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Elettrodomestici, il settore del Bianco in ripresa: Electrolux cancella la cassa integrazione e torna ad assumere in Italia

Electrolux elimina la cassa integrazione e assume, la produzione italiana del bianco cresce del 5% e il bonus elettrodomestici -se rinnovato – potrebbe consolidare la ripresa. Ma negli Usa Whirlpool taglia i vertici mentre in Europa si discute di un bonus su scala Ue

Elettrodomestici, il settore del Bianco in ripresa: Electrolux cancella la cassa integrazione e torna ad assumere in Italia

No, non è stato il bonus a risvegliare il settore del Bianco – potrebbe però farlo se sarà rinnovato all’inizio anno – ma i primi segni di un recupero cominciano a sentirsi. Con una notizia inaspettata, molto positiva e che riguarda Electroluxla cassa integrazione, da tutti gli stabilimenti italiani, è scomparsa. In pochi mesi, e le linee del gigante svedese sono tornate a girare a pieno ritmo.

Assunzioni e commesse

“Ci sono assunzioni e nuovi contratti a termine – dichiara a FIRSTonline Augustin Breda, della Rsu di Electrolux Italia – la prima a uscire dalla cassa integrazione è stata la fabbrica di cottura di Forlì, quattro mesi fa, poi quella della lavastoviglie di Solaro e addirittura, un mese fa, anche il sito di Porcia delle lavatrici che da tempo soffre la dura competizione dei prodotti di importazione a prezzi molto bassi. E dove è arrivata una commessa per una innovativa lavabiancheria che ha portato assunzioni a termine. Quanto alla fabbrica di frigoriferi da incasso di fascia alta, non ha mai fatto cassa integrazione, la domanda c’è sempre stata“. Una parte delle assunzioni a termine del gruppo si è anche trasformata in assunzioni a tempo indeterminato.

Riprende anche la produzione

Una conferma di questa tendenza, ancora a macchia di leopardo per il settore, viene da Applia Italia secondo la quale la produzione delle fabbriche italiane degli elettrodomestici ha registrato un +5% nei primi nove mesi dell’anno rispetto al 2024. Una fiammata che potrebbe essere stata alimentata sia pure in parte dal bonus? “No perché – risponde Breda – gli incentivi sono partiti solo da poco. E poi perché sono stati venduti in gran parte apparecchi entry level richiesti soprattutto da famiglie a redditi bassi. E dalle fabbriche italiane ormai escono elettrodomestici di fascia medio alta e alta”.

Aspettando il prossimo bonus

Per inciso, una parte delle richieste del bonus non si è tradotta – hanno sottolineato molti retailer – in reali acquisti perché i voucher assegnati scadono dopo 15 giorni se non usati. Sembra che si stia riaprendo le possibilità per chi era in lista d’attesa, di utilizzare i fondi non spesi grazie allo scorrimento delle graduatorie, permettendo a chi non aveva avuto il bonus di ottenerlo, dato che fondi e risorse tornano disponibili. 

Whirlpool, Bitzer taglia ancora teste

Ma se in Italia e Europa, qualcosa si muove in direzione positiva nel mercato degli elettrodomestici, in America pare che sia tutto fermo. E allora cadono le teste. La Whirlpool è sempre meno multinazionale, anzi, con il semi-ritiro anche dall’India, è ridotta ormai ai confini del Nord America e dell’America  Latina. Gli incentivi sotto forma di robusti dazi di Trump non sono serviti. Anzi, i prolungati risultati negativi hanno causato ai vertici clamorose defenestrazioni. 

Marc Bitzer, ceo del gruppo, ha comunicato che sostituirà a partire da gennaio 2026 James Peters, cfo e vicepresidente (il n.2 della Whirlpool). E ha deciso che l’italiano Alessandro Perrucchetti, vicepresidente esecutivo e presidente di Whirlpool Nord America, se ne vada alla fine dell’anno. Bitzer ha deciso anche altri tagli ai vertici dell’azienda. Sempre più potente, sempre più arroccato nel doppio incarico di ceeo e presidente, Bitzer difende, in realtà la sua posizione mentre le azioni registrano un calo significativo del prezzo nell’ultimo anno, passando da un massimo di 135,49 dollari ad azione alla chiusura recente di 68,44 dollari.

Smaltite le scorte del retail

Sulla ripetizione del bonus elettrodomestici così come Aires e Applia Italia, rispettivamente le associazione dei rivenditori e delle industrie, lo hanno in pieno accordo proposto e sembra esserci un consenso trasversale. Tutti chiedono che la misura venga rinnovata quanto prima e che diventi stabile per almeno due anni. Perché – ripetono tutti – i finanziamenti sono stati davvero esigui, meno di 50 milioni di euro. E a suggerne la ripetizione è innanzitutto il fatto che ha consentito alla distribuzione di smaltire resti e scorte dei magazzini, dopo tre anni di stallo delle vendite.

Ora il bonus europeo

“Un altro aspetto positivo è stato il fatto che ha portato nei punti vendita clienti che altrimenti non avrebbero deciso l’acquisto – sostiene Davide Rossi, direttore generale Airesnominato da poco nel board di Eurocommerce, l’assise dei retail europeo – e i clienti che hanno potuto finalmente scoprire le tante innovazioni che sono state introdotte nei modelli più recenti. E proprio per il successo dell’iniziativa italiana, oltre che i positivi risultati di un analogo provvedimento in Portogallo – che ho presentato alla recentissima assemblea generale di Eurocommerce tenutasi a Brxuelles, la proposta di adottare su scala europea il bonus italiano“- Che, non va dimenticato, riguarda solo il made in Europe delle fabbriche che potrebbero finalmente avere un ritorno consistente da una riedizione dell’iniziativa poiché le catene e i gruppi che hanno smaltito le gli invenduti che riempivano i di magazzini, ora dovranno ricostituire le scorte. “E questo, insieme ad un rifinanziamento degli incentivi – sottolinea Rossi – potrebbe contribuire a portare i clienti nel periodo più critico, e cioè i primi mesi dell’anno”.

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