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Effetto Merkel sui mercati: da quando è Cancelliera il Dax cresce del 65%. Stamani prudenza a Milano

Il trionfo della Merkel incoraggia i mercati: da quando (2005) è Cancelliera il Dax ha guadagnato il 65% e i Bund hanno offerto interessi del 40% – Né anti-rigorismo né anti-euro – Anche la Cina torna a correre – Battaglia del budget negli Usa – Prudenza a Piazza Affari stamani – I cinque dossier caldi: Telecom Italia, Mps, Ansaldo Sts, Fiat e Parmalat.

La Borsa tedesca ha guadagnato il 68% dal novembre 2005, cioè da quando Angela Merkel ha assunto la carica di Cancelliere. Nello stesso arco di tempo l’indice Euro Stoxx 50 ha accusato una perdita del 15 %. Finora, nell’era Merkel, i detentori dei Bund hanno accumulato in tutto interessi complessivi per il 40%, accettando in più di un’occasione un rendimento negativo per i titoli a due anni pur di restare entro il porto sicuro di governato da Frau Angela.

Data questa premessa è probabile che i mercati tributino oggi a Merkel l’omaggio di un nuovo record assoluto del Dax, anche se l’indice tedesco, grazie anche agli stimoli della Fed, aveva già festeggiato in anticipo la vittoria scontata della Cdu/Csu. Ma la sorpresa sta nelle dimensioni del successo, tali da ridimensionare il peso del possibile piccolo partner di una Grande Coalizione. Il voto spazza via i sogni di chi sperava in una Germania meno “rigorista” ma anche i timori di un’ondata euroscettica. Cala così il rischio di una stretta della Corte Costituzionale tedesca sul piano Draghi.

Sui mercati valutario , intanto, non si registrano cambiamenti di rilievo. L’euro resta forte, ben al di sopra di quota 1,35 sul dollaro e 134 sullo yen: un problema in più per Mario Draghi, più che scettico sulla forza della ripresa economica dell’eurozona.

IL DRAGO RIPRENDE VELOCITA’

Chiusa la Borsa di Tokyo, tocca alla Cina dare il via alla settimana con una seduta in rialzo.Sale la Borsa di Shanghai +0,6%, fa ancor meglio Hong Kong +1,7%. Il rialzo, in parte, è l’effetto a scoppio ritardato delle decisioni della Fed: le Borse cinesi sono rimaste chiuse giovedì e venerdì scorso.

Ma il Toro ha preso velocità quando, a Bora aperta, sono stati comunicati i dati preliminari dell’indice Pmi, salito a 50,9 dal precedente 50,1. E’ la conferma che l’economia cinese ha ormai ripreso velocità, a poche settimane dal meeting del Pcc sull’economia, che dovrebbe dare il via libera alle riforme per liberalizzare il credito e i servizi. Intanto, domenica è stato pronunciata la condanna all’ergastolo di Bo Xilai, ancor oggi uno dei punti di riferimento della sinistra del partito.

BUDGET E FED NELL’AGENDA DI WALL STREET

Archiviato il voto tedesco, l’attenzione dei mercati torna su Washington, dove infuria la battaglia sul budget e il finanziamento della spesa corrente: tra una settimana il Tesoro potrebbe aver esaurito i quattrini in cassa, ma non c’è accordo tra le forze politiche per evitare uno stop che potrebbe avere serie conseguenze su cnsumi ed occupazione. Anzi, i repubblicani hanno approvato una legge che taglia in maniera sensibili i sussidi ai senza lavoro.

Lo scoglio politico ha convinto la Fed ha rinviare il tapering. In caso di accordo, il taglio tornerà d’attualità: James Bullard, membro della Fed, ha detto venerdì che il tapering potrebbe scattare a fine ottobre.  A proposito di Fed, il presidente Barack Obama ha promesso la nomina del successore di Ben Bernanke all’inizio d’autunno: da oggi ogni giorno può essere buono.

DOSSIER CALDI IN PIAZZA AFFARI

Non mancano i temi forti mentre la navicella del governo, sempre più fragile, affronta la difficile navigazione del Def.

a) La maglia nera della settimana scorsa è andata a Telecom Italia -6%. Il titolo ha risentito maggiormente dell’ipotesi secondo cui Telco potrebbe rinviare le scadenze di alcuni mesi facendo raffreddare l’appeal speculativo sull’azione. Telefonica è alla ricerca della soluzione più indolore e meno costosa per garantirsi il controllo della società. I soci italiani della holding cercano di evitare che la ritirata si trasformi in una nuova ondata di minusvalenze. Secondo gli esperti di Kepler Cheuvreux la cosa migliore per la società sarebbe un aumento di capitale riservato per una cifra attorno ai a 3 miliardi di euro. La richiesta che il presidente Franco Bernabè si accinge a lanciare ai soci, non solo di Telco, potrebbe essere ben superiore. 

b) Chiusura in rosso della settimana anche Banca Mps -1,1%, per cui si annunciano giorni cruciali sul fronte giudiziario (va a processo il caso Alexandria) che su quello della revisione del piano industriale. Domani l’ad Fabrizio Viola illustrerà al Cda una robusta ristrutturazione territoriale che prevede la chiusura di altri 200 sportelli oltre ai 400 già annunciati. Nel nuovo piano, necessario per avere il via libera dalla Ue all’accesso ai Monti bond (senza i quali il Tier 1 dell’istituto scivola al 6,5%) , è previsto anche il taglio dell’esposizione ai derivati e del portafoglio investito in Btp.

c) Grande attenzione ad Ansaldo Sts, mentre prende il via del road show di Enrico Letta negli Usa per sollecitare investimenti nel Bel Paese. La controllata di Finmeccanica è la prima indiziata sul fronte delle privatizzazioni. Venerdì il titolo è stato il più comprato + 2,54%. Nella settimana il titolo ha guadagnato il 4,6% . Oggi si incontrano i rappresentanti delle principali sigle sindacali e il management di Finmeccanica, il cui debito a lungo è stato retrocesso da Moody’s a junk .

d) In settimana Chrysler dovrebbe consegnare alla Sec i documenti per l’avvio del processo dell’Ipo da tenersi entro la fine dell’anno. Uno scenario non gradito a Fiat ma reso necessario dalla distanza di valutazione sul prezzo tra Sergio Marchionne e il fondo Veba del sindacato, titolare del 41,5% del pacchetto. Secondo Philippe Houchois, autorevole analista di Ubs, il processo di Ipo servirà alle parti per fissare un prezzo per le azioni ma non sfocerà necessariamente nella quotazione.

e) Cda di battaglia oggi per Parmalat a due giorni dall’udienza decisiva del procedimento civile relativo all’acquisizione di Lag. Venerdì il pm di Parma Gerardo Laguardia ha detto che mercoledì prossimo la procura ribadirà le richieste di revoca del Cda di Parmalat e di annullamento dell’operazione, forte dell’ultima relazione del commissario ad acta Angelo Manaresi. 

ALLE SPALLE LA SETTIMANA DEI RECORD

L’indice S&P 500 è salito a New York dell’ 1,3% a quota 1,709.91. Dall’inizio di settembre il rialzo è stato del 4.7%. Anche il Dow Jones Industrial Average è salito di 75.03 punti pari allo 0.5 %. Entrambi gli indici hanno superato il 18settembre, in occasione dell’annuncio della Federal Reserve sul rinvio del tapering, il primato assoluto stabilito il 2 agosto. Dai minimi del marzo 2009 il rialzo è del 153%. Il T-bond decennale è arretrato fino al 2,76%.

Fortissime oscillazioni per l’oro che ha chiuso la settimana attorno a 1.330 dollari l’oncia (-33 dollari venerdì) su valori simili a sette giorni prima ma dopo esser salito fino ad un massimo di 1.380. Settimana di rialzi anche in Europa. L’indice Stoxx Europe 600 è salito dello 0,9% a quota 314.2 (+12% da inizio anno) ai massimi dal giugno 2008: settembre (+5,7%) è stato il miglior mese degli ultimi due anni. 

L’indice Eurostoxx50 ha portato a termine una settimana in guadagno del 2,2%, Madrid, nostra diretta concorrente, è salita del 2,4%, Francoforte (+2% circa) si è presentata all’appuntamento elettorale di domenica con il biglietto da visita del nuovo record storico. Nel corso della settimana la Borsa di Milano +2,4% è riuscita a tenere il passo delle altre piazze della zona euro.

MILANO SOTTO IL SEGNO DELLE BANCHE

Il bilancio settimanale di Piazza Affari, circoscritto alle nostre blue chip, è brillante con 36 azioni in rialzo e soltanto 4 azioni in ribasso. Balza all’occhio l’ottimo andamento dei titoli finanziari: Ubi Banca è il miglior titolo della settimana con un +7%, secondo in Europa al solo Banco de Santander +9,1%. Sul podio sale anche Mediobanca +5,1%, premiata dai risultati. Tra le top ten figurano anche Azimut +4,5%, Intesa Sanpaolo +4,4% e Banco Popolare +4,3%. 

Buoni risultati anche per Exor +4,8%, Snam+4,6%, Buzzi +4,6% e Tenaris +4,2%. Le prese di profitto hanno invece penalizzato Mediaset (-2,8%), reduce da una performance stellare da inizio 2013 (+110%). MA venerdì il titolo è rimbalzato +1,73% grazie a Morgan Stanley che ha alzato il target price da 2,15 euro a 3,65 euro ( equalweight) sottolineando che la pubblicità televisiva italiana è oltre il 30% al di sotto dei livelli medi. In terreno negativo anche Enel Green Power, -1%.

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