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Educazione finanziaria, indispensabile un salto di qualità

Di fronte alla complessità dei prodotti finanziari e alla gestione affidata al risparmio privato di aspetti crescenti del welfare l’Italia deve raggiungere un livello di educazione finanziaria molto superiore a quello attuale – Banca d’Italia, Consob e Abi si stanno già muovendo ma – come sostiene in questo intervento il direttore di Assopopolari – occorre che “tutte le banche e le istituzioni finanziarie non manchino all’appello”

Educazione finanziaria, indispensabile un salto di qualità

Se l’educazione finanziaria è sempre stata importante, perché consente agli individui, alle famiglie e alle imprese di compiere scelte finanziarie consapevoli, la sua importanza è cresciuta negli anni recenti per due motivi principali: l’accresciuta complessità dei prodotti bancari e finanziari; il fatto che gli individui debbono oggi far fronte con i propri risparmi a questioni, come quella previdenziale, un tempo affidate all’intervento pubblico.

Fino agli anni ‘80 i sistemi bancari e finanziari erano rimasti piuttosto stabili nella conformazione che avevano assunto negli anni Trenta, a seguito dell’emanazione delle leggi bancarie e finanziarie che erano intervenute in ogni Paese. I fenomeni di deregolamentazione e liberalizzazione hanno invece caratterizzato i decenni a noi più vicini. In tale contesto, alla relativa semplicità precedentemente in essere sono subentrati prodotti bancari e finanziari sempre più complessi. Basti, ad esempio, pensare agli strumenti derivati, un tempo pressoché inesistenti e oggi alla portata di qualsiasi investitore, o ai prodotti della finanza strutturata, o anche ai prodotti bancari che mischiano servizi assicurativi e di gestione del risparmio con i servizi di pagamento tipici del deposito tradizionale. La complessità di molti di questi prodotti presuppone livelli di educazione finanziaria ben al di là di quelli che si osservano di solito.

A ciò si aggiunge il fatto che la riduzione dell’intervento pubblico nell’economia, specie mediante il welfare, affida ai risparmi privati la risposta a esigenze di varia natura, in primis di natura previdenziale ma non solo. Perciò, ad esempio, la mera sostituzione parziale della pensione pubblica con schemi pensionistici privati richiede di potenziare il livello di educazione finanziaria di ampie fasce di cittadini. In assenza di ciò, larga parte della popolazione potrebbe ritrovarsi a soffrire un disallineamento tra le proprie esigenze concrete e i frutti delle scelte finanziarie compiute.

Ma come è messa l’Italia di fronte a queste sfide? Uno studio recente di Leora Klapper e Peter van Oudheusden, della Banca Mondiale, assieme ad Annamaria Lusardi, della George Washington University, fornisce dati che fanno preoccupare. Nella loro lista di 143 Paesi, il livello di educazione finanziaria dell’Italia si colloca al 62° posto. Il nostro paese ha un punteggio di 37 che si confronta con quello massimo di 71 (Danimarca, Norvegia e Svezia) ed è appena uguale al valore medio di tutti i Paesi considerati, che nella generalità hanno sviluppo economico inferiore al nostro. Per di più, restringendo il confronto ai soli Paesi dell’Unione Europea l’Italia è al 24° posto su 28 Paesi: peggio di noi fanno solo Bulgaria, Cipro, Portogallo e Romania. E, nell’ambito dei 19 Paesi dell’Eurozona, siamo al 17° posto, seguiti solo da Cipro e Portogallo.

Dunque, a prescindere dalle polemiche emerse sul grado di consapevolezza nei casi in cui i nostri risparmiatori hanno subito perdite (si pensi ai bond argentini o Parmalat di molti anni fa’ o ai titoli subordinati delle quattro banche oggetto di risoluzione a novembre scorso), per il Paese esiste un problema di educazione finanziaria inadeguata al nostro livello di sviluppo e alle sfide poste dal contesto attuale.
Come fare a rimediare? Di certo occorre distinguere una prospettiva di breve e una di medio-lungo periodo. Nel medio-lungo, la scuola ai suoi vari livelli è l’istituzione ideale ove convogliare uno sforzo per accrescere, fin dalla tenera età, la consapevolezza dei comportamenti finanziari. Ma, alla luce della situazione così insoddisfacente evidenziata sopra, paiono necessari anche interventi sulla popolazione adulta. Il sistema finanziario italiano, a partire dalle Autorità di settore (Banca d’Italia e Consob) e dall’ABI, si sta già muovendo in questo senso. È opportuno che tutte le banche e le istituzioni finanziarie non manchino all’appello.

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