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Elezioni Argentina, trionfo di Javier Milei: crolla il peronismo, Trump lo celebra “vittoria schiacciante”

Con il 40,84% dei voti e un’affluenza ai minimi storici (67,9%), Javier Milei domina le elezioni di medio termine in Argentina. Sconfitta la coalizione peronista. Trump lo esalta: “Vittoria schiacciante per l’Argentina libera”

Elezioni Argentina, trionfo di Javier Milei: crolla il peronismo, Trump lo celebra “vittoria schiacciante”

Javier Milei ribalta i pronostici e conquista la sua più grande vittoria politica da quando è entrato alla Casa Rosada. Alle elezioni legislative di medio termine, il presidente argentino e il suo partito La Libertad Avanza (LLA) hanno ottenuto il 40,84% dei voti, contro il 24,5% della coalizione peronista di centrosinistra Fuerza Patria, consolidando la leadership ultraliberista nel Paese e infliggendo un duro colpo al fronte progressista.

Con un’affluenza al 67,9%, la più bassa dal ritorno alla democrazia nel 1983, il risultato consegna a Milei un Congresso più forte e potenzialmente “riformista come mai nella storia dell’Argentina”, come lui stesso ha dichiarato durante il discorso della vittoria a Buenos Aires.

Solo un mese fa, il presidente argentino sembrava in crisi. A settembre, la sconfitta alle legislative della provincia di Buenos Aires, e la conseguente caduta della Borsa del 13% in un solo giorno, aveva segnato il ritorno del peronismo e messo in discussione la tenuta del suo governo.

“Oggi abbiamo raggiunto un punto di svolta, oggi inizia la costruzione di una grande Argentina“, ha scandito un Milei raggiante davanti a migliaia di sostenitori. “Due argentini su tre non vogliono tornare al passato. Mai più populismo”.

Il nuovo volto del Congresso

Secondo le proiezioni, La Libertad Avanza passa da 37 a 101 deputati alla Camera e da 6 a 20 senatori, superando così la soglia di un terzo dei seggi, sufficiente per blindare i veti presidenziali contro eventuali leggi dell’opposizione. Resta lontana la maggioranza assoluta, ma Milei potrà ora negoziare da una posizione di forza, cercando alleanze con settori del centrodestra, in particolare con il partito PRO dell’ex presidente Mauricio Macri.

La sorpresa più eclatante arriva dalla provincia di Buenos Aires, storica roccaforte peronista, dove LLA ha ribaltato il risultato delle elezioni locali di settembre. In tutto, Milei ha vinto in 16 delle 23 province del Paese, inclusi i grandi centri di Córdoba, Santa Fe, Mendoza e la capitale CABA.

Il sostegno di Trump: “Sta facendo un lavoro straordinario”

A poche ore dai risultati, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in tour in Asia, ha celebrato la vittoria del suo alleato argentino sul suo social Truth: “congratulazioni al presidente Javier Milei per la sua schiacciante vittoria in Argentina. Sta facendo un lavoro straordinario! La nostra fiducia in lui è stata giustificata dal popolo argentino”.

Il legame tra i due leader ultraliberali è ormai consolidato. Nelle settimane precedenti al voto, Trump aveva legato apertamente il destino dei massicci aiuti economici americani, un pacchetto da 20 miliardi di dollari in prestiti e swap valutari, all’esito delle elezioni. “Se Milei perde, non saremo più generosi con l’Argentina”, aveva ammonito il tycoon. La vittoria, dunque, non solo rafforza la posizione politica del presidente argentino, ma anche l’asse ideologico e strategico tra Buenos Aires e Washington.

Milei e la “terapia della motosega” e le sue conseguenze

Da quando è entrato in carica nel dicembre 2023, Milei ha imposto una durissima agenda di austerità, da lui ribattezzata “la terapia della motosega”, tagliando decine di migliaia di posti pubblici, congelando i lavori infrastrutturali e riducendo drasticamente la spesa per sanità, scuola e pensioni. Le sue misure hanno inizialmente spinto milioni di argentini in condizioni di povertà, ma hanno anche ridotto l’inflazione da oltre il 200% a circa il 31% e riportato i conti pubblici verso l’equilibrio.

“Nei primi due anni abbiamo lavorato per impedire che il Paese precipitasse nel caos”, ha detto Milei dal palco della vittoria. “Ora possiamo finalmente discutere le basi per un’Argentina diversa. Dobbiamo consolidare il percorso riformista nei prossimi due anni”.

Il trionfo arriva in un momento difficile per Milei, indebolito da scandali che hanno coinvolto la sorella Karina Milei, accusata di irregolarità negli appalti pubblici, e il candidato Luis Espert, ritiratosi dopo le rivelazioni su finanziamenti illeciti legati al narcotraffico. Nonostante queste ombre, il presidente è riuscito a capitalizzare il consenso di chi vede nella sua leadership l’unica via per rompere definitivamente con il ciclo di fallimenti economici del peronismo.

Un futuro ancora incerto

La vittoria elettorale non cancella le incognite economiche. Il peso argentino resta fragile, le riserve in dollari ai minimi e i mercati scommettono su una svalutazione imminente. Per ora, Milei si gode la sua rivincita. “Abbiamo dimostrato che un’Argentina libera e prospera è possibile”, ha detto chiudendo il suo discorso nella notte di Buenos Aires. “Il futuro è cominciato oggi”.

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