Condividi

Economia, l’Europa tiene ma il quadro è incerto. Ref Ricerche: “Verso un autunno difficile”

Nella prima parte dell’anno, Ref Ricerche spiega che l’eurozona ha continuato a crescere, recuperando il gap rispetto ai livelli pre-crisi. Ma nei prossimi mesi il quadro rimane incerto

Economia, l’Europa tiene ma il quadro è incerto. Ref Ricerche: “Verso un autunno difficile”

Nonostante il quadro geopolitico, la congiuntura europea ha tenuto sino all’estate recuperando il gap rispetto ai livelli pre-crisi. Tuttavia, rispetto a questo percorso si sono frapposti alcuni ostacoli, soprattutto legati all’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche e all’accelerazione dell’inflazione andando ad anticipare una fase difficile nel periodo autunnale. Lo scrive il centro d’analisi Ref Ricerche nella sua ultima nota sulla congiuntura economica.

Economia europea: l’Italia non è la peggiore

Il Pil nel secondo trimestre ha evidenziato per il complesso dell’area una variazione dello 0.6%, 3.9 la dinamica tendenziale. Il Pil dell’area supera oramai i livelli precrisi dell’1,2%; fra le principali economie, quella in maggiore ritardo è la Spagna, che ha pagato la specializzazione nelle attività legate al turismo, il cui recupero si è comunque protratto nel periodo estivo. L’Italia per una volta non è fanalino di coda grazie soprattutto alle costruzioni, che hanno beneficiato dei provvedimenti della politica di bilancio (i superbonus e la ripresa delle opere pubbliche), ma anche grazie alla bassa specializzazione nel settore dell’auto, che ha invece influenzato la Germania, a seguito delle difficoltà legate alla mancanza di microchip. Nel complesso, spiega il centro studi, sino al terzo trimestre i Paesi europei hanno protratto la fase di recupero, grazie principalmente alle riaperture delle attività soggette a misure di distanziamento. Tuttavia, rispetto a questo percorso si sono frapposti alcuni ostacoli, soprattutto legati all’aumento dei prezzi delle materie prime energetiche e all’accelerazione dell’inflazione.

In estate azzerato l’extra-risparmio delle famiglie

Nonostante l’impennata dell’inflazione, le famiglie hanno aumentato i consumi di servizi assecondando la fase delle riaperture nei settori soggetti a restrizione. Data la caduta del potere d’acquisto dello stesso periodo, i consumi sono stati finanziati attraverso l’eccesso di risparmio che si era formato nel periodo della crisi.

Difatti, le famiglie europee nei due anni passati avevano incrementato molto il livello dei rispettivi risparmi in quanto il reddito disponibile era rimasto relativamente stabile, grazie soprattutto ai trasferimenti dal bilancio pubblico, a fronte della riduzione dei consumi legata alle misure di distanziamento.

Ma probabilmente il tasso di risparmio delle famiglie in estate si è portato al di sotto dei livelli precrisi. La tenuta dei consumi ha ridotto soprattutto il flusso di nuovi risparmi detenuti dalle famiglie europee in forma liquida e ha portato quindi a una frenata dell’accumulo di depositi bancari che aveva caratterizzato l’intero periodo della pandemia.

Nel 2022 si allargano le disuguaglianze

L’effetto di stabilizzazione della domanda che può derivare dall’extrarisparmio degli ultimi due anni è comunque circoscritto a una platea di famiglie più abbienti. Se a questo poi si aggiunge che gli aumenti dei prezzi attuali pesano di più sulle famiglie a basso reddito ne deriva anche che nel 2022 si sta determinando un allargamento importante delle diseguaglianze. Non a caso i Governi stanno intervenendo con misure che cercano di sostenere in misura maggiore le famiglie in condizioni di maggiore disagio.

In tutto questo, il clima di fiducia delle famiglie ha evidenziato un peggioramento nella maggiore parte dei Paesi europei. Data la natura di questo shock, che per i Paesi europei è largamente dipendente dai costi delle commodities importate, soprattutto energetiche, anche le imprese sono in difficoltà che si ritrovano strette fra gli aumenti dei costi e l’indebolimento della domanda finale.

Il boom del gas e la frenata dei prezzi delle altre commodities

Il costo dei rincari delle materie prime energetiche per il complesso dell’area euro sarebbe di 500 miliardi di euro, quasi 4 punti di Pil, se i prezzi si stabilizzassero sui valori della scorsa primavera, precedenti il nuovo rialzo di luglio-agosto. Ma da allora le quotazioni di mercato del gas sono più che raddoppiate (sfondando ampiamente i 330 megawattora) e potrebbe non essere finita qui.

Negli ultimi due mesi il peggioramento del quadro congiunturale internazionale e il rafforzamento del cambio del dollaro hanno indotto una frenata piuttosto marcata dei prezzi della maggior parte delle materie prime: in primis i metalli, più legati all’andamento dell’attività produttiva, e poi si sono gradualmente estese anche alle materie prime agricole e alimentari. 

I maggiori prezzi del gas, quindi, provocando un peggioramento delle attese di crescita dell’eurozona, contribuiscono alla frenata dei prezzi delle altre commodities. Tuttavia, la relazione fra i prezzi dell’energia e quelli delle altre commodities non passa soltanto attraverso le attese sulla domanda internazionale. Negli ultimi mesi, a seguito dei forti rincari del prezzo dell’energia, alcune fonderie in Europa hanno arrestato gli impianti. Questo ha interrotto la discesa dei prezzi, e in alcuni casi determinati dei rialzi.

La via dell’indipendenza energetica europea per uscire dalla crisi

Nei prossimi mesi dovrebbero aumentare gli arrivi di gas da altri Paesi. Le strategie di uscita dalla crisi dovranno anche puntare a rafforzare l’indipendenza energetica europea in un orizzonte a uno-due anni, riducendo i consumi di energia, attraverso un cambiamento degli stili di vita, una riduzione dell’intensità energetica del nostro Pil e allargando l’utilizzo di altre fonti.

Dobbiamo correre. I Paesi che prima di altri riusciranno ad accrescere la propria indipendenza energetica sono quelli che vinceranno anche la partita della competizione internazionale. La necessità di fronteggiare l’emergenza riducendo la dipendenza energetica spingerà nel breve in Paesi europei ad adottare misure non coerenti con i programmi della transizione ambientale, ad esempio utilizzando centrali a carbone e nucleari che erano in via di dismissione. Ma è importante anche che gli investimenti nelle rinnovabili accelerino; chi ha già investito nell’autoproduzione di energia sta godendo adesso di un vantaggio incredibile.

Commenta