato. Le difficoltà di accesso al credito e il calo dei consumi con la conseguente dilatazione dei tempi di pagamento, inducono le aziende a non onorare i propri impegni, generando un impatto negativo sul credito interaziendale. Nonostante l’incremento dei mancati pagamenti, sia la numerosità sia gli importi medi restano decisamente inferiori alla crisi del 2008. Seppur con un trend inferiore, a settembre, anche il mercato Export segna un incremento degli incagli dei pagamenti, registrando la crescita sia della frequenza (+ 5%) che della severità (+9%).

Dando uno sguardo ai settori, l’edilizia prosegue nel trend negativo che dura ormai da alcuni esercizi e il settore agroalimentare, nonostante le caratteristiche anticicliche, risente anch’esso del calo dei consumi, delle inefficienze della catena distributiva e della crescita dei costi per le imprese agricole. Nella filiera della pelle, le calzature risentono all’interno del ridotto potere d’acquisto delle famiglie italiane, mentre il cuoio e la concia in genere, sono riusciti ad agganciare importanti ordini da parte di “maison” estere del lusso. La meccanica si difende, specie all’estero, grazie alla specificità della produzione ad alto valore aggiunto e spesso ritagliata sulle esigenze dei clienti.

Andando ad analizzare i territori italiani, gli indicatori dei mancati pagamenti sono in peggioramento per 7 regioni su 10, mentre solo il Friuli li presenta entrambi in miglioramento, grazie alla tenuta dell’export di alcuni distretti. La Lombardia soffre il rallentamento dell’export che sta colpendo le PMI del territorio con un ampio numero di default. Nel Veneto le variazioni ridotte sono dovute al dinamismo di alcuni distretti che puntano su qualità e nuovi mercati, come quello degli occhiali e quello trevigiano del mobile. Al sud, la decelerazione economica del Paese, è ancora più evidente specialmente sulla numerosità dei mancati pagamenti in Basilicata, Sicilia e Sardegna.


Allegati: EHI_report_mancati_pagamenti_agg_3trim_2012.pdf

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