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E-commerce, il gigante cinese JD.com alla conquista dell’Europa? Cosa ne pensa Kretinsky e come risponderà la Germania

L’acquisizione di Ceconomy da parte del colosso cinese JD.com e le nuove piattaforme di e-commerce: il quotidiano tedesco “Handelsblatt” ha di recente confermato le crescenti perplessità del mondo politico ed economico della Germania. Ma l’allarme tocca anche altri Paesi Ue

E-commerce, il gigante cinese JD.com alla conquista dell’Europa? Cosa ne pensa Kretinsky e come risponderà la Germania

Sulla acquisizione di Ceconomy da parte del gigante cinese JD.com è stato ampiamente scritto su FIRSTonline. Ceconomy, infatti, è la società madre di MediaMarkt (oltre mille negozi, fatturato 22,4 miliardi di euro), il primo rivenditore europeo di elettronica di consumo. Tra le varie informazioni circolate, una in particolare riguarda Fnac-Darty (partecipato da Ceconomy con il 24%) che ha acquisito di recente l’italiana Unieuro. Secondo alcuni media italiani, infatti, JD.Com (fatturato 2024 a 159 miliardi di dollari), avrebbe automaticamente il controllo anche di Fnac-Darty e di Unieuro. Ma ciò non è vero perché il socio di maggioranza con il 28% del capitale delle due società è Daniel Kretinsky, il n.1 europeo del retail. Che, a quanto pare, è molto geloso della sua indipendenza ed è un personaggio che difficilmente si arrende quando c’è da combattere. Sulla vicenda il miliardario ceco ha comunque conservato un silenzio assoluto.

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Il Governo tedesco è contrario?

Der Handelsblatt, il quotidiano economico-finanziario e borsistico dell’élite economica e politica della Germania, ha di recente confermato le crescenti perplessità del mondo politico e economico del Paese. L’autorità garante della concorrenza tedesca ha approvato di recente l’acquisizione ma sicuramente i prossimi mesi vedranno un intervento del governo federale, sollecitato da più parti.

E, a ragione, perché come sta avvenendo anche in altri settori, la strategia dei grandi gruppi cinesi nelle acquisizioni è preoccupante. Ed è quello che i media e e i politici tedeschi hanno più volte sottolineato. “Nella legge tedesca sul commercio estero, nonché, probabilmente, nel controllo delle concentrazioni dell’Ue e nella regolamentazione delle sovvenzioni estere è previsto l’intervento se queste distorcono il mercato interno”, secondo una risposta del ministero degli Affari economici tedesco a una domanda posta da Anne-Mieke Bremer, deputata del partito di sinistra Die Linke.

Quei pasticcioni dei cinesi

Il caso di JD.com presenta, come hanno sottolineato i media tedeschi, un esempio di eccellente velocità nelle consegne poiché i prodotti ordinati online vengono consegnati il giorno stesso dell’ordine o il successivo. Ma presenta anche “bizzarre” contraddizioni. Il vertice europeo della società cinese aveva appena finito di dichiarare che la partnership avrebbe creato un’unica piattaforma di nuova generazione leader in Europa per l’elettronica di consumo, quando subito hanno fatto l’inverso. Il giorno dopo l’annuncio trionfante, l’azienda ha lanciato in Germania Joybuy, una piattaforma di elettronica di consumo concorrente, “proprio sotto il naso della sua futura filiale tedesca”.

Dalle tv agli alimentari

Non solo, ma questa nuova piattaforma è piena di “made in China” di tutti i tipi, dai giocattoli all’elettronica di consumo, dai profumi agli alimentari. Un doppione in buona parte della piattaforma promessa con l’acquisto di MediaMarkt. “Questo non è il futuro dell’e-commerce”, ha affermato Alex Graf, esperto digitale e ceo del fornitore di software per l’e-commerce Spryker. “È sorprendente che un’azienda che si definisce un fornitore di tecnologia leader a livello mondiale presenti un negozio online così mal gestito – ha concluso – la gamma di prodotti è poco sviluppata e l’interfaccia utente è tutt’altro che intuitiva”. Gli esperti tedeschi del settore si sono dichiarati d’accordo nel rilevare questo discutibile “variopinto assortimento”.

Joint-venture mai, vogliono comandare

Lsa, una rivista e blog francesi sempre molto ben informati hanno espresso preoccupazione e allarme. I giganti cinesi, per la loro stessa struttura piramidale, dove le discussioni sono proibite, all’inizio introducono minimi cambiamenti ma successivamente e con inesorabili operazioni schiacciasassi, cambiano strategia. 

Come da queste colonne scriviamo da tempo, favoriscono sempre di più l’arrivo dei prodotti cinesi, usando brand storici europei di qualità per prodotti entry level, delocalizzano lentamente ma progressivamente le produzioni, impongono una ferrea disciplina interna ai manager non-cinesi, volta a chiudere alla stampa qualsiasi contatto se non generici comunicati di marketing.

Allarme in Francia

“Le piattaforme cinesi – sottolinea Lsa – penalizzate dalle tensioni sino-americane e da un mercato interno a mezz’asta, stanno rapidamente espandendo la loro rete in Francia. Una strategia di espansione rischiosa in contrapposizione ai loro predecessori, che si erano presentati come partner delle aziende francesi. Shein, Temu, AliExpress e TikTok Shop, che stanno cercando di diventare distributori come tutti gli altri, stanno sollevando molte paure e domande. A torto o a ragione?”.

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